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La Madonna Sistina rivive a Piacenza: tutto sulla mostra dedicata al capolavoro di Raffaello

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La Madonna Sistina rivive a Piacenza. Segnatevi le date: dal 24 aprile al 31 ottobre 2021, il capolavoro di Raffaello ritorna virtualmente nella chiesa del monastero benedettino di San Sisto, il luogo per il quale era stato realizzato.

Il grande artista aveva ricevuto infatti l’incarico di dipingere l’opera da papa Giulio II nel 1512; la Madonna Sistina è poi rimasta a Piacenza fino al 1754, quando viene ceduta dai monaci al Grande Elettore Augusto III di Sassonia per 25.000 scudi romani. Da allora, tranne per una parentesi nel Secondo dopoguerra che l’ha vista a Mosca per dieci anni (fino al 1955), si trova nella Galleria reale dei dipinti di Dresda.

Un viaggio nella Storia

Ma torniamo all’esposizione: La Madonna Sistina di Raffaello rivive a Piacenza – Storia dell’opera e del monastero di San Sisto trae spunto dal capolavoro del pittore urbinate, proponendo un viaggio dinamico ed esperienziale che permette al visitatore d’immedesimarsi, condividere e vivere la storia di San Sisto e dei capolavori pensati per questo spazio.

Il percorso della mostra va alla scoperta del complesso religioso a partire dal cosiddetto appartamento dell’abate, per la prima volta aperto al pubblico; qui inizia un allestimento museale che descrive le vicende del monastero dalla sua fondazione imperiale (nel IX secolo) fino ai cambiamenti intervenuti in epoca moderna.

Da Angilberga a Margherita

Nel vestibolo sono ricostruiti i ritratti virtuali di quattro figure di rilievo che influenzarono la vita del monastero di San Sisto:

  • La fondatrice Angilberga, moglie dell’imperatore carolingio Ludovico II, che ne diviene badessa dall’882 all’889;
  • Gandulfus, l’abate che regge il monastero dal 1180 (fedele al vescovo di Piacenza e obbediente all’imperatore Federico II);
  • L’architetto piacentino Alessio Tramello, tra i più attenti e dotati allievi del Bramante, che tra il 1499 e il 1511 erige la nuova chiesa e il grande chiostro;
  • L’imperatrice Margherita d’Austria, figlia di Carlo V e duchessa di Piacenza e Parma, che qui decide di essere sepolta.

Dall’appartamento dell’abate si passa poi alla preziosa biblioteca monastica; qui viene presentata una copia del XVIII secolo del testamento di Angilberga, proveniente dalla biblioteca Palatina di Parma, e la copia digitale del Salterio di Angilberga che risale all’827.

In un secondo ambiente è illustrata la Regola monastica attraverso la sua organizzazione interna, i compiti dei monaci, la vita liturgica e, all’interno della cappella per la preghiera, si possono ammirare i preziosi elementi liturgici di proprietà della chiesa fin dalla sua edificazione.

Chiesa capolavoro

Il percorso prosegue quindi nella chiesa di San Sisto, con la descrizione del suo patrimonio artistico e con una sosta nel trionfale coro ligneo. Realizzato a partire dal 1514 dagli intagliatori parmensi Giovan Pietro Pambianchi e Bartolomeo Spinelli, presenta una successione di meravigliose tarsie riproducenti l’“armonia delle arti”.
I visitatori possono così accomodarsi negli stalli del coro per essere virtualmente calati in un momento della vita religiosa, ovvero la recita serale dei vespri che avveniva al cospetto della Madonna Sistina.

Vita avventurosa

Nella cripta si ripercorre invece la vita avventurosa del capolavoro di Raffaello e la formazione della sua fama mondiale. Il tutto attraverso una ricostruzione cronologica che muove dal contesto storico-socio-politico romano e piacentino, entro il quale l’opera viene commissionata e realizzata.

Il percorso in cripta inizia con l’osservazione dell’originaria collocazione nel presbiterio progettato dal Tramello ricostruito attraverso la realtà aumentata, indossando visori VR.

Poi si passa alla storia piacentina iniziata, come abbiamo visto, nel 1512 con la committenza di papa Giulio II per onorare la memoria dello zio, papa Sisto IV della Rovere; una storia che dura 240 anni, fino al 1754, quando, per ripianare gli ingenti debiti che il monastero aveva contratto, l’opera di Raffaello viene ceduta ad Augusto III di Sassonia, grande collezionista di capolavori, e sostituita da una copia di Pier Antonio Avanzini, realizzata sempre nel 1754. Nel transetto sinistro della cripta si ricostruisce la trattativa e la vendita dell’opera, con i protagonisti della vicenda.

Icona mondiale

L’esposizione prosegue documentando attraverso copie di opere e volumi sfogliabili dai visitatori come, dopo l’arrivo a Dresda, il quadro sia divenuto meta di pellegrinaggi laici in nome di un ideale di grazia e di bellezza. Un ideale che attraversa, acquisendo sempre più importanza, le epoche del neoclassicismo, del romanticismo e persino del positivismo ottocentesco, fino alla filosofia e alla letteratura novecentesche.

La Madonna Sistina diventa immagine di riflessione per cristiani e di venerazione per cattolici ortodossi; immagine di studio per filosofi, poeti e letterati. Dalla metà del Settecento a oggi ne hanno scritto i maggiori autori europei a partire da Winckelmannn, Herder, Goethe, Novalis, Hegel, Schopenhauer, Nietzsche, Freud, Steiner, Herzen, Dostoevskij, Tolstoj e Bulgakov; fino al cuore buio del Novecento, dove incontra il pensiero di Walter Benjamin, Ernst Bloch, Martin Heidegger.
E la Madonna, diventata “di Dresda”, sarà fonte di ispirazione anche per le avanguardie come testimoniano le opere di Schwitters, Dalì, Picasso, fino ad Andy Warhol.

Docufilm e sotterranei

La mostra si chiude con la proiezione nella sagrestia monumentale del docufilm YOU. Story and glory of a masterpiece, diretto da Nicola Abbatangelo e sceneggiato da Giovanni Maddalena. Si tratta della ricostruzione di tutte le peregrinazioni dell’opera di Raffaello calate all’interno della vicenda personale di Brandon, un fotografo americano a cui viene chiesto lo scatto perfetto della Madonna; una ricerca che lo porterà a mettere profondamente in discussione se stesso.

Per l’occasione, sarà possibile vedere anche il passaggio sotterraneo di collegamento tra la chiesa e Palazzo Farnese, che inizia alla base dello straordinario scalone elicoidale che disimpegna l’intero complesso monastico.

Dai curatori ai promotori

L’iniziativa piacentina è inserita tra gli eventi ufficiali per le celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio. Ed è curata da Manuel Ferrari, Eugenio Gazzola e Antonella Gigli, con contenuti multimediali di Twin Studio.
Tanti i promotori della mostra: dalla Diocesi di Piacenza e Bobbio, in collaborazione con il Comune di Piacenza, alla Fondazione di Piacenza e Vigevano; dal 2° Reggimento Pontieri dell’Esercito italiano, con il patrocinio del Mibact, all’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani, alla Provincia di Piacenza, a Piacenza Musei in Rete.

La mostra che ruota attorno alla Madonna Sistina si avvale poi del contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano e del sostegno della Regione Emilia-Romagna – Istituto Beni Culturali, e della Camera di Commercio di Piacenza.

Infine, va ricordato che la manifestazione è parte del programma di Piacenza 2020/21, il calendario di eventi culturali promosso sempre da Comune, Fondazione, Diocesi e dalla Camera di Commercio, in linea con il tema scelto: Piacenza “Crocevia di culture”.

Orari e biglietti

Da lunedì a venerdì, apertura su prenotazione per gruppi di minimo 10 persone: venerdì 15.00-20.00; sabato 10.00-20.00; domenica 12.00-20.00.
La biglietteria è aperta fino a un’ora e mezza prima della chiusura. Per gruppi maggiori di 15 persone è possibile fare richiesta di accesso al di fuori degli orari indicati. Per eventuali aggiornamenti dell’orario, consultare il sito www.piacenzapace.it.

I biglietti: per la mostra, intero 10 euro; ridotto 8; scuole 5. Per il docufilm YOU (durata 50 minuti, dialoghi in inglese sottotitolati in italiano), biglietto unico 5 euro; scuole, 2.
Per informazioni e prenotazioni: 349 8078276; 349 5169093; sistinapiacenza2020@gmail.com.

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