Attualità

Legge elettorale: la banda dei 4 e l’autogol della politica

Sulla nuova legge elettorale si è scatenato un vero putiferio. Per spiegarvi che cosa sta succedendo in queste ore frenetiche alla Camera dei Deputati, facciamo un po’ di fantapolitica. E immaginiamo di aver intercettato qualche tempo fa una telefonata dal cellulare di un certo Matteo. I suoi interlocutori sono tre: Beppe, Silvio e un altro Matteo. Ovviamente parlano in vivavoce. Ecco che cosa si sono detti.

Soluzione al 5%

La telefonata di Matteo comincia così: “Ehi, raga! Ma lo sapete che m’è venuta un’ideona? Facciamo una nuova legge elettorale! Ascoltatemi bene: ne prepariamo una con la quale si eleggono 225 deputati su 630 e 115 senatori su 315, in collegi uninominali. Il resto viene eletto in circoscrizioni dove si presentano listini di sei nomi, senza preferenze. Sistema rigorosamente proporzionale, con uno sbarramento del 5%“. Dopo un attimo di silenzio, Silvio prende la parola: “Ma allora la Meloni e Alfano restano fuori”. “Certo, con lo sbarramento al 5% restiamo solo noi quattro!”, risponde Matteo. “Ma allora, noi nominiamo tutto il Parlamento!”, dice Beppe. “Anche tu l’hai capita così, eh? Pensa che bello, Beppe. Noi del Pd siamo attorno al 30%. Voi 5 Stelle anche. E insieme, Silvio e Matteo arrivano alla stessa percentuale con Forza Italia e la Lega. Così ci togliamo dai piedi i vari Verdini, Bersani, Alfano e Meloni!”.  “In più, ci dividiamo anche i voti degli esclusi”, interviene l’altro Matteo. “Certo! E così saremo tutti attorno al 33% a testa”, sottolinea Beppe prima dei saluti.

Quando la realtà supera la fantasia

La chiacchierata non è così surreale come sembra. I due Matteo (Renzi e Salvini), Silvio (Berlusconi) e Beppe (Grillo) hanno trovato un accordo blindato, che adesso è al vaglio della Camera, tra mal di pancia e franchi tiratori. Ed è esattamente uguale a quanto riportato nella nostra telefonata immaginaria. Niente preferenze, listini bloccati di sei nomi e collegi uninominali. Tutte le designazioni partiranno dal segretario del partito, che diventa praticamente onnipotenteMa gli Italiani non avevano scelto il sistema maggioritario nel referendum del 1993? Ricordate? Era quello di Mariotto Segni. Ed è il sistema col quale eleggiamo sindaci e presidenti di regione. Funziona benissimo ed è lo stesso sistema, a doppio turno, che ha recentemente incoronato Macron in Francia. Anche in quel caso ha funzionato benissimo e darebbe maggioranze stabili anche in Italia.

La lezione di Voltaire

Insomma, in questo progetto renziano, appoggiato entusiasticamente dagli altri grandi partiti – anche se Grillo ha annunciato un nuovo voto online tra i suoi iscritti per sabato e domenica – chi decide tutto sono i segretari. E questa neo maggioranza, apparentemente blindata, sogna di poter fare un mega inciucio, al grido (fasullo) “la legge elettorale deve essere condivisa il più possibile!”. Se dovesse passare questa nuova legge così com’è (e pensare che la precedente era chiamata “porcellum”!) confidiamo che le forze escluse indicano un nuovo referendum abrogativo che la cancelli a furor di popolo. Sarà anche vero che di legge elettorale non si mangia e che alla gente interessa poco. Ma dopo il voto, quando si vedrà all’opera l’inedita maggioranza Renzi-Berlusconi con due compiacenti “opposizioni”, la grillina e la leghista, ci renderemo conto, parafrasando Voltaire, che anche dalla legge elettorale, e non solo dalle carceri, si misura la civiltà di un Paese.

 

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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