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Da Mario a Mario: Draghi sarà il nuovo Monti?

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Mario Draghi arriverà stamattina alle 12 al Quirinale. In tutta evidenza, per ricevere il mandato di formare un nuovo governo. Questa la notizia. Come mai siamo arrivati a questo punto e, soprattutto, cosa succederà da oggi in poi sono le domande alle quali proveremo a rispondere.

Costantinopoli o Titanic?

Si racconta che, mentre le orde di Maometto II stavano attaccando le mura di Costantinopoli, i governanti bizantini discutevano di quanti angeli potessero trovare posto sulla punta di uno spillo. Altri parlano di discussioni sul sesso degli angeli. Ebbene, sembra che ieri a Montecitorio si discutesse della richiesta di Conte di riservare due ministeri ad Arcuri e Casalino; di quella di Renzi di avere tre ministeri di peso per la sua Italia Viva; e della fiera opposizione di Zingaretti a che qualcuno mettesse in pericolo la poltrona di Gualtieri.

Intanto le vaccinazioni sono quasi ferme (a oltre un mese dal fatidico 27 dicembre solo tra i 600 e i 700mila italiani hanno ricevuto la doppia dose e possono dirsi immuni); i morti per Covid sono sempre attorno ai 500 al giorno; il debito pubblico galoppa attorno al 160% del Pil, che è crollato dell’8,8%; i ristori sono di là da venire; le scuole – appena riaperte – sembra che siano diventate il nuovo cluster del virus; e i posti di lavoro persi a dicembre sono 101mila, di cui 99mila solo per le donne (dati Istat del 1° febbraio).

Colpa di Conte o di Renzi?

Se il secondo (e si spera proprio ultimo) governo Conte ha fatto qualcosa di buono nei 17 mesi della sua durata, la sua fine si è dimostrata completamente ingloriosa. Di chi sia la colpa sarà dibattuto dagli storici: ci sarà chi la darà all’ingordigia di Renzi e chi alla protervia di Conte, che – preso da un raptus di cesarismo – voleva tenere tutto per sé: dalla decisione sul Recovery Plan al controllo dei servizi segreti. Ma dalle dimissioni delle ministre Bellanova e Bonetti alla ricerca dei “responsabili”, dalle giravolte del senatore Vitali alle prese di posizione di Mastella e Tabacci agli italiani non è stato risparmiato nulla.

È come se la narrazione virtuosa degli ultimi mesi, nei quali Giuseppe Conte compariva in tv ad ogni ora del giorno per cambiare i colori delle Regioni, per ammonire contro gli assembramenti o per dare le cifre della pandemia, con sottinteso il messaggio “stiamo lavorando giorno e notte solo per il bene di tutti voi” si sia rivelata un enorme, spaventoso equivoco. Conte, Arcuri, Renzi e persino Casalino stavano lavorando solo e unicamente per tenersi stretto il poco o tanto potere che avevano. Talmente stretto che alla fine la bolla è scoppiata, rivelando che “il re è nudo”.

Le parole di Mattarella

Mattarella non è il nostro presidente. Nel senso che ha lo stigma di essere stato portato al Colle da Renzi. Ma ieri sera, improvvisamente, ha detto quello che tutti sapevamo e che nessuno ci aveva mai detto in modo così chiaro ed evidente: “Sarebbe meglio andare ad elezioni, ma oggi non possiamo permettercelo perché significherebbe che per i prossimi quattro o cinque mesi saremmo in balìa di un governo limitato agli affari correnti, e entro aprile dobbiamo presentare alla Commissione europea la nostra proposta per il Recovery Plan; alla fine di marzo scade il blocco dei licenziamenti (che potrebbe riguardare un milione di posti di lavoro); occorre velocizzare le vaccinazioni; la campagna elettorale sarebbe un continuo focolaio di infezione”.

Dunque, conclude Mattarella, “occorre un governo di alto profilo”. Pochi minuti dopo, convoca Draghi per oggi a mezzogiorno. E noi siamo totalmente d’accordo con lui. Ricordando che se tra l’annuncio di Fico della sua débâcle e l’annuncio della chiamata di Draghi sono trascorsi una manciata di minuti, è evidente che tra Mattarella e Draghi i colloqui erano già stati numerosi e proficui, anche se fino a ieri il Quirinale aveva ufficialmente dichiarato che non c’era stata nessuna telefonata tra i due. Secondo voi Mattarella ha chiamato Draghi per farsi dire, in pompa magna e alla presenza degli impettiti corazzieri, che lui se ne lava le mani?

Cosa farà Supermario? 

Secondo qualcuno, gli stessi che fino alle 20 di ieri sera lo definivano “l’italiano che ha salvato l’Europa” e “la riserva della Repubblica”, ci farà rimpiangere il Mario Monti del 2011. Del resto il partito dei “malpancisti” o “benaltristi” è sempre pronto a far sentire la sua voce.

È presto per sapere se Draghi – che non ha nessuna esperienza politica – riuscirà a coagulare attorno a sé una maggioranza. Certamente saranno favorevoli il Pd di Zingaretti e la berlusconiana Forza Italia. Sembra orientato bene anche Salvini, anche se non si sa se sarà in maggioranza o si asterrà. Molta incertezza sull’atteggiamento dei 5 Stelle, alcuni dei quali voteranno Draghi (e magari anche Belzebù) pur di non andare a casa, mentre le frange più oltranziste, alla Di Battista, forse opereranno una scissione e si collocheranno all’opposizione. Incerta anche la Meloni, che spera sempre di fare il colpaccio andando al voto. Ma se Mattarella l’ha chiamato e Draghi ha accettato, probabilmente sanno di avere una maggioranza su cui contare.

Draghi, un nuovo Monti?

Le prime indiscrezioni sui possibili ministri ci hanno allargato il cuore: Marta Cartabia o Raffaele Cantone alla Giustizia, Carlo Cottarelli ai Rapporti con l’Europa, Fabio Panetta, membro italiano dell’esecutivo Bce all’Economia, Ilaria Capua alla Salute.

Pensate che appena Salvini ha fatto a mezza bocca il nome di Draghi lo spread è sceso e e oggi la Borsa è in rialzo. Per dire che Draghi è una garanzia per l’Europa, che – prima ancora di partire – ha già la stima e il rispetto dell’Europa che conta, dalla Merkel a Macron alla Lagarde.

Sarà un nuovo Mario Monti? Potrebbe anche essere, la “scuola” forse è la stessa. Ma le condizioni rispetto al 2011 sono, purtroppo, molto cambiate. L’Italia, che nel 2011 era “solo” sul filo del fallimento economico, oggi è sul filo del disastro economico, sociale e sanitario. L’Europa del 2011 era quella di Wolfgang Schäuble e della politica del rigore. Il nostro ex presidente della Bce tra l’altro ha già firmato un report sull’utilizzo del Recovery Fund a metà del dicembre scorso, stilando una serie di linee guida molto precise per rilanciare l’economia, che ad alcuni ha fatto pensare già a un chiaro programma politico. Dal 2011 però, come dicevamo, è cambiato tutto, e parlare di rigore alla Monti per un’Italia in ginocchio sarebbe davvero singolare.

Mattarella potrebbe aver promesso a Draghi, in cambio del suo impegno, il suo posto al Quirinale fra un anno. Come era successo a Ciampi. E rispetto ai balbettamenti inglesi di Renzi a Riyad, l’inglese fluente e tranquillo di Draghi ci dà molta fiducia. Speriamo solo che non ci deluda.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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