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Ulivo della pace a Fiorenzuola, il sindaco Gandolfi: “Un simbolo da far crescere per il futuro di tutti”

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Cheikh Tidiane Gaye e Romeo Gandolfi

Ulivo della pace: un simbolo importante, da far crescere nella coscienza di tutta la comunità. A maggior ragione in un mondo dilaniato dai conflitti. Perché la pace va coltivata ogni giorno, partendo dai cittadini e guardando soprattutto alle nuove generazioni. È questo il senso della cerimonia che si è tenuta stamattina presso l’anfiteatro “San Giovanni” di Fiorenzuola d’Arda alla presenza di autorità civili, militari e di una folta rappresentanza delle associazioni e delle scuole cittadine.

L’iniziativa della messa a dimora dell’Ulivo della pace in un’area pubblica del Comune è stata sostenuta con convinzione dall’Amministrazione guidata dal sindaco Romeo Gandolfi. E ha origine da una proposta arrivata da Cheikh Tidiane Gaye: poeta e scrittore di origini senegalesi, è membro ordinario dell’Accademia europea delle scienze e delle arti e presidente dell’Accademia internazionale Leopold Sedar Senghor.

Alla cerimonia il primo cittadino di Fiorenzuola era affiancato da Gaye che sta promuovendo quest’iniziativa in tutt’Italia. E dopo i saluti di rito, ha svolto un intervento ricco di spunti di riflessione che vi riproponiamo integralmente.


L’intervento del sindaco Romeo Gandolfi

«Siamo di fronte ad un ulivo, storicamente un simbolo di pace. Sin dal testo dell’Antico Testamento, dove una colomba porta a Noè un ramoscello d’ulivo ad indicare la fine del diluvio universale e l’avvio di una nuova era tra Dio e gli uomini: un’età di pace. Quella pace che siamo chiamati a perseguire anche noi, come cittadini italiani. Lo dice la nostra Costituzione, all’articolo 11, che abbiamo ripreso nella targa ai piedi di questo ulivo: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. A ribadire questo valore fondamentale per la nostra Storia, si pensi che sullo stemma della Repubblica italiana si trova un ramo di ulivo, così come sulla moneta da dieci lire coniata nel 1947, in cui venne raffigurato proprio un ramo di ulivo.  

Più recentemente, ho trovato particolarmente significative le parole pronunciate dall’arcivescovo di Milano, Monsignor Mario Delpini, nel 2022, in occasione dell’evento “In questa notte splendida”, che vide radunati 500 bambini provenienti da Milano e da tutta la Lombardia in piazza Duomo, per chiedere, insieme all’arcivescovo, il dono della pace. Delpini diede ai bambini un compito: quello di far crescere un ulivo, simbolo di pace. “Per farlo crescere”, aggiunse, “servono luce, vigilanza e tempo. La luce è quella del sole, che potrà difendere l’ulivo, e quindi la pace, dai parassiti che sono la cattiveria, la pigrizia, l’indifferenza e le parole aggressive. La pazienza, perché occorre dedicare tempo all’ulivo e, quindi, alla pace. Durante tutto il prossimo anno, guardate se l’ulivo cresce e pregate per la pace”, fu l’invito di Delpini.

Dopo oltre due anni da queste frasi particolarmente belle e significative, non possiamo che constatare con profonda amarezza che stanno sinora avendo la meglio quei parassiti. La cattiveria e le parole aggressive dei potenti e di chi dispone di minacciare, uccidere o gettare bombe su popolazioni o persone inermi; la pigrizia e l’indifferenza di quelle persone che non hanno quasi più il coraggio di parlare di pace, o che la professano ma finiscono per lanciare ulteriori minacce di violenza o aggressione.

Pensiamo che dalla drammatica alba del 7 ottobre 2023, in Palestina si sono registrate oltre 500 mila vittime, di cui in larga parte bambini. In Ucraina assistiamo ogni giorno ad attacchi sulla popolazione civile: le bombe colpiscono e sventrano palazzine dove vivono famiglie, bambini, persone che con la guerra non c’entrano nulla. E queste sono soltanto le situazioni più vicine a noi: alzando un attimo lo sguardo potremo intravedere ciò che accade in Pakistan e Afghanistan, o in tanti Stati africani dove guerriglie, violenze e combattimenti quotidiani sono purtroppo all’ordine del giorno. Guerre lontane, ma allo stesso tempo vicine a noi, perché non possiamo far finta che nulla di tutto ciò stia accadendo. Ma cosa possiamo fare, nel nostro piccolo, per la pace? 

Cheikh Tidiane Gaye, che la nostra Amministrazione e Comunità tengono a ringraziare di cuore per l’invito che ci ha rivolto, ci ha proposto con la piantumazione di questo ulivo un cambio di passo, un impegno più incisivo nella lotta contro la guerra. Siamo consapevoli che non possiamo fermare da soli le innumerevoli situazioni di conflitto in giro per il mondo. Ma la nostra Comunità è chiamata a prendersi cura e custodire con amore questo ulivo, perché possa essere il simbolo del “sì” di Fiorenzuola d’Arda alla pace ed alla libertà: il nostro “sì” all’idea di poter garantire un futuro a noi ed alle generazioni prossime, come chiedeva subito dopo il termine della Seconda guerra mondiale Alcide De Gasperi, uno dei padri dell’Europa unita come fortino di pace, sicurezza e prosperità. “Il futuro non si costruisce con la forza, e nemmeno con il desiderio di conquista”, ammoniva De Gasperi subito dopo il termine dell’orrore che caratterizzò la Seconda guerra mondiale. 

Questo ulivo sia allora la nostra rivoluzione: perché oggi si può davvero definire così, se si pensa che appare rivoluzionario parlare di pace, di fronte ad inviti ad aumentare le spese belliche, minacce di scatenare un conflitto che costerebbe la fine dell’umanità e della civiltà. Il nostro compito è non lasciare che questo ulivo rimanga una pianta senza nome o identità, esclusa dalla realtà comunitaria: siamo chiamati a farlo crescere, custodirlo e prendersene cura, affinché possiamo ritenerci consapevoli e orgogliosi di esserci battuti perché il nostro desiderio di pace possa finalmente realizzarsi. Luce, vigilanza e tempo: come invitava Monsignor Delpini, abbandoniamo quei parassiti che sono la cattiveria, la pigrizia, l’indifferenza e le parole aggressive, per essere Comunità serena, paziente ed attenta all’altro, ai piedi di questo ulivo che ci rappresenta, tutti, nel chiedere il dono della pace».

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