Piacenza

Quel derby con Parma che Piacenza può vincere

quel-derby-con-parma-che-piacenza-puo-vincere

Partendo da Piacenza, durante i miei viaggi all’estero mi è capitato più volte di avventurarmi nelle grandi catene di supermercati e ipermercati; in un mondo sempre più globalizzato, i prodotti italiani sono però sempre esposti in bella vista, esaltati e ampiamente pubblicizzati. Tra tortellini, pasta e parmigiano, il mio sguardo cadeva  sulla classica vaschetta di salume da banco frigo, dove campeggiava, a caratteri cubitali,  la scritta “Coppa di Parma IGP”. Ora, non vorrei essere tacciata di campanilismo estremo, ma devo ammettere che la cosa mi ha sempre lasciato alquanto indispettita. Perché se a noi sono note le differenze di stagionatura tra i due prodotti (e per quanto mi riguarda anche in termini di gusto), il marchio Parma, in generale, risulta sempre vincente su quello di Piacenza. Già dai tempi del Ducato.

Quasi amiche

C’è da dire che le due città, nemiche-amiche da sempre, hanno molto in comune, in termini di background culturale, storico, culinario; nelle vene di entrambe scorre vivissimo un sangue tipicamente emiliano. Eppure sono estremamente diverse, perché se Parma gode dei suoi successi e spesso, con nonchalance, si accaparra pure certi i meriti non suoi, Piacenza sta a guardare affacciata alle finestre della stanza della servitù, come una perenne Cenerentola a cui viene però a mancare il lieto fine.

Il Gobbo che tutti vogliono

L’ultimo scherzo che ci ha giocato Parma riguarda un volume della sua sezione del CAI: parla della Via degli Abati come geograficamente appartenente all’ Appennino Parmense, pubblicizza l’evento su Facebook e come foto utilizza il Ponte Gobbo della nostra Bobbio, che non è certamente a Parma. Il volume è stato promosso anche dalla sezione del CAI di Piacenza. Naturalmente sono piccolezze, piccoli dettagli, che però risultano un pochino fastidiosi, non fosse perché esiste anche l’Appennino piacentino, che fa parte del più grande Appennino Ligure.

L’alunno è intelligente, ma…

La verità purtroppo è che a Piacenza manca ancora qualcosa, in termini di brand awareness e strategie di comunicazione: noi piacentini siamo forse poco avvezzi da questo punto di vista, non certo per mancanza di materia prima. Forse manchiamo un po’ di coesione, di intraprendenza, di orgoglio. E questo consente alle volpi vicine di casa di arrivare sempre per prime all’uva e risultare più meritevoli, condannandoci a sentirci eterni secondi, in un’ottica di sano campanilismo.

Rinascita a Piacenza

Credo che questa pandemia, e il conseguente lockdown, ci abbiano però costretti a riflettere sulle nostre necessità e riconsiderare il nostro territorio e le sue bellezze. Forse dovremmo ripartire da qui, dalla nostra Piacenza e la sua provincia, dai suoi meravigliosi castelli, dalla vista delle nostre colline mozzafiato e i percorsi naturalistici, la qualità eccellente del cibo, la bellezza dei nostri borghi. No, non dovremmo: DOBBIAMO ripartire da qui. Imperativo categorico. Ripartire dal nostro territorio, dal nostro enorme patrimonio culturale. In poche parole, ripensare Piacenza. Non per denigrare i cugini di Parma, ma per poter finalmente dare alla nostra città il rispetto e la visibilità che si merita.

Elisa Ghezzi è laureata in Scienze dei Beni Culturali, curriculum in Storia e conservazione dei beni teatrali, cinematografici e televisivi, all’Università Statale di Milano. Da sempre appassionata di arte, musica, cinema e cultura in generale, ama moltissimo scrivere. Negli anni non ha mai smesso di coltivare un’altra grande sua passione: quella per i viaggi. Attualmente lavora come consulente di viaggio e ha da poco aperto un blog personale, Bradipi in Viaggio, proprio relativo al tema travel, in collaborazione con il marito. E’ mamma di una piccola peste bionda di 5 anni, Emma.

3 Commenti

  1. Un articolo che mi trova molto d’ accordo in certi passi , perché anch’io e mia figlia quando andiamo all’ estero e ci capita sottomano un supermercato , tendiamo ad osservare i prodotti italiani . Ovviamente poi non li acquistiamo perché ci piace cibarci con prodotti dei luoghi che visitiamo …anche questo è storia e cultura dei popoli, no ?
    Ma la coppa di Parma no no no .
    Pur avendo studiato nell’Ateneo Parmense ed essendo innamorata di Parma …date a Cesare quel che è di Cesare : i nostri salumi piacentini !!
    Complimenti Elisa 🍀🌻

  2. Brava Ely, hai reso perfettamente idea della situazione!!.. è giunto il momento che Piacenza abbia la visibilità e soprattutto i riconoscimenti che le spettano!!!..👍👏👏🤗

  3. Sostengo le tesi e approvo ma più che una situazione di concorrenza sosterrei una situazione di cooperazione ristabilendo la situazione di quasi eterno gemellaggio del Ducato di Parma e Piacenza non tanto per guardare indietro ma per una collaborazione al domani. Un punto di partenza potrebbe essere riuscire a vincolare Piacenza alla comunicazione di massa di Parma. Sappiamo ad esempio la funzionalità di abbinamento che Reggio Emilia è riuscita ad ottenere con il suo Parmigiano-Reggiano. Ora potrebbe essere l’occasione per individuare situazioni di abbinamento citando la ricchezza storico artistica delle gemelle in un contesto territoriale del tipo la Parma di Piacenza o lo Scudo di Piacenza, studiandoci qualcosa potrebbe uscire.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.