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Summit di Parigi: Europa divisa sull’invio di truppe in Ucraina e Meloni…

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L'arrivo di Giorgia Meloni all'Eliseo

Europa senza una linea comune sull’Ucraina. Nemmeno l’ipotesi di essere tagliata fuori dalle trattative tra Stati Uniti e Russia sul futuro di Kiev ha dato i suoi frutti. Così il summit di Parigi convocato ieri dal presidente Emmanuel Macron si può considerare un mezzo fallimento se non un flop.

Dopo più di tre ore di colloquio i capi dei governi di Francia, Italia, Germania, Spagna, Gran Bretagna, Danimarca, Polonia e Olanda, presenti i vertici Unione europea e Nato, si sono ritrovati d’accordo solo su principi generali, spiega l’Ansa. E cioè sulla necessità di condividere le scelte con gli Stati Uniti, sull’esigenza di garantire una pace giusta e di proteggere l’Ucraina. Per il resto distanze molto concrete. Con francesi e britannici favorevoli all’invio di truppe di pace sul campo, mentre Germania, Italia, Polonia e Spagna sono contrarie.

Le perplessità di Meloni

Arrivata al vertice con un’ora di ritardo, Giorgia Meloni non ha nascosto le sue perplessità. A partire dal contesto ristretto della riunione, che per esempio ha escluso gli Stati baltici e del Nord, i più esposti al rischio di estensione del conflitto. Per la premier italiana non si può scegliere una linea “anti-Trump“, in contrasto con gli Stati Uniti. E sull’opzione di inviare truppe europee di deterrenza in Ucraina? Secondo Meloni, sarebbe “la più complessa e la meno efficace”, soprattutto senza adeguate “garanzie di sicurezza” per Kiev. Quindi, la premier avrebbe esortato a “esplorare altre strade”. E soprattutto a coinvolgere e farsi coinvolgere da Washington, perché “è nel contesto euro-atlantico che si fonda la sicurezza comune”.

Scholz irritato

Il primo a lasciare il summit dell’Eliseo è stato Olaf Scholz, sostenendo che Europa e Stati Uniti devono agire “sempre insieme” per la sicurezza di tutti. Il cancelliere tedesco ha anche insistito sull’aumento del “finanziamento” europeo per la sicurezza, pronto a superare le rigide regole di bilancio di Berlino. Quanto all’ipotesi di un invio di truppe in Ucraina, il cancelliere è più che contrario, almeno per il momento: “Credo che sia del tutto prematuro parlarne ora. Anzi sono anche un po’ irritato per questo dibattito. Voglio dirlo chiaramente: qui si discute sulla testa degli ucraini di trattative di pace che ancora non hanno avuto luogo e alle quali gli ucraini non hanno detto di sì”.

Da von der Leyen a Macron

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dopo il vertice ha dichiarato: “L’Ucraina merita la pace attraverso una posizione di forza. Una pace rispettosa della sua indipendenza, sovranità e integrità territoriale, con forti garanzie di sicurezza. L’Europa si fa carico di tutta la sua parte di assistenza militare all’Ucraina”.

E il padrone di casa? Per adesso in silenzio. Stando alle fonti dell’Ansa, Macron, che prima del summit aveva parlato per una ventina di minuti al telefono con il presidente americano Donald Trump, avrebbe abbozzato l’ipotesi della creazione di una “forza di rassicurazione” da posizionare non direttamente su una futura linea di cessate il fuoco in Ucraina, ma “al di qua”.

Tuttavia, l’assenza di un documento finale di quest’incontro definito “informale”, proprio per evitare spaccature irreparabili, rende pressoché impossibile capire quali siano stati realmente i temi “esclusi” dai disaccordi; e quindi sui quali si potrebbe lavorare per trovare un’intesa tra i partner europei.

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