Stellantis: tra il 2020 e il 2024 i dipendenti sono calati da 37.288 a 27.632. In 4 anni sono stati persi 9.656 posti di lavoro. È quanto emerge dall’indagine della Fiom-Cgil dal titolo ‘Stellantis: la grande fuga dall’Italia’ presentata oggi. Un report che evidenzia “il sostanziale disimpegno di Stellantis dall’Italia, sulla base dell’analisi dei bilanci del gruppo”.
Ad influire su questo calo vicino alle 10mila unità, spiega il sindacato, rilanciato dall’Agenzia Dire, “sono sicuramente le uscite volontarie: in particolare, attraverso accordi sindacali che la Fiom-Cgil non ha firmato, sono state definite specifiche iniziative di uscita con accompagnamento alla pensione per i lavoratori più anziani e di voluntary leave mediante risoluzioni del rapporto di lavoro. Gli esuberi dichiarati nel 2024 sono stati 3.700 e 2.352 nel 2025, per un totale di 6.052. I costi di queste ristrutturazioni ammontano a ben 777.276.000 euro”.
Riguardo all’utilizzo degli ammortizzatori sociali, al 1° settembre 2025 su 32.803 dipendenti, 20.233 sono interessati da cassa integrazione e contratti di solidarietà, cioè il 61,68%. Tra i lavoratori della componentistica e delle aziende committenti circa 8.523 lavoratori su 13.865 sono interessati da ammortizzatori sociali.
Modelli e quote di mercato
In 20 anni, dal 2004 al 2024, per la Fiom è stata persa una produzione di automobili pari a 515.944 unità. Considerando anche i veicoli commerciali, la perdita complessiva di volumi è stata pari a 520.798 unità. Nel 2024 sono state prodotte solo 289.154 auto e 190.784 veicoli commerciali. Negli stabilimenti che producono motori il crollo è di 534.700 unità, sempre dal 2004 al 2024. Da segnalare che delle nuove produzioni lanciate da Stellantis, molte mass market, nessuna si produce in Italia. Topolino: Marocco; Fiat 600: Polonia; Alfa Junior: Polonia; Nuova Panda: Serbia; Nuova Lancia Y: Spagna. Mentre è evidente che le produzioni in Italia di tipo mass market sono diminuite fortemente.
Il calo della produzione di autoveicoli Stellantis non può essere solamente imputato alla contrazione della domanda. A prescindere dall’andamento delle vendite complessive del settore, Stellantis continua a perdere quote di mercato, sia in Italia che in Europa. Tra il 2022 e il 2024 si è passati nel nostro Paese dal 35,23% al 29,13%, e il raffronto tra il primo semestre 2024 e lo stesso periodo del 2025 segna sempre una differenza negativa, passando dal 32,1% al 29,2%.
Patrimonio e investimenti
Secondo il report sindacale, il patrimonio netto è sceso da 7.758.142.000 euro nel 2020 a 6.523.544.000 euro nel 2024, con una riduzione, quindi, di 1.234.598.000 euro. A questo risultato ha contribuito la distribuzione di 2 miliardi di dividendi dell’utile realizzato nel 2023.
La Fiom parla anche di “calo evidente” degli investimenti materiali. Nel 2021 erano di 4.939.699.000 euro ma nel 2024 sono scesi a 4.110.326.000 euro. La riduzione più vistosa riguarda le attrezzature industriali, quasi 571 milioni di euro in meno, mentre gli investimenti in impianti e macchinari calano di oltre 297 milioni di euro.
In più, in Italia la spesa in ricerca e sviluppo è progressivamente calata negli ultimi dieci anni, da 991,5 milioni nel 2014 a 314,3 milioni nel 2024. Il saldo negativo tra il 2023 (quando era pari a 375 milioni di euro) e il 2024 è di 61,1 milioni di euro, segnalando il fatto che tale riduzione non si sta arrestando. Da segnalare anche la svalutazione degli asset, che implicitamente significa riconoscere la riduzione della produzione nei prossimi anni.
Il valore netto delle svalutazioni è pari a 1.004.494.000 euro, in quanto nel 2024 è stato effettuato un ripristino di valore per 93 milioni di euro. Messo a confronto anche il capitale fisso per area geografica: l’Italia è quella che fa peggio di tutti con un trend negativo del -19,53%, passando da 9,56 miliardi di euro nel 2021 a 7,7 miliardi di euro nel 2024, seguita dalla Spagna. La prima area in classifica è il Nord America con 62,28 miliardi di euro nel 2024 e con una crescita del 28,82% rispetto al 2021. Mentre cresce il capitale fisso nei Paesi dell’Est come Polonia, Slovacchia e Serbia.
De Palma: situazione drammatica
“L’amministratore delegato Antonio Filosa ha preso in mano una situazione drammatica, determinata dal fallimento del piano di Carlos Tavares e proprietà”, afferma Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil. Le nostre proposte, aggiunge, “sono rivolte a Stellantis e alle Istituzioni nazionali ed europee. Chiediamo un confronto con l’amministratore delegato Filosa per la definizione di un piano industriale che deve prevedere nuovi modelli mass market perché quelli annunciati non bastano a saturare gli stabilimenti, un piano per rafforzare la ricerca e sviluppo, il ripristino del progetto della gigafactory, il rilancio di Maserati e di Alfa Romeo, nuove assunzioni per invertire la strategia delle uscite incentivate e per rigenerare l’occupazione negli stabilimenti”.
Al Governo invece “chiediamo di spostare il confronto sull’automotive dal ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) a Palazzo Chigi”, prosegue De Palma. “Il tavolo automotive al Mimit ha prodotto esclusivamente incentivi per l’acquisto che non sono in grado di risolvere una situazione che è di crisi strutturale del settore con un calo continuo delle produzioni e un aumento dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Occorre portare la produzione ad almeno un milione di veicoli all’anno. Sono necessarie reali politiche industriali per proteggere e rilanciare l’automotive, favorendo anche l’ingresso di nuovi costruttori. E in questa fase di transizione ecologica bisogna prevedere strumenti come un ammortizzatore sociale unico per tutelare l’occupazione”.
Senza investimenti, sottolinea il segretario generale Fiom-Cgil, “non è possibile rilanciare la produzione di auto nel nostro Paese. All’Unione europea chiediamo un fondo pubblico straordinario di risorse per uscire dalla crisi e per rilanciare oltre a ricerca e sviluppo anche produzione e occupazione”. Come dovrebbe agire? “Prevedendo la possibilità di realizzare l’ingresso degli Stati nell’equity delle imprese e adottando il meccanismo del local content, condizionando cioè la disponibilità delle risorse pubbliche esclusivamente per le aziende che non licenziano e non delocalizzano. Senza la soluzione di questi problemi, proporremo una mobilitazione agli altri sindacati e ai lavoratori”, conclude De Palma.







