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Vaccini ai parenti: scoppia il caso Modena, indagano i Nas

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L'entrata dell'Ospedale di Baggiovara (Modena)

A Modena scoppia il caso dei vaccini somministrati ai parenti. Martedì scorso, alcuni operatori sanitari del centro unico di Baggiovara hanno pensato di contattare i loro familiari per immunizzarli con le dosi in eccesso del vaccino Pfizer; dosi anti-Covid che non si sarebbero potute utilizzare il giorno dopo. Oltretutto si tratta di parenti che non appartenendo alle categorie selezionate per essere vaccinate non avevano diritto alla profilassi.

La vicenda è stata scoperta dalla Gazzetta di Modena. E la notizia è stata confermata dall’Azienda sanitaria della città emiliana che ha condannato l’episodio, prendendo le distanze. “Quanto avvenuto non risponde ad alcuna direttiva o indicazione fornita dall’Azienda”, affermano dall’Ausl di Modena, che ha avviato un’istruttoria urgente per individuare “tutte le persone responsabili di tale condotta, operatori sanitari o altre figure impegnate nel coadiuvare i team vaccinali in qualità di volontari”.

L’Azienda sanitaria della città emiliana, tra l’altro, “consapevole della gravità dell’errore commesso, e dell’impatto che ciò può generare sulla popolazione che attende il vaccino, si scusa con tutti i cittadini e si impegna a garantire la massima trasparenza, così come è stato fatto fin dall’inizio, nelle procedure di somministrazione e utilizzo del vaccino”.

La ricostruzione

In sostanza, il 5 gennaio all’Ospedale Baggiovara sarebbe stato violato il protocollo per non sprecare nessuna dose. Stabilisce che alla fine della giornata di vaccinazione, se restano disponibili alcune dosi già ricomposte (la loro durata è di sole sei ore) vengano contattati gli operatori sanitari disponibili ad essere vaccinati; le persone già presenti in ospedale e infine coloro che sono in lista d’attesa, prenotati nei giorni successivi.

Secondo la ricostruzione dell’Ausl di Modena, alcuni addetti alle vaccinazioni in totale autonomia hanno pensato bene di contattare invece i propri parenti per non gettare le dosi avanzate. E solo quando altri colleghi ne sono venuti al corrente ed hanno avvistato i vertici dell’Ausl, è stata bloccata immediatamente la somministrazione.

Caso isolato?

In Emilia pare che la questione però non riguardi solo Modena. “Sembra che anche in altri centri vaccinali della nostra regione, Bologna in primis, il caso delle dosi in eccesso a fine giornata non sia un evento sporadico”, ha dichiarato all’Agi Silvia Piccinini, capogruppo in Regione Emilia-Romagna dei 5 Stelle.

“Ecco perché ho depositato un’interrogazione per chiedere alla Regione di fare chiarezza sulle procedure utilizzate; se esiste un protocollo per gestire questi casi, e quante dosi di vaccino fino ad oggi sono eventualmente andate perse a causa proprio di una programmazione non ottimale dei calendari vaccinali per gli operatori sanitari o siano state utilizzate per soggetti che non rientrano nelle priorità, assolutamente da rispettare”, conclude Piccinini.

Arrivano i Nas

Nel frattempo anche i carabinieri del Nas di Parma hanno avviato le indagini. Per il momento si tratta di accertamenti preliminari, spiega l’Ansa, finalizzati prima di tutto a capire come sono andate esattamente le cose a Modena. Solo in seguito si valuterà l’eventuale rilievo penale di queste somministrazioni non autorizzate.

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