L’aumento di luce e gas? Va fermato. Il rischio di avere bollette più care anche del 40% annunciato nei giorni scorsi dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha creato sconcerto. E ha messo in fibrillazione non solo il mondo delle imprese. Con i partiti di Governo preoccupati anche per la ricaduta che la notizia di questi aumenti potrebbe avere sulla tornata elettorale amministrativa alle porte. Sui conti delle famiglie italiane secondo Coldiretti, per esempio, ci potrebbe essere un aggravio medio delle bollette per luce e gas dai 1.320 euro del 2020 ai 1.820 di quest’anno. Un esborso che genera parecchia irritazione sull’azione delle forze di Governo impegnate in questi giorni nelle campagne elettorali locali.
Il peso del gas
Il ministro Cingolani aveva spiegato che l’aumento di luce e gas è da inquadrare come uno dei primi effetti del passaggio complicato dalle fonti fossili alle rinnovabili per produrre energia. Ma adesso prova a gettare acqua sul fuoco. Nell’affrontare l’aumento delle bollette di luce e gas, dice in un’intervista a Radio anch’io, su Rai Raidio1, “non è questione di parole, è questione di mercato. È sotto gli occhi di tutti che il gas stia aumentando in maniera costante; ed essendo la materia prima per produrre elettricità ne abbiamo un effetto importante sulla bolletta. Circa l’80% degli aumenti viene dal gas“.
Mitigare, ma…
Sul piano pratico, c’è da mitigare innanzitutto il trimestre”. Perché, prosegue Cingolani, “sappiamo che l’aumento è importante” e “avviene in tutta Europa”. Però “ogni Paese ha la sua ricetta” e “in queste ore stiamo rivedendo il metodo di calcolo, ci stiamo lavorando. C’è da ragionare su come viene costruita, calcolata, la bolletta”.
Nell’immediato, “come abbiamo fatto nello scorso trimestre” quando ci fu “un aumento” delle bollette di luce e gas “seppur di livello inferiore”, ci sarà un intervento del Governo. Ma poi, aggiunge il ministro, “c’è da mettere in piedi un intervento strutturale perché per quanto sembri si stiano saturando questi aumenti di costi, sono costi che rimarranno in bolletta”.
Le scelte di Madrid
La Spagna di Pedro Sanchez ha attuato una strategia per far fronte al caro bollette che prevede minori remunerazioni ai produttori di energia e una riduzione delle tasse. Si potrebbe applicare qualcosa di simile in Italia? “Sono realtà profondamente diverse”, precisa Cingolani. “Ricordiamoci quanto è grande il nostro comparto industriale rispetto al loro. Credo che si possano trarre alcune indicazioni; ma difficilmente si può traslare la strategia da un Paese a un altro. Quindi noi dobbiamo lavorare sui nostri numeri e sulla nostra situazione”.
Più rinnovabili
Tuttavia, secondo Cingolani, molto discusso dagli ambientalisti, al di là delle contingenze del momento per ridurre l’aumento delle bollette di luce e gas, il vero obiettivo è un altro: “Ora la vera cosa importante è accelerare il nostro processo di installazione delle rinnovabili, così ci sganciamo più rapidamente possibile dal costo del gas. Su questo il dl Semplificazioni ha fatto un lavoro enorme, noi stimiamo di scendere da 1.200 giorni di tempo medio di autorizzazione per un impianto a circa un quinto”.







