Migranti: il governo di Giorgia Meloni nomina Valerio Valenti commissario per lo stato di emergenza dichiarato lo scorso 11 aprile e il centrosinistra sale sulle barricate. Valenti è il capo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno. L’unità operativa guidata dal commissario avrà a disposizione una ventina di persone. Dovrà coordinare le attività volte all’ampliamento della capacità del sistema di accoglienza, con particolare riferimento agli hotspot e ai centri previsti dal sistema di accoglienza e integrazione, coinvolgendo i territori interessati.
Stesso compito di coordinamento sull’attività per l’accoglienza dei migranti in strutture provvisorie, in cui siano assicurati il vitto, l’alloggio, il vestiario, l’assistenza sanitaria e la mediazione linguistico-culturale. In più Valenti sarà chiamato ad individuare le migliori soluzioni per assicurare un servizio continuativo di trasporto marittimo e aereo, da parte di vettori appositamente individuati, dagli hotspot ai territori dove saranno individuati i centri e strutture. E per realizzare questi obiettivi il commissario potrà agire anche in deroga ad una serie di norme.
Intanto, a differenza delle altre, quattro Regioni, tutte guidate dal centrosinistra – la Campania del governatore Vincenzo De Luca, l’Emilia-Romagna (Stefano Bonaccini), la Puglia (Michele Emiliano) e la Toscana (Eugenio Giani) – non hanno dato la loro adesione alle misure previste nell’ordinanza legata al commissario per l’emergenza migranti firmata dal capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio.
Una scelta che naturalmente ha suscitato molte critiche nella maggioranza di centrodestra. Tra cui quelle del senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, che ha commentato: “Sinceramente sorprende che il pregiudizio politico prevalga sull’interesse dei territori e sul ricorso a procedure migliori con l’intervento della Protezione Civile e di istituzioni nazionali”.
Sei sindaci contro
A dare man forte ai quattro presidenti regionali però arriva anche un documento firmato dai sindaci di sei grandi città amministrate sempre dal centrosinistra: Roma (Roberto Gualtieri); Milano (Beppe Sala); Napoli (Gaetano Manfredi); Torino (Stefano Lo Russo); Bologna (Matteo Lepore); Firenze (Dario Nardella).
I primi cittadini esprimono preoccupazione per le “proposte in discussione relative alle modifiche all’unico sistema di accoglienza migranti effettivamente pubblico, strutturato, non emergenziale che abbiamo in Italia”, contenute nel cosiddetto decreto Cutro. E i sei sindaci non condividono tra l’altro “la cancellazione della protezione speciale, misura presente in quasi tutti i Paesi dell’Europa occidentale, mentre circa il 50% dei migranti presenta vulnerabilità ed è in parte significativa costituito da nuclei familiari”.
Adesso il braccio di ferro tra maggioranza e opposizione si sposta in Parlamento; il decreto Cutro sui flussi e la gestione dei migranti, varato nella cittadina calabrese dopo il naufragio costato la vita a oltre 90 migranti, infatti è atteso in aula al Senato tra martedì e mercoledì.







