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Gentiloni e soci: l’Italia conta in Europa o l’Europa conta in Italia?

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Paolo Gentiloni: e tre. David Sassoli presidente del Parlamento europeo. Roberto Gualtieri ministro delle Finanze. Ora Gentiloni al posto di Pierre Moscovici alla Commissione Ue. Non c’è che dire, “Giuseppi” Conte parte per l’Europa carrozzato Pininfarina, pardon Pd, e poco importa se il suo secondo governo raccoglie solo il 39% del gradimento degli Italiani, alla faccia della consueta luna di miele di cui gode ogni nuovo esecutivo.

Zampate europee

Quando il mite David Sassoli è stato eletto a sorpresa allo scranno più alto di Strasburgo aveva dato l’impressione – a Salvini trionfante – di un oscar alla carriera. Un premio assegnato ad un Partito democratico che secondo le previsioni non avrebbe toccato palla per i prossimi anni. Oggi l’impressione è completamente cambiata: era probabilmente la prima zampata dei “poteri forti” di marca europea che iniziavano proprio da Strasburgo ad imporre la loro restaurazione.

Un altro segnale? Fino a ieri Roberto Gualtieri era un illustre Carneade del Pd al Parlamento europeo, presidente della Commissione per i problemi economici e monetari di Strasburgo. Ancor prima di essere ufficialmente indicato da Conte come successore di Giovanni Tria al ministero dell’Economia, Gualtieri riceve i calorosi auguri dal falco Christine Lagarde, oggi direttrice del Fondo monetario internazionale e destinata a succedere a Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea. Insomma, un neoministro più conosciuto in Europa che in Italia.

Il colpo Gentiloni

Avremmo mai potuto sperare, solo sei mesi fa, di avere un italiano al posto del temuto Moscovici? Di quel guardiano del rigore (degli altri, perché la sua Francia ha sempre avuto un guinzaglio molto lungo) che ci ha terrorizzato a lungo con la minaccia della procedura d’infrazione? Ma ve lo immaginate il coniglio mannaro Gentiloni che fa la voce grossa con l’Italia per lo sforamento del deficit assieme al confermato Dombrovskis e al successore di Oettinger? Eppure proprio quest’ultimo, il Commissario al bilancio tedesco, di fronte all’osservazione che Gentiloni di economia ne mastica poca, risponde: “Un ex primo ministro di un grande Paese (ma non si stava parlando dell’Italia?) ha sempre la competenza per ricoprire ruoli importanti”.

Viva Giuseppi

Ma c’è di più. Avremmo mai potuto immaginare che un governo italiano, senza lanciare nemmeno il suo primo vagito, avrebbe ottenuto un calo clamoroso dello spread, l’endorsement di Trump, gli auguri di Papa Francesco, un giudizio bonario di Moody’s e il bon voyage della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen?
Allora è davvero cambiato qualcosa? I nostri conti sono tornati misteriosamente in ordine? Il debito pubblico sta calando? Aumenta il Pil?
Non solo non c’è niente di tutto questo; ma nel discorso fiume di Conte a Montecitorio (oltre un’ora e mezza) non c’è la minima traccia di spending review, di rigore finanziario o di aumento delle imposte. Anzi, l’ex avvocato del popolo ha parlato di infrastrutture da cantierizzare e di cuneo fiscale da diminuire drasticamente.

I Conte a confronto

L’unica diversità tra il governo Conte 1 (cattivo) e il governo Conte 2 (buono e mite) è la sostituzione della Lega di Salvini col Pd di Zingaretti e Renzi. Con più di un volo pindarico, il multiforme capo del governo non ha negato né quota 100 né reddito di cittadinanza, le due voci che rischiano più di ogni altra di far sballare i nostri conti pubblici. Anzi, ha aggiunto altre spese, affermando solo che “tutti devono pagare le tasse”, che detta così assomiglia molto alla pace nel mondo. Premessi brevi cenni sull’Universo, il discorso di Conte non ha detto nulla di nuovo. Ma ha usato le parole giuste: Europa, Euro, Nato, fedeltà atlantica.

Papeete addio

Miele per le sensibili orecchie di frau Merkel e di monsieur Macron, che hanno offerto gli Affari economici per Gentiloni su un piatto d’argento. E poi basta solidarietà coi gilet gialli, basta viaggi a Strasburgo con Di Battista per scardinare le istituzioni europee. Il nuovo ministro degli Esteri Di Maio è già stato invitato a Parigi dal suo omologo per iniziare una nuova e proficua collaborazione. La parola d’ordine, dunque, è normalizzare. Finita la sbornia del Papeete, l’Italia ora è allineata e coperta rispetto alla Commissione Ue e alle principali cancellerie europee. 

Sarà un bene o un male per l’Italia? Andare in rotta di collisione con l’Europa non ha mai portato bene, Grecia docet. In Europa si può contare se si creano legami e non picchiando i pugni sul tavolo. Uno contro 27 non potrà mai prevalere. Dipende solo da cosa si andrà a chiedere con il felpato Gentiloni. Ma l’Europa un’occhio di riguardo per l’Italia dovrà averlo, se vorrà evitare che alle prossime elezioni Salvini e la Meloni facciano saltare il banco.

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