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Diario Quirinale.10: con Marta Cartabia, il Colle si ammanterà di rosa (e di CL)?

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Marta Cartabia con Giuliano Amato

Quirinale: mentre il centrodestra è ancora alle prese con la candidatura di Berlusconi, che però sembra destinata al tramonto, il resto dello schieramento politico pare saper dire solo di no. Sarà perché i veri candidati usciranno dal cilindro solo negli ultimi giorni o addirittura a scrutinio già iniziato, dopo che saranno state bruciate le candidature di bandiera.

Resta il fatto che a meno di una settimana dall’inizio delle votazioni si viaggia sempre a vista. Ma anche in questa fase c’è comunque una candidata donna che sembra abbia le maggiori chance per vincere la corsa al Quirinale: Marta Cartabia.

Donna del nord

Nata a San Giorgio su Legnano, in provincia di Milano, nel 1963, si laurea in giurisprudenza con Valerio Onida, già presidente della Corte Costituzionale, con una tesi dal titolo “Esiste un diritto costituzionale europeo?”.

Dopo anni di studio in prestigiose università estere e italiane diventa docente di diritto costituzionale e nel 2011 è nominata giudice costituzionale dal presidente Napolitano. Dal 2014 è vicepresidente della Consulta, della quale diventa presidente nel 2019. Abbiamo già ricordato che è uso (o abuso) della Corte nominare presidente il giudice con maggiore anzianità, in modo che tutti, a rotazione, possano andare “in pensione” col grado più elevato. Di conseguenza assistiamo spesso a presidenze della durata di tre o sei mesi in uno degli organi più delicati della nostra Repubblica. Per Cartabia si fa un’eccezione e rimane presidente per quasi due anni, fino al 2020. Ed è stata la prima donna presidente della Consulta.

Marta e CL

Va ricordato che la Cartabia ha conosciuto Napolitano nel 2011, durante il meeting di Rimini di Comunione e Liberazione. E la Cartabia non era lì di passaggio, perché fa parte del movimento da oltre 30 anni, dai tempi del liceo. Quando si è laureata era già uno degli elementi più in vista di CL; tanto che nel 2015 è stata una delle poche a poter stringere la mano a Papa Francesco, assieme alla “capa” storica del Meeting, Emilia Smurro e a Bernard Scholz, presidente della Compagnia delle Opere, il tutto in favore delle telecamere di Tv2000, emittente della Cei, la Conferenza episcopale italiana. Tempi in cui non erano ancora esplose le tensioni tra Santa Sede e CL.

Marta e Mario

Pochi mesi dopo la fine del suo impegno alla Consulta, Cartabia viene chiamata da Mario Draghi per salire al ministero della Giustizia, dove sostituisce il discusso Alfonso Bonafede. Il compito del nuovo ministro è immane: riforma del processo civile, riforma del processo penale e del Consiglio Superiore della Magistratura. Il tutto sotto il tiro dei colleghi di governo grillini che temevano l’affossamento delle riforme di Bonafede.

Pannicelli caldi…

Se vogliamo dirla tutta, le riforme approvate a tamburo battente, civile e penale, devo ancora essere messe alla prova ma sono pannicelli caldi. La grave crisi della giustizia italiana non si risolve con interventi tampone e senza investire in uomini e mezzi. Vedremo quanto aiuterà l’accorpamento di tutto il diritto di famiglia – compresi i minori – in un unico calderone che dovrebbe lavorare dalle sedi delle corti d’Appello (una per regione escluse Lombardia e Sicilia che ne hanno due) e quanto servirà l’Ufficio del Processo di nuova istituzione.

Ma la vera prova del nove la Cartabia la deve ancora affrontare. Si tratta dell’urgente, anzi, improcrastinabile riforma del Consiglio superiore della magistratura, delegittimato da una serie di scandali che ne hanno completamente azzerato la credibilità. Qui anche l’insigne studiosa sta brancolando nel buio, perché l’unica soluzione sembra essere quella della chiamata a sorteggio, che somiglia molto alla tombola natalizia. E infatti qui si è fermata e, come si dice, “attende ordini” anche se non si sa chi possa darli…

E il Quirinale?

È dell’altro giorno un comunicato polemico di Salvini: “È da troppo tempo che aspettiamo la proposta Cartabia sul Csm”, ha tuonato il leader leghista con l’aperto tentativo di affossare la sua candidatura al Colle. Per la quale non sembrano disponibili neppure i pentastellati, che rimproverano alla ministra Guardasigilli di aver affossato la riforma della prescrizione di Bonafede.

Dunque, due dei maggiori gruppi di grandi elettori hanno già espresso il pollice verso sulla candidatura della Cartabia. Però la guardasigilli ha dalla sua la stima incondizionata di Mattarella e di Draghi, che starebbe valutando il suo nome per palazzo Chigi in caso fosse lui il prossimo presidente della Repubblica. Mentre sul suo nome al Colle Draghi avrebbe confessato che se proprio dovesse rinunciare al Quirinale e restare premier fino al 2023 vorrebbe la riconferma di Mattarella oppure, se impossibile, l’elezione di un “amico” come Giuliano Amato; figure che gli possano garantire una navigazione tranquilla nell’anno delle elezioni politiche.

In pole position

Dunque, dopo essere stata la più giovane giudice costituzionale e la prima donna presidente, Marta delle meraviglie non riuscirà a rompere il tabù ed essere la prima donna presidente della Repubblica? Ricordavamo che nei sondaggi è la donna più gradita, seconda solo a Draghi e appena sopra Gentiloni. E che le altre contendenti, Bonino, Casellati, Finocchiaro, Moratti, sono molto distanziate. Ma tutto si deciderà in zona Cesarini. E la Cartabia è sicuramente in pole position.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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