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Patrizia Barbieri: ecco le sfide del nuovo sindaco di Piacenza

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Con Patrizia Barbieri a Piacenza si è aperta una nuova stagione. Ed è iniziata 50 minuti dopo la chiusura dei seggi in Piazza Cavalli, il fulcro della città, quando Paolo Rizzi le ha stretto la mano, ammettendo la sconfitta. E così, dopo 15 anni di governo della sinistra, Piacenza ha deciso di voltare pagina. E di affidarsi a un sindaco donna. Il primo sindaco donna eletto direttamente dai piacentini, perché la professoressa Anna Braghieri, che aveva cinto la fascia tricolore anni fa, era stata nominata dal consiglio comunale.

Vittoria netta, non clamorosa, ma contro le previsioni

La percentuale ottenuta da Patrizia Barbieri è netta. Ma senza essere clamorosa: attorno al 58% contro il 42 dell’avversario Paolo Rizzi. E pensare che le previsioni erano contro di lei. Per esempio, il sondaggio della Ghisleri che aveva previsto la vittoria di Rizzi contro qualunque candidato del centrodestra. La calura estiva che avrebbe indotto gli elettori a disertare le urne. Il calo dei votanti, che è al minimo storico. Se al primo turno aveva votato infatti poco più del 57%, al ballottaggio la percentuale si è fermata sotto il 47%. Così, se vogliamo essere precisi, Patrizia Barbieri è stata scelta da poco più di un quarto degli elettori piacentini. Ma questo è il sistema elettorale in vigore. E chi se ne lamenta avrebbe dovuto semplicemente andare a votare.

La prima sfida: essere indipendente

Patrizia Barbieri, avvocato civilista di 56 anni è sposata con Pierpaolo Beluzzi, magistrato, e ha due figlie, Veronica e Valentina. La città la conosce benissimo: il suo studio è a meno di centro metri da palazzo dei Mercanti, la sede del Comune. Ma il nuovo sindaco ha di fronte a sé una serie di sfide che fanno tremare le vene dei polsi. Prima di tutto il rapporto con i partiti della sua coalizione che, non possiamo nasconderlo, sono stati i principali artefici della sua vittoria. Ma che sono divisi su tutto. E si sono guardati in cagnesco negli ultimi 5 anni. Il doppio problema di Patrizia Barbieri sarà di accontentare tutti i (numerosi) pretendenti a posti di governo e sottogoverno. Ma senza scontrarsi con l’opinione dei piacentini che la vorrebbero indipendente dai partiti. E soprattutto dai suoi dinosauri che hanno iniziato a rialzare la testa già prima che il risultato fosse definitivo. Poi la Barbieri dovrà affrontare i problemi della città. Come il destino delle aree militari, la sicurezza, i buchi di bilancio, il nuovo ospedale. Il tutto, è quasi inutile ricordarlo, praticamente senza un euro da spendere.

La grinta c’è e non sarà una Cenerentola

Ce la farà? Chi conosce Patrizia Barbieri sa che ha tutte le carte in regola per riuscire. E per dare una nuova spinta alla città, il problema dei problemi. È stata capace di scelte coraggiose come sindaco di Castelvetro Piacentino (1994-2003). E anche come amministratore provinciale (2004-2014). È la persona giusta per battere i pugni in Regione e a Roma. E far dimenticare l’epiteto di “Cenerentola” che da sempre accompagna Piacenza nei suoi rapporti con Bologna.

Ripartire dalle eccellenze

La sinistra piacentina intanto ha preso un bel pugno in faccia. Valga per tutti l’espressione di Roberto Reggi, ex sindaco della città e in prima linea nella campagna pro Rizzi, che ammetteva la sconfitta prima ancora del suo candidato. Ma questa sinistra non è crollata. E si affannerà a ricordare che i rapporti con una regione di segno opposto diventeranno sempre più difficili. È altrettanto vero però che a Piacenza sono sempre arrivate solo le briciole. E dunque un cambiamento nei rapporti con Bologna non potrà che essere positivo. La prima cosa che Patrizia Barbieri potrebbe fare (ma nel suo schieramento ci sarà chi rema contro) è una “chiamata alle armi” rivolta a tutti i piacentini. Un appello a lavorare insieme per ritrovare il proprio orgoglio, per fare squadra. Per far ripartire e rilanciare la città e il suo territorio dalle sue eccellenze. Dalla meccatronica al turismo culturale e naturalistico. Senza dimenticare enogastronomia e agricoltura. Perché Piacenza merita di più. E può dare di più ai suoi cittadini e al nostro Paese.

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