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Autonomia: Zaia e Fontana ai ferri corti col Governo

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Da sinistra, Luca Zaia, presidente della Regione Veneto e Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia

Autonomia: Zaia e Fontana non ne possono più. Così i due governatori leghisti di Veneto e Lombardia hanno lanciato un ultimatum al Governo Conte.
“Bisogna che arrivino risposte dal Governo. Perché ad oggi è il Governo a essere inadempiente”, ha affermato Luca Zaia. In sostanza sull’Autonomia “la Regione Veneto non ha un pezzo di carta in cui si dica quali delle sue richieste siano accettate e quali no. E solo sulla base di questo riusciremo a ragionare”. Secondo il governatore del Veneto è il premier Conte “che deve preparare una bozza d’intesa con il ministro Stefani“. Il resto sono soltanto voci, “compreso il fondo perequativo. Di certo vorremmo discutere fino in fondo sulle 23 materie, ma il tema fondamentale sono le questioni finanziarie”.

Il governatore della Lombardia Attilio Fontana conferma le parole del collega e rincara la dose a Radio Popolare. “Il testo del governo non lo si conosce assolutamente; ho letto solo alcuni stralci. Se quelli fossero i veri contenuti della loro mediazione, credo proprio che sia finita ogni possibilità di trattativa”.
Poi Fontana ha fatto il punto sulla tempistica. “Credo che questa settimana ci sia la fine positiva o negativa di questa storia che ormai dura da troppo tempo”.

E senza un sì alla riforma, per il governatore lombardo verrebbe commessa “una grave violazione della Costituzione”. Non basta, “sarebbe offensivo nei confronti di milioni cittadini lombardi e veneti che si sono espressi in maniera esplicita. Sarebbe un’offesa alla democrazia”. Senza dimenticare che sulla vicenda dell’autonomia di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna per Fontana la cosa peggiore è come si sia cercato di “innescare una specie di guerra tra Sud e Nord che è l’ultima cosa che volevamo realizzare e l’ultima cosa di cui questo Paese aveva bisogno”.

Di Maio nel mirino

Non potevano mancare le opinioni dei due governatori sulle posizioni relative all’Autonomia di Luigi Di Maio, vicepremier dei 5 Stelle. “Se Di Maio è capace di scrivere una riforma migliore, gli farò ‘chapeau’ e gli dirò grazie”, ha affermato Fontana. “Io posso solo dire che il nostro testo c’è da settembre dell’anno scorso”. E ha ribadito: “Ho letto stralci di quelle che dovrebbero essere le proposte del governo che mi hanno fatto rabbrividire”.

Per Zaia, “A forza di dirlo, Di Maio si è convinto che questa Autonomia sia contro il Sud; cosa che non è, perché fior di accademici hanno dimostrato che è un’opportunità, ed è vergognoso quindi dirlo”. In più al governatore veneto “dispiace vedere che organizzi un gruppo di lavoro con l’Università di Napoli per dimostrare che è una farsa. Ben venga uno studio, ma implementerei il gruppo di lavoro con accademici veneti, lombardi ed emiliani. Certo che una proposta così, a 650 giorni dal referendum, è una novità riprovevole, solo per buttare tutto all’aria”.

Finora secondo il governatore veneto “i 5 stelle non hanno presentato agli italiani la loro idea di autonomia e ritengo che sia grave. A oggi, l’unica proposta sul tavolo è la nostra. Salvini? Sta seguendo la partita molto da vicino, ma nell’assemblea di condominio non c’è solo la Lega. E credo che i 5 stelle sappiano che nel regolamento di condominio c’è anche l’Autonomia, per cui è bene che si adeguino”.

Autonomia e Parlamento

Zaia infine ha parlato del ruolo delle Camere sull’Autonomia. “È giusto che il Parlamento sia coinvolto. La mia idea è quella di arrivare subito a una pre-intesa, per poi firmare l’intesa vera e propria in Parlamento”. E se comunque “non sarà questo Governo a scrivere l’Autonomia, lo farà un altro Governo. Quel che spiace è che i cittadini si attendono risposte e ancora non le hanno. A inizio anno ho detto che il 2019, nel bene o nel male, sarebbe stato l’anno dell’Autonomia. E se pensano di arrivare a fine anno senza, questa esperienza di governo è finita”.

Ma per il presidente del Veneto “da qui a dicembre c’è tutto il tempo. Anche, eventualmente, per dirci no, nel qual caso ci regoleremo di conseguenza. Però, come nel caso del reddito di cittadinanza, verrebbe meno uno dei pilastri di questo Governo”. E a Roma, ha concluso Zaia, “si devono quindi rendere conto che è una situazione che può diventare veramente pericolosa”.

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