Economia

Cogni (Confindustria): sul digitale a Piacenza serve un colpo d’acceleratore

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Per Antonio Cogni la sfida del digitale non può più aspettare. E soprattutto per il vice presidente di Confindustria Piacenza va vinta velocemente, colmando al più presto i ritardi accumulati nelle infrastrutture digitali anche sul nostro territorio.

“Da imprenditori questa necessità l’abbiamo espressa da tempo, perché essere collegati in banda larga ed ultra larga ci serve per colloquiare in modo efficiente col mondo”, afferma Cogni, che in Confindustria annovera il digitale tra le sue deleghe. “Adesso però qualunque cittadino ha consapevolezza che se ha difficoltà di accesso alla rete, rischia di essere tagliato fuori da tutta una serie di servizi essenziali: dall’anagrafe alla sanità, tanto per citarne un paio”.

Risorse e Covid

La partita è complessa, ma mai come oggi c’è tanta attenzione sulla posta in palio. Da un lato, l’Unione europea, con il Next Generation EU, ha varato infatti il più ingente pacchetto di misure di stimolo mai finanziato prima; dall’altro, il Covid ha fatto toccare con mano a tutti, nessuno escluso, come gli investimenti infrastrutturali nelle reti digitali non siano più rinviabili. Tanto che il digitale rientra a pieno titolo tra gli interventi chiave che saranno finanziati attraverso i Recovery plan nazionali.

Va anche detto che la situazione in Italia è in via di miglioramento. Tuttavia, spiega Cogni, questo non basta per allentare la presa. “È vero che secondo il Digital Economy and Society Index, che misura le performance in ambito digitale, dal 25° posto del 2019 siamo passati al 17° tra i 27 Paesi della Ue per connettività. Ma siamo ancora lontani dal podio che dovrebbe spettare a un Paese come l’Italia”.

Il quadro regionale 

E in Emilia-Romagna, come va la digitalizzazione del territorio? “La nostra Regione nel suo piano sta procedendo tutto sommato bene; occorre però colmare al più presto i ritardi accumulati”, prosegue il vicepresidente di Confindustria Piacenza. “A questo proposito, ad ottobre 2020 c’è stata una riprogrammazione del planning: il tavolo tecnico del Comitato di Monitoraggio del Piano Banda Ultra Larga (Bul), composto dal Ministero dello Sviluppo Economico, dalla Regione Emilia-Romagna e dalle loro società in house, rispettivamente Infratel Italia e Lepida, ha approvato il nuovo Piano Tecnico che fissa al 31 dicembre 2022 la data di fine lavori e collaudi”.

Per Cogni così è ancor più evidente “che dobbiamo proprio schiacciare sull’acceleratore. Soprattutto ora che abbiamo la possibilità di usare bene i fondi del Next Generation EU”. Ma si badi bene, ammonisce, “che quella montagna di miliardi che siamo stati capaci di ‘prenotare’ non è certa. Dovremo conquistarci ogni euro, definendo un piano ambizioso, misurabile e preciso, indirizzato esplicitamente a progetti innovativi e di lungo termine”. 

I problemi di Piacenza 

Venendo alla nostra provincia, “della necessità di dotarla di queste infrastrutture, in Confindustria Piacenza ce ne occupiamo da almeno una decina di anni”, sottolinea il vicepresidente dell’Associazione. “Le esigenze di connettività delle aziende si sono manifestate da tempo e le risposte non sono sempre state rapide e tempestive”.
Per esempio, “ci sono aree industriali sia in città che in provincia dove manca ancora la banda ultra larga. Pensiamo poi alla collina e alla montagna, dove il cosiddetto digital divide è molto più evidente”.

In quelle zone non c’è densità di industrie, ma “comunque non si possono lasciare gli abitanti di quei luoghi scoperti. Per questo è importante l’azione del Pubblico per connettere alla rete le cosiddette aree bianche o grigie a fallimento di mercato. Del resto, queste infrastrutture sono fondamentali non solo perché chi vive lì ne ha diritto, ma anche per pensare ad ogni piano di sviluppo”.

E per entrare ancor di più nel concreto, Cogni fa un paragone lampante: “Stiamo parlando della stessa cosa che è stata fatta negli anni Sessanta, quando si è elettrificato via via tutto il Paese, raggiungendo anche i punti dove i privati non avrebbero avuto convenienza ad investire”.

Fibra e civiltà

Per questo, secondo il vice presidente di Confindustria, “è indispensabile costruire le autostrade di connessione con fibra ottica; e dove non sarà possibile portare fisicamente la fibra, sopperire con i ponti radio. A questo punto saranno gli operatori delle telecomunicazioni a dare accesso alla rete per ogni necessità. Da quelle del singolo cittadino, all’impresa, alla Pubblica amministrazione, alla sanità e così via”.

Un cambio di marcia decisivo e non solo sotto il profilo economico. “Con la fibra ottica di ultima generazione è possibile, anche in simultanea, effettuare videoconferenze di eccellente qualità, seguire programmi di didattica a distanza senza interruzioni e lavorare in smart working, riuscendo a trasferire grandi quantità di dati”. Per non parlare “degli aspetti di inclusione sociale dove nessuno va lasciato indietro o emarginato. Credo che questa sia una questione cruciale che misura proprio il nostro grado di civiltà e di democrazia”.

Il ruolo del Rict

A questo punto della sua analisi, il vice presidente di Confindustria Piacenza traccia anche un bilancio dell’attività dell’Associazione imprenditoriale sul fronte della digitalizzazione. “In questi anni un po’ di esperienza ce la siamo fatta, aggregando le imprese, dialogando con le amministrazioni locali e la Regione. Dietro alla banda ultra larga dei Casoni di Gariga – una delle zone piacentine a più alta incidenza di insediamenti industriali – c’è la nostra azione. Ma potrei citare tanti altri esempi, dove il nostro intervento è riuscito a far progredire un processo che non marciava con la giusta velocità”.

In tale percorso, evidenzia Cogni, “siamo facilitati dall’avere all’interno dell’Associazione tante competenze. Abbiamo il Rict (Ricerca, Innovazione, Comunicazione, Tecnologia), un cluster di aziende che hanno la missione di introdurre le nuove tecnologie produttive e della comunicazione nella manifattura e nella società”. Si tratta di “una quarantina di imprese – un bel numero per Piacenza! – che hanno competenze nei diversi settori. Questo facilita moltissimo la disseminazione di conoscenze e ci consente di essere sempre sul pezzo”.

In che modo? “Un gruppo di queste aziende, per esempio, sta concludendo un interessante progetto: attraverso l’istallazione di una rete di sensori, sarà in grado di monitorare il flusso del Trebbia sotto il ponte Paladini. I dati saranno prontamente disponibili per interventi di diversa natura, a cominciare dalla gestione delle piene. Ed ecco un’altra infrastruttura!”. 

Digitale a 360 gradi

Insomma, anche a Piacenza “quello della digitalizzazione è un tema vastissimo; un argomento tanto centrale che non solo è molto presente nel programma di attività della Presidenza Rolleri, ma coinvolge praticamente tutti i 5 vice presidenti, poiché impatta a 360 gradi sia in ambito lavorativo che sociale”.

Quando infatti “parliamo di digitalizzazione – riflette Cogni – facciamo riferimento certamente alla infrastruttura di base; ma anche alla formazione, ai servizi, al loro uso e fruibilità, in particolare da parte della Pubblica amministrazione; senza dimenticare lo smart working, di cui si è fatto un gran parlare in questi mesi, o il digital marketing, o ancora le applicazioni tecnologiche, come Industria 4.0”.

Non solo: “Pensate alla scuola, che ha continuato a lavorare proprio grazie alla didattica a distanza. Le aziende non hanno perso i contatti con i loro clienti e fornitori proprio grazie a questi sistemi. Tanti di noi hanno imparato ad utilizzare le piattaforme di dialogo ed hanno potuto continuare a svolgere le loro attività. Questa possibilità ha tamponato, per esempio, l’impossibilità di svolgere le fiere in presenza, e vi assicuro che non è davvero poca cosa”. 

È chiaro, “che questi sistemi non potranno sostituire le relazioni e le attività in presenza. Ma certamente – conclude Cogni – ci hanno consentito di essere vicini anche se lontani. E quindi indietro non si tornerà”. 

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