Cultura

Piacenza all’Opera: il Mefistofele di Boito riapre la stagione del Municipale

piacenza-allopera-il-mefistofele-di-boito-riapre-la-stagione-del-municipale
(foto Rolando Paolo Guerzoni)

Mefistofele: la Stagione d’Opera del Teatro Municipale di Piacenza riprende con il titolo di Arrigo Boito dopo la pausa estiva. Mefistofele è assente dal 1969 dal palcoscenico piacentino: dopo 53 anni torna in scena al Municipale venerdì 14 ottobre, alle ore 20, con replica domenica 16 ottobre alle ore 15.30, in una nuova coproduzione tra Fondazione Teatro Comunale di Modena e Fondazione Teatri di Piacenza.

Anche se il nome dell’autore è associato indissolubilmente al libretto dei due più moderni capolavori di Giuseppe Verdi, Otello e Falstaff, Boito è stato tra i primi compositori italiani a scrivere, come Wagner, sia il libretto che la musica del suo massimo capolavoro, sottolinea una nota della Fondazione teatri.

Intellettuale fra i più raffinati e ambiziosi della Scapigliatura italiana, Boito si è ispirato a Goethe e alle tante fonti letterarie del mito di Faust per dare vita al titolo che, attraverso successive revisioni e adattamenti, ha raggiunto alla fine dell’Ottocento un posto stabile in repertorio nonostante l’impegno produttivo richiesto per la sua rappresentazione scenica e musicale.

Direzione e cast

La direzione musicale del Mefistofele è affidata a Francesco Pasqualetti, protagonista nei maggiori Teatri italiani ed esteri, tra cui il Maggio Musicale Fiorentino; il Teatro La Fenice di Venezia; il Teatro Regio di Torino; l’Opera di Colonia e la New Zealand Opera.

Pasqualetti è alla guida dell’Orchestra Filarmonica Italiana e di un cast formato da:

  • Simon Lim (Mefistofele);
  • Antonio Poli (Faust);
  • Marta Mari (Margherita/Elena);
  • Eleonora Filipponi (Marta);
  • Paolo Lardizzone (Wagner);
  • Shay Bloch (Pantalis);
  • Vincenzo Tremante (Nerèo).

Le masse corali, per quest’opera che richiede imponenti organici, sono quelle del Coro Lirico di Modenaunito al Coro del Teatro Municipale di Piacenza sotto la guida di Corrado Casati, oltre alle Voci bianche del Teatro Comunale di Modena dirette da Paolo Gattolin.

Dalla regia alle coreografie

L’allestimento è curato da Enrico Stinchelli, che firma regia, scene e costumi, con elementi scenici della Fondazione Teatro di Pisa, conservando l’ambientazione originale del libretto. Lo spettacolo si avvale anche di video e luci di Angelo Sgalambro e delle coreografie firmate da Michele Merola per i danzatori di Agora Coaching Project/MM Contemporary Dance Company.

Le recite di Mefistofele al Teatro Municipale sono dedicate, oltre che alla memoria del Maestro Gianluigi Gelmetti che avrebbe dovuto inizialmente dirigere la produzione, anche al piacentino Sandro Bosoni, medico, politico, tra i fondatori e presidente dell’Associazione Amici della Lirica di Piacenza, scomparso nel 2011 e che amava particolarmente l’opera di Boito.

Flop e trionfo 

“Nel Mefistofele bisogna crederci”, dice il regista Stinchelli, che è anche dal 1988 il noto conduttore del programma “cult” La Barcaccia su Rai Radio3. “E se ci si abbandona al viaggio alla fine non ci si pente: musica coinvolgente e di felicissima fattura, scene immaginifiche e varie, tra le più efficaci che possa annoverare il melodramma. Non è Berlioz, non è Verdi, non è Wagner, ma possiede il fuoco creativo di questi inarrivabili modelli”.

Boito, aggiunge Stinchelli, “condensò nel Mefistofele il suo credo artistico, direi proprio la sua filosofia di vita. Uomo colto, fine intellettuale, rara intelligenza, dovette subire l’umiliazione di assistere alla Scala, nel 1868, al fiasco solenne del Mefistofele prima versione, di cui conserviamo oggi il libretto e non più la musica, poiché lo stesso autore fu costretto a rifare tutto nel 1875 per la ripresa bolognese che segnò, per contro, l’inizio d’una ascesa trionfale”.

Un vero Kolossal

Il Mefistofele di Arrigo Boito “è un’opera straordinaria e monumentale” spiega il direttore d’orchestra Pasqualetti. “Basterebbero i numeri delle masse sonore che Boito impone per la sua realizzazione per poterla definire, usurpando un termine cinematografico, un kolossal. Tra orchestra in buca, banda in palcoscenico, coro in scena, coro di voci bianche, artisti della compagnia e attori si raggiunge rapidamente la singolare cifra di circa 180 esecutori”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.