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Renzi, la massaia e l’ombra di Gentiloni

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Renzi non aveva un compito semplice alla direzione Pd. Il rischio sempre più probabile è che finisca terzo alle legislative, dopo il centrodestra e il Movimento 5 stelle. Per evitarlo deve trovare un alleato, meglio due, anzi tre. E può sceglierlo solo guardando o al centro (Alfano) o alla sinistra di Pisapia, Bersani e Grasso. E se sbaglia, questa volta va a casa davvero.

Renzi, una brava massaia 

Per ora il segretario del Pd sembra una brava massaia che non vuole disperdere nessuna briciola dalla tovaglia. Apre ai verdi (chi sono, oggi?), all’Italia dei Valori (who?) e ai radicali di Emma Bonino che, tutti assieme, rappresentano un bel 0,9% dell’elettorato. E la sola Bonino ha posto a Renzi tre punti irrinunciabili per un accordo elettorale: rivedere la politica sui migranti, cancellando il patto “inaccettabile” stipulato con la Libia, approvare il “fine vita” e lo “ius soli” entro questa legislatura. In più, come se non bastasse, Renzi ha contro le minoranze interne del guardasigilli Orlando e del governatore pugliese Emiliano.

Triplo salto mortale 

E allora alla direzione Pd riunita al Nazareno, Renzi si è esibito in un triplo salto mortale per strappare l’applauso dei delegati. Non si rinnega il passato (leggasi l’esperienza dei governi Renzi e Gentiloni), si guarda al futuro (le alleanze senza le quali il Pd è condannato alla sconfitta) coinvolgendo l’area moderata e centrista (solo Alfano o anche Verdini?) senza preclusioni a sinistra.

Lo zio Pierluigi

Bersani lo gela con un “fatti, non parole” degno di Palmiro Cangini, l’assessore alle varie ed eventuali reso famoso dal comico Paolo CevoliGli esponenti di Mdp hanno chiesto “una forte discontinuità con i governi Renzi e Gentiloni”, la riforma delle pensioni, del Job Act e della Buona Scuola. Insomma, un colpo di spugna sul lavoro renziano degli ultimi tre anni, bocciato in toto da Bersani e soci. Colpo di spugna che Renzi non vuol dare, anche perché la richiesta successiva sarebbe un suo passo indietro rispetto alla leadership.

Lo spiraglio in politichese

Renzi però lascia aperto uno spiraglio: “Non c’è una leadership solitaria anche su questo vale il principio della pagina bianca. Chi vuole dare una mano è benvenuto, se qualcuno si tira indietro ora da questo invito unitario se ne assume la responsabilità”. Tradotto? Non sono contrario a priori al passo indietro, ma solo se tutti siamo uniti. Così sbuca il nome di Gentiloni come candidato premier. Del resto sono mesi che il presidente del Consiglio sale nel gradimento degli italiani. E secondo Index-research è preferito al segretario anche dagli stessi elettori Pd, mentre Renzi continua a calare.

I conti coi sondaggi

Secondo gli ultimi sondaggi, la coalizione di centrodestra è oggi accreditata sul 34,4%, mentre il M5stelle è attorno al 27,7%. Il Pd renziano, in lenta parabola discendente, è attestato sul 26%. Alfano raccoglie l’1,8%, Mdp ha il 3,3% e Pisapia è sullo 0,6%. Insomma, anche se Renzi riuscisse nel miracolo di una alleanza da Alfano a Pisapia e Bersani, più un po’ di briciole sparse qua e là raggiungerebbe a fatica il 32%.

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