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Da Kandinsky a Cage, un grande percorso tra arte e musica

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Da Kandinsky a Cage, un percorso unico tra arte e musica. L’appuntamento è a Palazzo Magnani di Reggio Emilia, che compie 20 anni di attività espositiva. La mostra, aperta dall’11 novembre al 25 febbraio, ha una particolarità: consente di fruire di accompagnamenti musicali mirati e integrati alla visione delle opere. E tra queste ci sono capolavori di Max Klinger, Paul Klee, Arnold Schönberg, Constantin Čiurlionis. Senza dimenticare Marianne von Werefkin, Oskar Fischinger, Fausto Melotti, Nicolas De Staël, Giulio Turcato e Robert Rauschenberg.

Il filo rosso tra arti sorelle

Ma da dove nasce l’idea di “Kandinsky–›Cage, musica e spirituale nell’arte“? A partire dalla fine dell’Ottocento e poi fino ai giorni nostri “si può individuare un filo rosso che pone la musica in connessione con gli sviluppi dell’arte moderna e contemporanea”, anticipa la curatrice dell’esposizione Martina Mazzotta. “Non vi è artista che non si sia confrontato, con l’immaterialità dell’arte-sorella. Con la sua sovrana indipendenza dal mondo del visibile e dalle finalità riproduttive. Sintomi dell’invecchiamento dell’arte, diceva il filosofo Adorno, sono l’individualismo e il razionalismo sempre più esasperati”. E qui entra in gioco il ruolo della musica.

La ricerca dell’armonia

A lei, alla musica, va infatti “il ruolo di restituire all’arte il suo compito più nobile e antico”, prosegue Mazzotta. “Quello di divenire sede di idee universali. Negli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo, soprattutto in ambito germanico, il culto di Goethe, il wagnerismo, le indagini in campo filosofico e scientifico riflettono l’esigenza di un’aspirazione all’armonia dell’individuo con il tutto. Di una spiritualizzazione del lavoro artistico che produce un forte impatto sulle arti figurative, favorendo il ricorso al modello della musica”. Vedremo così preziosi bozzetti di opere di Richard Wagner (dell’Archivio Ricordi di Milano), la “Fantasia di Brahms” di Max Klinger e una serie di Lubok, le stampe popolari russe ottocentesche che hanno ispirato la cultura artistica successiva.

Il peso di Kandinsky

Ma sono una cinquantina di opere di Wassily Kandinsky – dipinti, acquerelli, grafiche – provenienti da musei e collezioni private a farla da padrone. Tra queste spiccano naturalmente quelle di carattere musicale. E quindi ecco per esempio gli acquerelli dipinti per gli spettacoli teatrali “Violett” (del Centro Pompidou, Parigi) e “Quadri di un’Esposizione” sulla musica di Musorgskij (della collezione universitaria del Castello di Wahn, Colonia).

Da Klee a von Werefkin

A seguire una sezione su Paul Klee, protagonista imprescindibile in questo contesto. Poi è la volta di un omaggio a Marianne von Werefkin (in collaborazione col Museo d’Arte Moderna di Ascona). La grande pittrice legata a Kandinsky e al Cavaliere Azzurro fu pioniera nell’affrontare il pensiero artistico come “rivelazione della vita in termini di colore, forma e musica”. E questo senza mai cedere alla pura astrazione. Una visione che trova un corrispettivo nel “naturalismo” dell’amico Stravinsky. E proprio la sua musica è stata scelta per la visione delle opere dell’artista.

L’omaggio a Cage

La mostra si conclude con un omaggio a John Cage, il musicista pensatore. Un artista che presenta analogie, rimandi e corrispondenze con la spiritualità kandinskiana. E allora ecco una “sala del silenzio” con una tela bianca di Robert Rauschenberg. O la riproduzione di un teatro che metterà in scena una reinterpretazione in miniatura della composizione per orchestra “Ocean“. Così, seduto idealmente nella platea del Romolo Valli di Reggio Emilia, il visitatore sarà avvolto dalle “onde” musicali provenienti da diversi punti dell’installazione. Infine, non poteva mancare lo spartito per pianoforte – il famoso “Solo for Piano dal Concert for Piano and Orchestra” – che è il capolavoro dell’inventiva di Cage nel campo della notazione musicale.

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