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Caserma Levante: per il Nuovo sindacato carabinieri la Procura di Piacenza non si fida dell’Arma

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Caserma Levante, nell’Arma la ferita brucia. E si apre uno scontro con la Procura della Repubblica di Piacenza. A lanciare il sasso è il Nuovo sindacato carabinieri (Nsc) dell’Emilia-Romagna.

Arma esclusa dalle indagini

Per l’organo sindacale pesa la scelta della procura piacentina, guidata da Grazia Pradella, di aver escluso in toto l’Arma dalle indagini dell’operazione Odysseus. Un’inchiesta che ha portato al sequestro della Caserma Levante e all’arresto di sei carabinieri per reati gravissimi (droga, estorsione, tortura).

“La Procura della Repubblica di Piacenza – si legge in una nota dell’Nsc – ha espresso una evidente e comprensibile sfiducia nei confronti non solo dell’Arma di Piacenza, ma anche di organi investigativi autonomi e svincolati dalla gerarchia provinciale, ad esempio del R.O.S., a cui avrebbe potuto delegare congiuntamente l’attività indagine perché conoscitore dei meccanismi interni della struttura, delle logiche e delle dinamiche della catena di comando”.

Inchiesta interna

L’Arma, sottolinea l’organismo sindacale dei carabinieri, “non si è mai tirata indietro nel ricercare militari disonesti che, infiltratisi tra le file di chi giornalmente dona il proprio contributo alla sicurezza collettiva, anche a sacrificio della propria vita, hanno leso l’onore e la credibilità dell’Istituzione”.

D’altro canto, c’è la consapevolezza “della necessità di un’inchiesta interna anche per pianificare, si auspica unitamente ai Sindacati, una efficace ed innovativa strategia di contenimento e prevenzione dei fenomeni criminali che molto spesso si nutrono di quel ben noto e distorto ‘Spirito di Corpo’ e si rafforzano in virtù del timore ingenerato dalle responsabilità indirette che si riflettono sulla carriera di chi è preposto al controllo e/o alla vigilanza”.

Domande al Governo

Ma non basta. Per l’Nsc sul caso della Caserma Levante serve anche un intervento del governo. “Il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ha rinnovato, con sorprendente efficienza e rapidità, i volti dei vertici di Comando Provinciale di Piacenza, a dimostrazione di quella che si è presumibilmente rilevata, a nostro avviso, un atto di totale sfiducia e insanabile punto di rottura da parte della Procura della Repubblica del luogo”.

Quindi, “per quanto addotto, senza timori di smentita alcuna, si chiede pertanto al Ministro della Difesa e al Ministro della Giustizia di verificare se i rimedi, le soluzioni e i provvedimenti adottati in prime cure dal Comando Generale, cioè la sola sostituzione dei vertici locali della catena di comando e la sospensione (obbligatoria) dei militari cautelati dall’autorità giudiziaria, siano concretamente la sola risposta da ritenersi adeguata e, sufficiente, per ristabilire quel rapporto fiduciario e di credibilità, ora e per il futuro, che ci si augura sia ancora lungo e proficuo per l’Arma e che non dovrebbe invero mai mancare tra l’autorità giudiziaria e le forze di polizia”.

Via da Piacenza?

Allo stesso modo l’Nsc chiede “di poter conoscere se la sfiducia da parte dell’autorità giudiziaria piacentina si estenda anche sull’Arma dei Carabinieri tutta, attesa la totale estromissione di quest’ultima da ogni contesto investigativo che qui interessa. Una tale circostanza, infatti, indurrebbe questo sindacato regionale a chiedere al Comandante Generale di valutare la chiusura del Comando Provinciale di Piacenza e il ripiego dei carabinieri in province dove il rapporto di fiducia e stima reciproche appare ancora saldo e immutato”.

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