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Là dove c’era il mare: la Regione candida 7 siti all’Unesco ma “dimentica” la Val d’Arda

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I calanchi del monte Giogo a Lugagnano Val d'Arda (foto Massimo Telò)

Val d’Arda, là dove c’era il mare. Gli straordinari fossili ritrovati nei suoi calanchi tra Castell’Arquato, Lugagnano e Vernasca ne ricordano la presenza che risale a milioni di anni fa. Un territorio ampio, che comprende anche zone di Carpaneto e Gropparello, parte sempre del Parco regionale dello Stirone e del Piacenziano. Senza dimenticare che i fossili marini della Val d’Arda sono al centro del prestigioso museo geologico arquatese, che vanta addirittura i resti di una balena.

Dalle parti di Bologna però forse qualcosa dev’essere sfuggito. Anche se la scusa “scientifica” ci starebbe per tacitare quel po’ di sano campanilismo… Ma andiamo con ordine vediamo che cosa è successo.

La candidatura Unesco

Ieri la Regione Emilia-Romagna, proprio con l’incipit “Là dove una volta c’era il mare”, ha annunciato di aver scelto 7 siti delle aree carsiche e gessose dell’Appennino emiliano-romagnolo, proponendoli per la candidatura a Patrimonio mondiale dell’Umanità Unesco.

E lo scopo dell’operazione lo sintetizza bene Barbara Lori, assessore regionale a Montagna, Parchi, Forestazione e Programmazione Territoriale e Paesaggistica: sono “luoghi straordinari. Una grande opportunità di rilancio turistico, oltre che di valorizzazione ambientale”.

Da Reggio a Ravenna

Interessate dall’iniziativa, spiega una nota della Regione, sono le province di Reggio Emilia, Bologna, Rimini e Ravenna. Stiamo parlando di Alta Valle Secchia; Bassa Collina Reggiana; Gessi di Zola Predosa; Gessi Bolognesi; Vena del Gesso Romagnola; Evaporiti di San Leo; Gessi della Romagna Orientale.

Dopo il via libera in Giunta regionale alla proposta di candidatura del “Carsismo nelle Evaporiti e grotte dell’Appennino settentrionale” alla World Heritage List Unesco, la stessa verrà trasmessa al ministero della Transizione ecologica. Poi seguirà l’inoltro ufficiale all’agenzia dell’Onu.

Si tratta del punto di arrivo di un lungo percorso che vede la Regione capofila del progetto; ma che ha coinvolto numerosi Enti locali – tra Comuni, Unioni di Comuni e Province – oltre a diversi Enti Parco e che ha visto le Federazione Speleologica dell’Emilia-Romagna come primo proponente fin dal 2016.

Lori: luoghi unici

“La proposta di candidatura a Patrimonio mondiale Unesco è un’ulteriore testimonianza del valore del nostro ‘sistema naturale’ che racchiude diversi siti, in diverse parti della regione, con grotte, sorgenti saline e fenomeni carsici gessosi unici al mondo” ha aggiunto Lori. “Un vero e proprio patrimonio di natura geologica, traccia straordinaria dell’evoluzione della Terra e opportunità di rilancio anche sotto il profilo turistico e della tutela ambientale e del paesaggio. Ecco perché, come Regione Emilia-Romagna, crediamo sia un riconoscimento meritato e abbiamo sostenuto questo percorso con impegno”.

Migliaia di ettari

I luoghi prescelti sono già ampiamente riconosciuti e protetti anche dal punto di vista ambientale. Si tratta di un’area dall’estensione di 3.680 ettari (che diventano 8.348 considerando anche le fasce “tampone”) che è tutelata da leggi regionali, nazionali e internazionali. Ma dal riconoscimento come bene Unesco potrà derivare un’ulteriore, importante opportunità di valorizzazione.

In particolare oltre il 96% del territorio “cuore” della proposta rientra già nella Rete europea Natura 2000 e il 71% è incluso in cinque aree protette: il Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano; il Parco Regionale Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa; il Parco Regionale Vena del Gesso romagnola; il Paesaggio protetto Collina Reggiana; la Riserva Regionale di Onferno istituita nel 1991, conclude la nota della Regione Emilia-Romagna.

Tagliaferri: progetto divisivo

Ma perché la Val d’Arda con il suo Parco dello Stirone e del Piacenziano è rimasta esclusa? A spiegare l’inghippo è il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Giancarlo Tagliaferri. “La proposta dell’assessore Lori non ha preso in considerazione i siti di interesse paleontologico della Val d’Arda – ha spiegato su Libertà – perché purtroppo è stato diviso l’interesse geologico da quello paleontologico”, privilegiando zone formate un paio di milioni di anni prima.

Per il consigliere d’opposizione piacentino è una differenza che pone “sicuramente un tema interessante per gli accademici; ma alquanto ‘ridicolo’ dal punto di vista politico e amministrativo”. Dal suo punto di vista infatti “il progetto poteva essere un modo per onorare tutta la regione e valorizzarne il territorio, oltre che una grande opportunità di rilancio turistico sempre per tutto il territorio”. Invece secondo Tagliaferri il progetto “è divisivo e, guarda caso, punitivo proprio per Piacenza”.

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