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Premier: impazza il toto-nomi per palazzo Chigi

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Dall'alto, in senso orario: Antonio Tajani, Paolo Gentiloni, Mario Draghi, Luca Zaia, Marco Minniti, Tito Boeri, Carlo Calenda

Premier: chi sarà il prossimo presidente del Consiglio? Il toto-nomi impazza, anche se tutti si affrettano a ricordare che è un gioco inutile. E questo perché con il Rosatellum bis a primavera non si voterà per un candidato premier, ma per coalizioni e partiti. Chi vincerà solo allora indicherà un capo del governo. Incaricato dal Presidente della Repubblica, se riuscirà a formare un esecutivo e avrà la maggioranza in Parlamento, verrà nominato dal Quirinale e governerà il Paese. Ma allora perché tutti si spendono su nomi e cognomi per questo ruolo? È inutile negarlo: i candidati alla premiership, saranno i veri testimonial delle coalizioni e dei partiti in lizza, come sta accadendo con Di Maio per il Movimento 5 Stelle. E probabilmente sarà uno di questi testimonial che Mattarella sceglierà per palazzo Chigi.

Premier: uno sguardo al centrodestra

Berlusconi il prossimo settembre compirà 82 anni. Non ha un rapporto facile con Salvini, che comunque potrebbe risultare troppo divisivo per il centrodestra. Se al momento delle elezioni fosse ancora non candidabile, l’ex cavaliere piuttosto sarebbe pronto a puntare sul governatore del Veneto Zaia o sul presidente del Parlamento europeo Taiani. E la Meloni? Sembra fuori dalla partita: resta sempre la leader di un movimento che non si schioda dal 5% dei voti. Ma siamo certi che Meloni, Salvini, Zaia o Taiani non riuscirebbero a raccogliere i voti dell’highlander Berlusconi. Stesso discorso per l’ipotesi di una donna come Mara Carfagna a palazzo Chigi.

Centrosinistra in alto mare

Secondo lo statuto del Pd il segretario è il candidato alla presidenza del Consiglio. Ma Renzi, dopo il referendum, ha perso tutte le elezioni possibili, compresa – è storia di ieri – la Sicilia. E la strada di Renzi da qui alle legislative sarà un Vietnam. Col rischio di una nuova scissione da parte di chi non verrà ricandidato e quindi non avrà più niente da perdere. Ma il centrosinistra ha una via d’uscita che gli consentirebbe di evitare il rischio di arrivare al terzo posto dietro Berlusconi e Di Maio. Aprire a una coalizione e scegliere un nuovo candidato.

Una rosa con molti petali

Se Renzi facesse un passo indietro, il Pd potrebbe contare su una serie di nomi con maggior appeal del fiorentino. La scelta appare impervia, ma inevitabile perché a sinistra si rifiutano comunque di trattare sull’ipotesi Renzi premier. E allora partiamo da Bersani, che ha candidato il presidente del Senato. Ma Grasso ha le carte in regola per riuscire? Se n’è appena andato dal Pd sbattendo la porta. E per i più critici pesano una scarsa comunicativa e la relativa esperienza nelle stanze del Potere. Fino a 5 anni fa Grasso era un giudice antimafia. Nonostante oggi sia la seconda carica dello Stato, come se la caverebbe con economia e politica estera? 

Minniti superstar

Minniti sulla carta piace a destra come a sinistra. È un politico navigato, cresciuto alla école d’haute politique di monsieur D’Alema. Pacato e fermo, buon comunicatore senza essere istrionico, dov’è stato ha lavorato bene. In più, come cursus honorum, il Viminale è un ottimo trampolino. Sa tutto di servizi segreti e si muove senza problemi anche all’estero. Ma sarebbe un buon federatore? È l’unica cosa che non sappiamo di lui.

Il premier a passo lento

E Gentiloni? “er moviola”, come viene definito, è un fondista. Lavora ai fianchi e ha le stesse capacità del sughero: sa navigare anche in mari agitati senza finire mai sott’acqua. Ottime frequentazioni estere, è gradito in ogni ambiente. Ed è riuscito a migliorare la situazione italiana. Impercettibilmente, ma l’ha migliorata. Non entusiasma, ma non entusiasmava neppure Prodi. Così questo jeune Prodì di 62 anni potrebbe essere la ciambella di salvataggio del Pd. Con l’ovvio e “impalpabile” appoggio di Mattarella.

Boeri, Draghi e Calenda: perché no?

Chi resta per il centrosinistra? Tito Boeri. Il presidente dell’Inps, ottimo economista, però ha un difetto. Non passa giorno che non critichi la politica del governo, cosa sgradita ai più. Allora Draghi? Figura alta, che conosce tutti quelli che contano in Italia e nel mondo. Ma sarebbe disposto a rinunciare al seggio dorato della Bce per buttarsi nell’agone italico? Rimane l’enfant prodige Carlo Calenda. Nipote del regista Luigi Comencini e figlio di Cristina, il 44enne ha un passato da manager di tutto rispetto in Ferrari e a Sky. Entrato in politica con Mario Monti, da ministro dello sviluppo economico, prima con Renzi e oggi con Gentiloni, in ogni intervento dimostra grande caparbietà e conoscenza dei problemi. Sarà lui il Macron italiano?

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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