Sentenza Vezzulli: ormai nel mondo giuridico e non solo la chiamano così. È quella che il Tar di Parma ha emesso lo scorso 14 marzo, annullando l’allontanamento della dirigente dalla guida dell’Avvocatura e la riorganizzazione del settore legale stabilite dal Comune di Piacenza.
Dopo la decisione di palazzo Mercanti di impugnare al Consiglio di Stato la sentenza dei giudici amministrativi, non si spegne l’eco della vicenda. Oggi arriva infatti il commento dell’Unione nazionale avvocati enti pubblici (Unaep), presieduta da Antonella Trentini, che al Tar aveva affiancato la dirigente piacentina con un ricorso “ad adiuvandum”, rappresentata dall’avvocato Benedetto Ghezzi.
Non basta. Sempre oggi il consigliere comunale Luigi Rabuffi di Alternativa per Piacenza invia dall’opposizione una nota in cui fa i conti in tasca all’Amministrazione guidata dal sindaco Pd Katia Tarasconi sulle spese legali. Vediamo allora le considerazioni sulla sentenza Vezzulli prima di Unaep e poi di Rabuffi, che vi riproponiamo integralmente.
La nota dell’Unaep
«L’Unione nazionale avvocati enti pubblici (Unaep) esprime grande soddisfazione per la sentenza del Tar Parma n. 106 del 14-3-2025 sulla vicenda “Vezzulli” che restituisce dignità e giustizia riconoscendo i principi cardine dell’intera categoria degli avvocati dipendenti.
L’Unaep era già intervenuta sulla vicenda per mettere in guardia il Comune di Piacenza dagli errori che si accingeva a compire, facendo leva sul buon senso istituzionale: sopprimere la posizione di dirigente avvocato cassazionista esistente storicamente nell’organizzazione dell’Ente, per declassarla ad Ufficio sottordinato ad un dirigente di un ufficio terzo, violava i principi fondamentali fissati dalla legge speciale professionale forense di autonomia ed indipendenza.
Come spiegato nella sentenza del Tar, l’Avvocatura civica non può essere a livello organizzativo sottordinata ad altra struttura e quindi organizzativamente non autonoma, bensì sottoposta esclusivamente alle dipendenze funzionali del sindaco senza intermediazioni di sorta.
Anche sulla rotazione del dirigente avvocato, l’Amministrazione comunale ha del tutto erroneamente interpretato il parere dell’Anac: in tutto il Comune di Piacenza vi era un unico dirigente avvocato cassazionista, figura dunque infungibile e, infatti, il Tar di Parma ha deciso nel senso già espresso un anno fa da Unaep: quella applicata dal Comune di Piacenza era una rotazione al di fuori di qualsiasi sostenibile legittimo procedimento.
“La funzione dell’avvocato di un ente pubblico è la difesa dell’Ente stesso e, allo stesso tempo, esso costituisce un presidio di legalità, che trova la propria fonte nella legge professionale forense, n.247/2012, all’articolo 23. L’avvocato del Comune è infatti iscritto all’albo speciale degli avvocati e patrocina nell’esclusivo interesse dell’ente. È in questo contesto che il dirigente dell’avvocatura svolge la funzione professionale dettata dalla legge e gli devono essere garantite le prerogative di autonomia di cui al predetto articolo”, afferma l’avvocato Antonella Trentini, presidente di Unaep».
La nota del consigliere Rabuffi
«Ci avrei scommesso… Ammetto che con queste parole ho commentato tra me e me l’intenzione del nostro Sindaco, manifestata ieri l’altro, di annunciare l’impugnazione presso il Consiglio di Stato della sentenza esecutiva del Tar di Parma nella causa “Vezzulli contro Comune di Piacenza”.
Una sentenza, quella del Tar, che sulle questioni più intriganti (macro-organizzazione, assetto organizzativo, reggenza della struttura, autonomia e indipendenza dell’Avvocatura comunale) dà piena ragione all’Avvocato Vezzulli, ex – e forse non più ex – Coordinatrice dell’Avvocatura comunale (da oltre 25 anni) nonché dirigente a tempo indeterminato con qualifica di Avvocato cassazionista.
Una sentenza che in 148 pagine, dense di valutazioni giuridiche, richiama precedenti pronunce del Consiglio di Stato, lasciando quindi ipotizzare un finale apparentemente già scritto.
Ammesso e non concesso che finisca così, l’appello annunciato in Consiglio di Stato rappresenta sicuramente un atto legittimo, ancorché accompagnato – per quanto mi riguarda – da dubbi e perplessità. Impulsi collegati al fatto che questa ennesima puntata della telenovela sarà pagata, ancora una volta, dai piacentini. Dalle cui tasche vengono costantemente attinte (con incredibile nonchalance) risorse utili a finanziare incarichi legali esterni. Al pari di un bancomat illimitato.
Tutto ciò, in particolare, da quando l’Avvocatura è stata decapitata/depotenziata/stravolta a seguito della scoperta della famosa fideiussione falsa (maggio 2024); vicenda proseguita con lo “scambio di vedute” tra Avvocatura e DG in Commissione Legalità (27/05/2024); continuata con la revoca all’Avvocatura della procura a rappresentare l’Ente (giugno 2024) e infine deflagrata legalmente con il trasferimento d’ufficio (luglio 2024) della ex Coordinatrice dell’Avvocatura alla Protezione Civile – Settore Prevenzione e Sicurezza.
Premesso che comprendere il senso (e l’utilità) di incaricare un illustre e storico Avvocato cassazionista alla direzione della Protezione Civile è fuori dalla portata della mia fantasia (ma credo anche del buon senso), risulta molto più evidente il danno economico a cui sono sottoposti i piacentini.
Si pensi, infatti, che la spesa per incarichi professionali legali esterni vedeva nel 2022 un impegno di € 6.665,54 mentre nel 2023 si attestava a € 4.268,46. Nel 2024, anno in cui l’Avvocatura è finita nel “tritacarne”, si sono invece “toccati” i 150.000 €, con un aumento esorbitante proprio sul secondo semestre.
Non solo. Il 30/12/2024, mentre si metteva in frigorifero lo spumante per brindare all’anno nuovo, l’anno si chiudeva con l’ulteriore affidamento di un incarico professionale (di € 18.479,75) per la “rappresentanza e difesa dell’Ente nel ricorso avanti il Tar”.
Chiuso l’anno, ecco che il 12 febbraio 2025 “a causa di ricorsi giudiziari che non possono essere gestiti internamente dall’Avvocatura, sia a causa di una altissima specializzazione per l’incarico professionale o per incompatibilità/potenziale conflitto di interessi, si è reso necessario l’affidamento di incarichi di patrocinio dell’Ente ad avvocati esterni. Per i quali risulta necessario incrementare da € 10.000 a € 50.000/anno la previsione dello stanziamento.” Con queste motivazioni, veniva chiesto al Consiglio comunale (e ottenuto) di votare per un’ulteriore variazione di bilancio.
Altri incarichi esterni, altri soldi volatilizzati… Tutto ciò, naturalmente, ben prima della recente sentenza del TAR di Parma. Quindi senza considerare le spese di lite da liquidare a favore della ricorrente (Avv. Vezzulli) che il Tar ha addebitato, quale condanna, al Comune di Piacenza (€ 3.000 oltre accessori di legge e rifusione del contributo unificato). A cui andranno aggiunti i costi per gli incarichi legali esterni che andremo a sostenere per l’annunciato appello in Consiglio di Stato.
Non solo. Altre spese dovranno essere sostenute: per la difesa dell’Ente nelle cause collaterali (per esempio, prossimamente, dal giudice ordinario) e altre ancora per l’eventuale risarcimento dei danni (professionali, morali, materiali, di immagine, etc…) che probabilmente verranno richiesti.
Complessivamente, un vero e proprio salasso. Mi fermo qui. In attesa di sapere, con non celata curiosità, come andrà a finire questa “triste” vicenda e come l’Amministrazione Comunale riuscirà ad adeguare l’assetto organizzativo alle previsioni vincolanti della sentenza del Tar, mi viene in aiuto un principio universale impartitomi dai migliori maestri della mia vita: mamma e papà.
“Ricordati, Luigi, amministrare i soldi degli altri è un immenso onore e una grande responsabilità. In gioco c’è qualcosa di molto più importante del valore dei soldi: si chiama Fiducia. Cerca sempre di meritartela.” Cosa dire ai nostri amministratori? A buon intenditor, poche parole…».







