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Salvini: dal Papeete al green pass, dove va il Capitano?

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Salvini e il green pass. È di ieri l’ultima trovata del Capitano, del resto in linea con le sue precedenti iniziative. Cos’è successo? Salvini ha fatto votare dai suoi diversi emendamenti contro il green pass assieme a Fratelli d’Italia e ai fuorusciti dei 5 Stelle. Gli emendamenti non sono passati, ma il segnale leghista non è ovviamente passato inosservato. E infatti Letta, segretario Pd, ha subito tuonato: “Lega fuori dalla maggioranza. Salvini chiarisca”. Così, lui ha chiarito, chiedendo tamponi gratis per gli insegnanti che non si vogliono vaccinare.

Pugno duro

E Draghi? Oggi in conferenza stampa il premier ha parlato altrettanto chiaro, da muro contro muro, rispetto alle posizioni leghiste. “Il ministro Speranza ed io ne stiamo discutendo: l’orientamento è che l’uso del green pass verrà esteso”. Sul certificato verde, ha proseguito, “dovremo decidere esattamente quali sono i settori e quali i passi; faremo una cabina di regia come ha chiesto il senatore Salvini, ma la direzione è quella”, cioè di estenderlo. Addirittura il presidente del Consiglio ha dichiarato che si va verso l’obbligo vaccinale e la terza dose. Poi, riguardo alle tensioni tra Lega e Pd, Draghi ha evidenziato: “Il chiarimento politico lo fanno le forze politiche, è chiaro che è auspicabile una convergenza e una stagione di disciplina. Il Governo va avanti”.

Nella testa di Salvini

Che dire? Siamo dell’opinione che Salvini non abbia grandi opinioni, se non quelle poche e raccogliticce che un tempo gli avevano dato smalto: prima gli Italiani; no sbarchi; no reddito di cittadinanza, salvo poi digerirlo. Abbiamo anche visto che i suoi slogan cambiano col tempo. Prima, diciamo più o meno fino al Paapete, Salvini riusciva ad intercettare i sentimenti della pancia di molti italiani. E aveva puntuale conferma nei sondaggi. Anzi, aveva creato una potente macchina da guerra online (“La bestia”, guidata da Luca Morisi) che impazzava sui social, corroborando il cammino del Carroccio fino a farlo diventare il primo partito italiano con grande distacco dagli altri.

Infatti, alle elezioni europee del maggio 2019 la situazione era questa: Lega 34%, Pd 22,7%, 5 Stelle 17,1%, Fratelli d’Italia 8,8%. Un risultato straordinario per un leader che era partito in via Bellerio dal 4,8% nel 2013. Ma subito dopo il successo alle Europee, l’8 agosto 2019, Salvini va al Papeete Beach di Milano Marittima, dove è in corso la festa della Lega Romagna. E lì perde il suo tocco magico.  

Pieni poteri

Al Papeete, occorre ricordarlo, Salvini non aveva sbroccato come racconta la sinistra, da Letta a Renzi. Con il vento in poppa, il leader leghista aveva semplicemente detto quello che dice chiunque voglia sedere o sieda a palazzo Chigi: il presidente del Consiglio ha bisogno di poteri più cogenti di quelli che ha ora. Li hanno la Merkel e Macron, per non dire di Biden, e nessuno grida alla dittatura. Li chiedevano Renzi e Berlusconi quando presiedevano il Governo, affermando che (ed è vero) il presidente del Consiglio non ha neppure il potere di sostituire uno dei suoi ministri.

Ma la sua frasechiedo agli italiani se ne hanno la voglia di darmi pieni poteri” – quelli che poi, causa Covid si è ritrovato Conte per due anni senza nessuno scandalo – ha scatenato l’inferno. E forse gli ha fatto perdere un po’ la lucidità. Disorientando lo zoccolo duro dell’elettorato leghista composto dalle partite Iva, dagli artigiani e dai piccoli industriali del nord. Che non a caso, e non da oggi, si ritrovano più con Zaia e con Giorgetti che non con lui, a maggior ragione se si lascia trascinare dai personalismi.

Attualmente, a due anni da quella performance di Milano Marittima, stando ai sondaggi il partito della Meloni è passato dall’8,8 al 20,6% e la Lega dal 34 al 19,8%. Precisiamo: la somma del centrodestra oscilla sempre tra il 47 e il 48%; dunque non si tratta d’altro che di un travaso, lento ma a quanto pare inesorabile, tra Salvini e Meloni.

O capitano, mio capitano!

La domanda è: Salvini non lo ha ancora capito? E allora proviamo a immaginare i ragionamenti che gli stanno facendo più d’uno dei suoi consiglieri: Matteo, i no vax, i no mask e i no green pass sono una sparuta anche se vociante minoranza. Lo ha dimostrato il flop di ieri davanti alle stazioni di tutt’Italia. Corteggiarli come stai facendo non ti porta un voto. Anzi, come vedi, te li fa perdere. Perché se la Lega chiede i tamponi gratuiti per gli insegnanti che non si vogliono vaccinare, ha contro la maggioranza dei suoi stessi elettori.

È vero che, iniziato il semestre bianco, tutti possono dire tutto perché fino alla prossima primavera non si possono sciogliere le camere. Ma tutti, compreso te, dovranno prima o poi arrivare davanti al corpo elettorale. E poi – se mai dovessi vincere – dovrai cominciare a frequentare Bruxelles e Strasburgo e trovare un dialogo con i nostri partner europei. Che troverai tutti ben vaccinati, con la mascherina e le mani grondanti di gel disinfettante.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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