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Saman Abbas strangolata: il fratello conferma l’omicidio

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Saman Abbas: “Andate in casa. Ora ci penso io”. Sono le parole che la notte tra il 30 aprile e il 1° maggio scorso Hasnain Danish, zio della 18enne attualmente ricercato dai Carabinieri e dalla Procura di Reggio Emilia, avrebbe detto ai genitori della giovane pachistana, scomparsa da Novellara in quelle ore dopo essersi opposta al matrimonio con un cugino organizzato per lei dalla famiglia.

Parla il fratello di Saman

A riferirlo agli investigatori è stato il fratello minorenne di Saman, come si legge nell’ordinanza “di applicazione di misura coercitiva” firmata dal Gip del Tribunale di Reggio Luca Ramponi nei confronti, oltre che dello zio, dei genitori e di due cugini della ragazza. Il minore, secondo l’agenzia Dire, ha aggiunto che quella sera lo zio avrebbe “pianto molto” e lo avrebbe poi minacciato “di non dire nulla ai Carabinieri”:  la conseguenza? “La mia uccisione”.

Il giudice considera la testimonianza del ragazzo una “piena prova indiziaria” della responsabilità dello zio nell’omicidio. Il fratello di Saman, si legge nel verbale dell’interrogatorio del 15 maggio scorso, ha aggiunto: “Secondo me l’ha uccisa strangolandola, anche perché quando è venuto a casa non aveva nulla in mano”. E alla domanda se sapesse dove lo zio aveva occultato il corpo della ragazza ha risposto: “Io gliel’ho chiesto in quanto volevo abbracciarla un’ultima volta. Lui mi ha risposto di non potermelo dire”. Al rientro dello zio, ha concluso il minore “mio padre si è sentito male e ha iniziato a piangere, stava quasi per svenire per mia sorella”.

Le sue preoccupazioni 

In un altro passaggio dell’ordinanza si legge che la stessa Saman temeva per la sua incolumità, avendo ascoltato la madre parlare al telefono con una persona su come obbligare una donna a sottostare alle regole di vita pachistane, “ovvero ucciderla”. Come aveva confidato in un messaggio al fidanzato, era convinta che si parlasse di lei e ne aveva chiesto conto alla madre, che però aveva negato, replicando che la conversazione era riferita ad una ragazza pachistana. Nel messaggio al fidanzato inviato poco prima di sparire, Saman aveva detto: “Vediamo cosa c’è scritto nel destino e cosa no. Però ascoltando che gli altri possono fare anche così, non sono fiduciosa”.

Omicidio premeditato

In mattinata il procuratore capo reggente Isabella Chiesi aveva già parlato di omicidio premeditato per l’ipotesi di reato contestata dalla Procura di Reggio Emilia ai familiari della 18enne pachistana. Che il presunto omicidio della giovane fosse già organizzato da tempo sarebbe confermato per gli inquirenti anche dalla data del biglietto aereo per il rientro in Pakistan (avvenuto in tutta fretta il 5 maggio) che i genitori di Saman avevano acquistato il 26 aprile. Della ragazza non si hanno più notizie dal 30 aprile scorso. Ma la sera del 29, le telecamere di videosorveglianza dell’azienda agricola dove lavorano e dove vive la famiglia Abbas, hanno immortalato tre persone con in mano badili e attrezzi da lavoro dirigersi verso i campi.

Il cugino in Francia

Uno dei due cugini di Saman è stato rintracciato in Francia; e per lui è prevista una rogatoria per il ritorno in Italia. “Continuano le ricerche della persona offesa o dei suoi resti, purtroppo reputiamo che sia deceduta”, ha detto poi Chiesi. Il papà della 18enne ha dichiarato in un’intervista che la figlia sarebbe viva. Si troverebbe in Belgio, ospite di un amico. Versione smentita oggi dalla Procura reggiana: “Riscontri positivi a quello che ha detto il padre non ce ne sono. Abbiamo appurato che in Belgio la ragazza non c’è”. L’intervista aveva invece secondo il procuratore un altro scopo: “Ovviamente voleva far sapere anche agli altri parenti cosa dovevano dire”.

La trappola

Secondo i magistrati reggiani, inoltre, la ragazza sarebbe stata indotta con l’inganno a tornare a casa, dopo essere scappata da una comunità in cui era stata collocata dai servizi sociali per proteggerla. “Si può pensare che l’abbiano abbindolata dicendole che avevano i biglietti per loro e non per lei; e questo l’ha rassicurata facendole pensare che non sarebbe dovuta tornare in Pakistan”, ha aggiunto Chiesi. Ascoltato anche il fidanzato pachistano di Saman che, tuttavia, “ha parlato soltanto del pregresso e non della vicenda che non ha vissuto”. A Novellara le ricerche continueranno adesso avvalendosi anche di un elettromagnetometro, uno strumento che dà conto delle discontinuità del terreno, usato sotto la sorveglianza di un ingegnere nominato appositamente.

L’Ucoii condanna

Sul caso di Saman Abbas, le comunità islamiche italiane hanno preso posizione. E Yassine Lafram, presidente dell’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche in Italia, ha annunciato una fatwa contro i matrimoni forzati, spiegando che per la religione islamica quanto accaduto a Saman “non solo è inaccettabile, ma è da condannare, da combattere, da contrastare. Non vengono condannati solo i genitori, ma chiunque si renda complice di questi comportamenti, che non hanno nulla a che fare con la religione, ma appartengono a residui culturali retrogradi”.

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