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Sanità italiana in affanno: dal confronto coi big europei alle famiglie che s’indebitano per le cure

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Sanità italiana: il paragone tra la nostra spesa pubblica e quella degli altri big europei è impietoso. Da un lato fa emergere il grande lavoro che in queste condizioni fanno comunque i professionisti che si occupano della nostra salute, a partire dal personale medico e infermieristico negli ospedali. E dall’altro mette in evidenza che per correre ai ripari gli italiani sempre più spesso aprono il portafoglio e addirittura s’indebitano per accedere alle prestazioni a pagamento.

Il confronto 

Il quadro, come spiega Gianni Trovati su Il Sole-24 Ore, “emerge chiaro dalla nuova Relazione al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali appena depositata dalla sezione Autonomie della Corte dei conti (delibera 4/2024; relatori Paolo Peluffo ed Elena Tomassini)”.

La spesa pubblica italiana per la sanità viene paragonata con quella di Germania, Francia e Regno Unito. Nel nostro Paese “oscilla oggi intorno ai 131 miliardi, contro i 427 della Germania, i 271 della Francia e i 230 del Regno Unito. In rapporto al prodotto interno lordo, che misura in modo più efficace il confronto internazionale, noi ci fermiamo al 6,8%, mentre la Germania arriva al 10,9%, la Francia al 10,3% e il Regno Unito al 9,3%”.

Tra il 2016 e il 2022 “l’Italia ha realizzato la crescita economica più modesta fra i grandi Paesi del continente, con un +6,6% che si confronta con il +8,5% della Germania, il +8,2% della Francia e il +10,2% del Regno Unito. Nello stesso periodo, in rapporto al Pil italiano, la spesa sanitaria di Roma “segna +6,6%, mentre Berlino, Parigi e Londra hanno fatto segnare valori fra il 24,8 e il 25,4%, a ritmi cioè circa quattro volte superiori a quelli italiani”.

Non basta. “A parità di potere d’acquisto la spesa sanitaria italiana per abitante (3.255 dollari all’anno, circa 3.018 euro) è il 47% di quella tedesca (6.930 dollari) e il 57,9% di quella francese (5.622)”. Un dato che per Trovati fa emergere come “il vincolo prodotto dallo stato dei conti pubblici ha potuto più della pandemia e dei nuovi bisogni generati dal miglioramento delle tecnologie sanitarie e anche dall’invecchiamento della popolazione, altro fenomeno in cui l’Italia è primatista”.

La spesa privata

A fare da contraltare alla carenza di risorse pubbliche “ci sono, banalmente, i portafogli degli italiani, che si caricano direttamente tramite prestazioni a pagamento una spesa annua da quasi 920 euro a testa, coprendo per questa via il 21,4% del costo complessivo della sanità italiana. I tedeschi invece si accontentano di pagare l’11% del totale, 882,6 euro in termini nominali, gli abitanti del Regno Unito si attestano a 763,9 euro (13,5%) e i francesi non vanno oltre i 544,9 euro, coprendo così l’8,9% della spesa complessiva”.

Per la Corte dei conti, seppur con queste premesse, “le performance del servizio sanitario nazionale riguardo agli esiti di salute e alla qualità delle cure, risultano generalmente superiori a quelle medie dei Paesi Ocse, e descrivono, quindi, un sistema sanitario mediamente efficiente ed efficace”.

Povertà sanitaria

Questo quadro però va visto anche alla luce di altri dati, stavolta analizzati da La Stampa in base alle stime di Facile.it; cosa ne esce? Che gli italiani per curarsi si indebitano sempre di più. Sarebbe di oltre un miliardo di euro il valore dei prestiti personali erogati agli assistiti nel 2023 per far fronte alle spese mediche (+6,6% rispetto al 2022).

La richiesta di prestiti per La Stampa è solo uno dei campanelli d’allarme su quella che gli esperti hanno ribattezzato “povertà sanitaria”. Infatti una recente indagine condotta dall’Aiop, l’Associazione delle cliniche private, rivela che ben il 34,4% di chi ha un reddito inferiore a 15mila euro l’anno si è dovuto rivolgere al privato per aggirare le liste di attesa; una percentuale che sale al 40,2% per i redditi tra 15 e 30mila euro. Le famiglie che hanno accusato un disagio economico a causa delle spese sanitarie erano il 4,7% nel 2019, sono salite al 5,2 nel 2020, per arrivare ora al 6,1%, un dato che in numeri assoluti fa un milione e 580mila nuclei familiari.

Ma c’è di più. Cresce anche un altro fenomeno, definito come delle “spese sanitarie catastrofiche”; e cioè quelle che per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) impoveriscono le famiglie quando superano del 40% le capacità economiche di sostenerle. Secondo il Crea Sanità il fenomeno sarebbe relativo al 2,8% delle famiglie italiane, ma per i calcoli della sezione europea dell’Oms sarebbero molte di più, il 9,44%, dato tra i peggiori d’Europa.

Fatte le somme tra chi si impoverisce in corso d’anno per le spese sanitarie e chi va in difficoltà per esborsi improvvisi ed esorbitanti, per La Stampa si arriva in totale quasi al 15% delle famiglie italiane; con circa 9 milioni di persone in difficoltà economica per colpa di una sanità pubblica che non ce la fa più a garantire tutto a tutti, lasciando scoperti proprio i più deboli.

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