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Nuovo Governo: altro che promesse, in arrivo una manovra lacrime e sangue?

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Da sinistra in senso orario: Sergio Mattarella, Luigi Di Maio, Matteo Salvini

Nuovo Governo: al Quirinale si preparano per il secondo round di consultazioni. Intanto le trattative tra i partiti continuano febbrili. Salvini va da Mattarella col centrodestra unito, invece di smarcarsi da Berlusconi? Di Maio risponde con la politica dei due forni di andreottiana memoria, aprendo al Partito democratico. E qualcuno addirittura sostiene che dopo gli stracci tra 5 Stelle e centrosinistra, per un redivivo Renzi sia già pronta la poltrona di ministro degli Esteri. Con il presidente emerito Napolitano a tirare le fila per far rientrare il Nazareno nella partita di palazzo Chigi.

Fantapolitica? Forse sì. Ma in questo turbinio di ipotesi ed alchimie, c’è anche chi ricorda alla politica delle promesse elettorali, dalla flat tax al reddito di cittadinanza, un’agenda ben più realistica e sgradevole. Quella dei conti pubblici che vanno sempre peggio. E i maligni aggiungono che per questo motivo forse a palazzo Chigi non vuole andarci nessuno.

L’aumento dell’Iva

Secondo la Cgia di Mestre “il nuovo Governo dovrà predisporre entro la fine di quest’anno una manovra di bilancio da almeno 18,5 miliardi di euro“. Per prima cosa, “bisognerà recuperare 12,4 miliardi per sterilizzare l’aumento dell’Iva, che diversamente scatterà dal 1° gennaio 2019″. Senza queste risorse, l’aliquota Iva attualmente al 10% passerebbe all’11,5%. E quella del 22 salirebbe addirittura al 24,2%.

Il problema del Six pack

In secondo luogo, “servono altri 3,5 miliardi che l’Unione europea ci sta per chiedere, al fine di perseguire il pareggio di bilancio come previsto dal cosiddetto Six pack“.
Di che cosa si tratta? Nel 2017, spiega la Cgia, Bruxelles ci aveva chiesto “una riduzione del rapporto deficit/Pil dello 0,5%. Alla luce degli eventi sismici che hanno colpito il Centro Italia e ai problemi legati ai flussi migratori provenienti dal Nord Africa, alla fine la Commissione europea ha ridotto l’entità della richiesta allo 0,16% del Pil (manovra correttiva di giugno 2017, da 1,6 miliardi)”.

Ma, i conti non quadrano. E “a consuntivo, sembrerebbe esserci uno scostamento di 0,5 punti percentuali rispetto alla correzione richiesta. Anche perché è aumentata ancora la nostra spesa pubblica. Pertanto, la Ue starebbe per chiederci una manovra correttiva da 3,5 miliardi”.

Dagli statali ai carburanti

Infine, da Mestre ricordano che devono saltar fuori altri “2,6 miliardi per coprire una serie di spese non differibili”. Bisognerà aprire il portafoglio e “trovare circa 2 miliardi per il rinnovo del contratto di lavoro degli statali. Ulteriori 500 milioni per spese indifferibili. E altri 140 milioni per evitare l’aumento delle accise sui carburanti a partire dal 1° gennaio 2019”.

Italia al palo

“Sebbene l’anno scorso abbiamo toccato il record di crescita degli ultimi 7 anni, comunque siamo quelli che nella Ue sono cresciuti meno”, ricorda il segretario della Cgia, Renato Mason. “Secondo le previsioni di Bruxelles questa tendenza continuerà anche nel biennio 2018-2019: saremo il Paese europeo con la crescita economica più contenuta. Quest’anno, in particolare, l’aumento del Pil sarà dell’1,5% per scendere all’1,2% nel 2019″. Insomma, nonostante la congiuntura internazionale sia positiva, per Mason “l’Italia fatica a crescere, trascinandosi tutti i problemi che ci affliggono ormai da più decenni”.

La ricetta di Mestre

In questo quadro comunque bisogna tornare a fare investimenti. A maggior ragione, sottolinea la Cgia, se consideriamo che nel periodo 2007-2017 “il nostro Paese ha registrato una caduta verticale di questi ultimi del 21%”. In primo luogo, si deve puntare “sui processi di digitalizzazione del comparto produttivo”. Ed è anche “indispensabile intervenire nella scuola e nella formazione, nei settori ad alta innovazione tecnologica”.

Ma forse il punto chiave è un altro: “La messa in sicurezza del nostro Paese. Secondo i dati Ispra, l’88% dei comuni italiani ha almeno un’area classificata ad elevato rischio idrogeologico. Secondo l’Isi, l’Associazione ingegneria sismica italiana, il 40% delle abitazioni di edilizia residenziale pubblica è ubicata in una zona ad elevato rischio sismico. L’Istat, infine, ci segnala che quasi il 40% dell’acqua va persa a causa dell’obsolescenza della nostra rete acquedottistica pubblica”.
Quindi, anche alla luce di questi numeri, per la Cgia “la messa in sicurezza del nostro Paese è una priorità che va affrontata subito. Sia per evitare tragedie future, ma anche per far girare l’economia e creare nuovi posti di lavoro”.

Nuovo Governo e golden rule

Qualcuno parlerà di libro dei sogni. E ricorderà come la riduzione degli investimenti pubblici degli ultimi anni sia stata causata anche dai vincoli di bilancio imposti da Bruxelles. Ma a Mestre d’altro canto ricordano “che esiste una regola aurea, ancora inutilizzata, che potrebbe consentire ai Paesi Ue di superare questo ostacolo”. Si tratta della cosidetta golden rule. “Una regola di bilancio di semplice enunciazione che, in estrema sintesi, consentirebbe solo agli investimenti pubblici in conto capitale di essere finanziati in disavanzo”.

Ovviamente per la Cgia “l’Italia avrebbe dovuto imporre nell’agenda europea questo argomento, trovare le alleanze e convincere coloro che la pensavano diversamente a cambiare opinione, affinché questa opportunità diventasse parte integrante dell’ordinamento giuridico della Ue”.
Ma la partita rimane aperta. E il nuovo Governo “non potrà esimersi dall’affrontare anche questa questione”.

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