Opinioni

Formazione: dalla scuola alle aziende anche a Piacenza serve un salto di qualità

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Formazione scolastica, professionale, continua… spesso tanto se ne parla che alla fine c’è il rischio di perdere di vista il suo obiettivo, declinandola e ingessandola in formule scontate. Invece la formazione è materia viva, è il valore aggiunto che può farci vincere le sfide che dobbiamo e dovremo affrontare come Paese, ma anche guardando a Piacenza.

Il presente e il futuro ci pongono infatti di fronte a sfide sempre più urgenti e complesse: tecnologiche, economiche, culturali e sociali. Più urgenti perché in tutti gli esseri umani vibra la tensione a migliorare il proprio modo di vivere; più complesse perché il benchmark di questo miglioramento oggi è amplissimo ed articolato, globale e mutevole quanto lo è il mercato, ed in continua evoluzione.

La sintesi è che il “progresso”, in passato prerogativa di pochi e di una parte del mondo, oggi è fortunatamente perseguito da molti. Ed in ogni campo di confronto, tecnologico, scientifico, produttivo, l’asticella della competizione si pone a livelli sempre più alti.

Nel campo produttivo ed industriale, nella partita globale con i colossi asiatici, americani, e dei Paesi emergenti, davvero l’Italia rischia di uscire “asfaltata”. Se la competizione si gioca sui volumi, sulla vastità dell’offerta, sulla disponibilità di risorse naturali, ed infine sui prezzi, è scontato che abbiamo perso in partenza.

Le nostre carte

Abbiamo però dalla nostra una solida e diffusa cultura della media e piccola imprenditorialità, che si concretizza nella continua sfida a trovare soluzioni innovative; nella cura appassionata del prodotto; nella speciale attenzione al cliente.

Nella mia esperienza del tutto normale ho imparato e riconoscere questi valori, quasi fisiologici, propri del modo italiano di fare impresa. Ho anche imparato che la media piccola imprenditorialità si fonda su competenze specifiche, quelle competenze che rendono le nostre imprese difficilmente sostituibili dai competitor. 

Il peso della formazione

E qui strumenti come formazione, ricerca, condivisione e scambio di conoscenze e capacità, assumono un ruolo sempre più strategico per il futuro.
La formazione continua, mirata e di qualità, è la base su cui progettare e programmare il nostro progresso, e ancor prima è fondamentale nel preservare la ricchezza del nostro tessuto produttivo.

Mi riferisco specialmente ai percorsi post scolastici e post universitari, ed altrettanto ai percorsi di aggiornamento e sviluppo di persone già inserite nel mondo del lavoro. La buona formazione parte da una corretta analisi degli obiettivi che si vogliono perseguire e prima ancora da una coerente visione del futuro; quindi va pianificata e progettata, concentrandosi in primo luogo sulla fonte, cioè il formatore.

Che cosa serve

Prendiamo ad esempio la necessità di formazione del personale in ambito aziendale. In campo industriale, l’evoluzione tecnologica avanza ad un ritmo così rapido per cui la formula classica del “corso”, cioè il format preconfezionato, il programma rigido, la ripetizione di nozioni e schemi, rischia di essere già obsoleto nel momento in cui viene progettato. Se il mercato richiede figure sempre più flessibili, la formazione deve essere altrettanto flessibile.

Gli “agenti” di una buona cultura della formazione professionale devono essere ovviamente i decisori politici, che rendano disponibili i finanziamenti indispensabili; ed insieme a loro le Università, per il supporto di ricerca teorico-applicativa; così come le organizzazioni imprenditoriali ed industriali, per la messa a terra di progetti e ricerche e la visione di dove il mercato globale muove ed evolve. Poi serve un coerente e competente coordinamento, che sappia gestire network,  ricerca ed applicazione in molteplici settori.

Il caso Fraunhofer

Un esempio su tutti è Fraunhofer, prestigioso istituto tedesco di ricerca applicata, partecipato da Governo, università e aziende. E una tale “competente struttura” presa a modello può far crescere anche da noi un ampio numero di formatori, dedicati a molteplici platee: dalle aule accademiche a quelle della scuola superiore, ai reparti aziendali. Trasformando la formazione in un output flessibile e fruibile di ricerca ed applicazione, che rende il ritorno di investimento ai soggetti che l’hanno voluta, sostenuta e realizzata.

Uno spunto è stato recentemente lanciato dal ministero del Welfare, con la proposta alle Università di creare corsi di formazione professionale di 150 ore. Sarebbe sicuramente un’ottima partenza, purché non finisca lì.
Occorre insomma una visione di sistema, investimenti a lungo termine, e soprattutto una sincera intenzione di creare un sistema virtuoso. Le pillole curano l’urgenza di oggi, ma alla lunga, il miglioramento viene solo da un reale cambio di regime.

Le aziende nelle scuole

Un’ultima considerazione, stavolta rivolta alle scuole. L’alternanza scuola-lavoro ha fatto entrare gli studenti nelle aziende per “un’anteprima” nel mondo del lavoro; ma sarebbe altrettanto interessante invertire i fattori e portare le aziende nelle scuole. Benissimo le testimonianze o i career day, ma perché non pensare a contenuti strutturati di formazione e studio, offerti dai professionisti aziendali nella scuola, ed integrati nel programma scolastico e quindi nella valutazione dello studente?

Il mio principale interesse è la formazione tecnica, e in particolare l’applicazione meccanica. Un ambito che talora rischia di risultare meno appetibile nel confronto con altri percorsi scolastici, forse anche meno impegnativi; credo che portare i tecnici nelle scuole sarebbe un efficace strumento di orientamento e di valorizzazione di questi ambiti professionali. E quindi farebbe crescere il numero di studenti consapevoli e motivati, che scelgono di essere le risorse del futuro nelle aziende che li hanno preparati. 

Con sincera passione sostengo che il valore della formazione professionale non si esaurisce nella funzionalità e nel contributo alla competizione sui mercati internazionali, ma è fondamento e veicolo di cultura e progresso della società.
Un buon progetto di formazione è un buon progetto per il futuro. E quindi, soprattutto, è la chiave di volta per un concreto e duraturo sostegno ai giovani.

Filippo Mondani, piacentino, è ingegnere industriale specializzato in oleodinamica avanzata. Consulente tecnico-ambientale per l’impresa, da oltre vent'anni si occupa di progettazione ed industrializzazione di macchine utensili e linee per la lavorazione della lamiera. Da alcune sue idee e lavori sono nate innovative applicazioni industriali brevettate.

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