Opinioni

Negri: la Piacenza di oggi, una città che piacerebbe a Tomasi di Lampedusa

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Ippolito Negri: il direttore de L’urtiga, ha appena mandato in libreria il nuovo numero dello storico periodico piacentino. Ad aprirlo il suo editoriale che mette a fuoco il momento della città e le attese di un cambio di passo che dal suo punto di vista stenta ad arrivare. Un articolo ricco di spunti e riflessioni interessanti che vi riproponiamo integralmente.

«Sullo scaffale la raccolta de L’urtiga ha raggiunto i quaranta centimetri lineari. Un altro traguardo dopo aver superato i dieci anni di pubblicazioni. Ma non è il caso di sprecare spazio per parlare di noi. E allora cerchiamo di dare uno sguardo al presunto cambiamento che si attende e chissà se arriverà.

Non si può dire che manchino iniziative in città, anzi, come sempre le sovrapposizioni di eventi non mancano. Ma appunto sono eventi locali; la favorevole congiuntura del ritrovamento del Klimt e la conseguente mostra realizzata tra XNL e Galleria Ricci Oddi ha dato l’illusione di una svolta; l’altra favorevole congiuntura della crescita di interesse per le città, anche minori, che sanno richiamare turismo crea speranze. Quello che si fatica a vedere però è la prospettiva di un susseguirsi metodico di occasioni da “vendere” all’esterno. Certo non è facile, servono risorse che non ci sono; lo si è detto più volte, erano solo due gli attori capaci di spesa, la Fondazione di Piacenza e Vigevano e la Banca di Piacenza. La seconda, sembra rallentare in questo senso dopo la scomparsa del presidente Corrado Sforza Fogliani, sulla prima ancora non si capisce dove voglia andare, se voglia esercitare un ruolo di sostegno alle iniziative che vengono promosse dall’ente pubblico (quale che sia) o se voglia svolgere un ruolo di sussidiarietà se non di sostituzione nell’iniziativa che dovrebbe invece nascere dalle istituzioni culturali locali.

Quello che si è visto fin qui, e in questa stagione, è stato alla fine sorretto, in termini di partecipazioni, dalle scuole; i “numeri”, le presenze le hanno fatte insomma i bambini, non i turisti che portano redditività. C’è ancora da crescere come proposte che non possono nascere ed esaurirsi in una ristretta compagnia di giro che si replica su più fronti, sempre con gli stessi decisori e gli stessi attori. E non è solo problema dell’ambito culturale anche sull’altro fronte, quello dell’enogastronomia su cui si punta manca la spinta dei privati, quasi che oltre all’atavica riservatezza, si voglia lasciare l’iniziativa a quella compagnia di giro (la stessa o in parallelo) che preferisce il sostituirsi al sostenere. Ma il discorso è vecchio e ci ricorda Tomasi di Lampedusa con il suo “cambiare tutto perché nulla cambi».

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