Attualità

Musei: la lezione del Tar e la politica delle scorciatoie

Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo

Musei a guida straniera? No grazie. Almeno secondo la sentenza del Tar del Lazio che ha annullato la nomina di 5 direttori di musei italiani. Tutti cittadini stranieri. Tutti nominati dal ministro della cultura Dario Franceschini su segnalazione di una commissione esaminatrice da lui stesso investita dell’incarico poco meno di due anni fa. Di che musei stiamo parlando? Palazzo ducale di Mantova, Museo archeologico nazionale di Napoli, Museo archeologico nazionale di Taranto, Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, Gallerie Estensi di Modena. Mica poco. Il ministro ha commentato dicendo che la sentenza ci fa fare brutta figura in Europa. Mentre l’ex premier Matteo Renzi ha twittato: “Non abbiamo sbagliato perché abbiamo provato a cambiare i musei. Abbiamo sbagliato perché non abbiamo provato a cambiare i Tar”.  Chi ha ragione? Il Tar Lazio o il ministro, che ha dichiarato che farà ricorso al Consiglio di Stato? O che forse avrà la sua rivincita grazie un emendamento ad hoc appena presentato nella manovra ora in Parlamento, per disinnescare la sentenza del Tar?

Tra carte e baby sitter

Partiamo da due presupposti. Primo: davanti al Tar (tribunale amministrativo regionale) non sono ammesse le prove testimoniali. Cosa significa? Che davanti al Tar parlano solo le “carte”. E che di conseguenza i giudici amministrativi non sono influenzabili dal tono o dalle sfumature di una testimonianza. Il bianco è bianco e il nero è nero. O meglio, “carta canta e villan dorme”. Secondo: quando i nuovi direttori, per la maggior parte stranieri, sono stati nominati dal ministro Franceschini – accolti dal dissenso scomposto di Vittorio Sgarbi che urlava: “li conosco, sono tutti degli incompetenti!” – tutti noi abbiamo avuto un momento di apprensione. Come se avessimo dovuto affidare il nostro bimbo piccolo a una nuova baby sitter, magari inglese o tedesca. E avessimo temuto che potesse succedergli qualcosa di male. Poi (tutti) abbiamo pensato: “Beh, magari questi nuovi arrivati toglieranno un po’ di quella patina provinciale così tipica delle nostre istituzioni”.

Musei, previsioni ed entusiasmo

Antonio Paolucci, già direttore degli Uffizi e oggi dei musei Vaticani prevedeva: “il direttore di un museo è soprattutto un burocrate, non un creativo. Questi stranieri si scontreranno con i sindacati, con i permessi, le leggi 104, le festività soppresse. E soccomberanno sotto la mole della nostra farraginosa legislazione”. Invece pare non sia andata così. I nuovi direttori stranieri si sono subito trovati bene. E hanno trascinato anche gli italiani. Per tutti l’esempio del nuovo direttore-fenomeno della reggia di Caserta, Mauro Felicori, stakanovista sul lavoro, che sta macinando numeri stratosferici di visite e di incassi.

Le ragioni del Tar

Però, se esaminiamo le due sentenze del Tar Lazio, scopriamo che i giudici amministrativi purtroppo non hanno sbagliato. Una legge del 2001 stabilisce che tutti, stranieri e italiani, possano ambire a qualsiasi posto pubblico in italia. A meno che questo non implichi «l’esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri… che attengono alla tutela dell’interesse nazionale». E che i musei italiani attengano alla tutela dell’interesse nazionale c’è scritto addirittura nella nostra Costituzione. L’articolo 9 lo ripete ben due volte: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Oltre a questo, il Tar Lazio scrive che le prove orali delle selezioni sono state non aperte al pubblico, estremamente veloci (nove minuti di media!) e che le graduatorie sono state pasticciate.

Niente scorciatoie, anche per la politica

Ma non è finita qui. Queste recentissime sentenze riguardano solo alcuni dei numerosi ricorsi presentati dagli esclusi al concorso. Per cui nei prossimi mesi, sempre che l’emendamento ad hoc nella manovra non cambi le cose, dovremo attenderci altre bocciature clamorose. Ma allora, di chi è la colpa? Del Tar Lazio, che – probabilmente con la morte nel cuore – ha fatto solo il proprio dovere? O di una politica che incurante delle leggi che dovrebbe ben conoscere, cerca scorciatoie magari per ottenere anche risultati sensati? Intanto questa politica delle scorciatoie anche a fin di bene, caro ministro Franceschini, ha preso una bella bacchettata. La strada resta una sola: le leggi si cambiano in Parlamento o si rispettano. E comunque, a cambiarle dopo una sentenza negativa, non si fa una gran figura.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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