Coronavirus, prima vittima italiana: Adriano Trevisan, 78 anni, di Vo’ Euganeo è deceduto in Veneto a causa dell’infezione. L’uomo, ricoverato già da una decina di giorni per precedenti patologie, è spirato all’ospedale di Schiavonia (Padova). “Non c’è stato neppure il tempo per poterlo trasferire”, ha detto il governatore Luca Zaia all’Ansa.
“Siamo preoccupati”, aveva affermato il presidente della Regione già prima della morte di Trevisan, parlando di lui e dell’altro paziente di Vo’ Euganeo risultato positivo al coronavirus e ricoverato in Veneto. “Ho parlato col sindaco di Vo’ Euganeo per adottare tutte le misure: chiusura delle scuole, degli esercizi commerciali, cercando di ricostruire tutte le attività sociali e i contatti che queste persone hanno avuto per capire qual è il livello di cordone sanitario da mettere in atto”. Non bisogna diffondere il panico, ma la prima regola è l’isolamento, aveva sottolineato Zaia.
“Queste due persone hanno avuto dei contatti in loco; non sono andate in Cina; non sono il classico caso sospetto. Stiamo lavorando anche sul fronte dell’eventuale necessità di una struttura dedicata a eventuali contagiati; perché non sappiamo qual è l’entità del contagio”. La procedura, aveva concluso Zaia, “andrà a pescare tutte le persone che hanno avuto un contatto; i cittadini sono stati curati per normali patologie, sono state applicate tutte le direttive dell’Oms, si tratterà di capire che tipo di contatto hanno avuto”.
Lombardia e coronavirus
Nel frattempo la situazione anche in Lombardia si fa critica: 250 persone in isolamento, otto nuovi casi a Codogno (Lodi) per un totale di 15 ammalati con il rischio di contagio nella vicina Emilia. ”Rispetto ai tamponi compiuti in queste ore da un lato ci sono evidenze negative, ma dall’altro abbiamo individuato altre otto positività di cui cinque operatori sanitari, infermieri e medici dell’ospedale di Codogno e tre pazienti”, ha detto l’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera.
In lieve miglioramento, ma sempre gravi le condizioni del “paziente 1”, il 38enne dipendente dell’Unilever di Lodi ricoverato all’ospedale di Codogno per il coronavirus; la moglie incinta all’ottavo mese e l’amico come lei contagiato dall’uomo, ricoverati all’ospedale Sacco di Milano, presentano un quadro clinico meno pesante. Mentre una collega del paziente 1 è ricoverata con febbre alta al nosocomio di Piacenza dove sono in corso le verifiche sul possibile contagio.
Gli altri quattro nuovi positivi al coronavirus sarebbero tre clienti di un bar di Codogno e il figlio del titolare dell’esercizio. Secondo quanto si apprende dall’Ansa il figlio del titolare aveva giocato a calcetto con il 38enne; mentre gli altri tre sono solo clienti del bar e non sarebbero mai entrati in contatto diretto con il paziente 1. Il suo medico di base è ricoverato invece in ospedale con la polmonite a Milano.
In isolamento
Al momento, ha fatto sapere Gallera, sono 250 le persone in isolamento. Tra questi, 149 sono infermieri, medici, familiari e persone entrate in contatto diretto con il paziente 1. Poi ci sono i colleghi che lavorano nella sua azienda e che hanno sempre avuto un contatto diretto con lui. Le persone in isolamento nel lodigiano saranno trasferite in due strutture militari: l’ex aeroporto di San Damiano (Piacenza) e una caserma di Milano. Lo ha annunciato il capo della protezione civile Angelo Borrelli in una conferenza stampa insieme con il ministro della Salute Roberto Speranza.
Il presidente della Lombardia Attilio Fontana e il ministro Speranza hanno firmato un’ordinanza con misure molto precise che riguardano l’area in cui abitano e si spostano le persone che sono state individuate come positive. I comuni, che pesano per circa 50mila abitanti, sono: Codogno, Castiglione d’Adda, Casalpusterlengo, Maleo, Fombio, Bertonico, Castelgerundo, Terranova dei Passerini, Somaglia e San Fiorano. In arrivo quindi la chiusura di tutti i bar, negozi, scuole e aziende, ad eccezione di quelle di pubblica utilità, con la sospensione di tutti gli eventi pubblici. In Emilia, a Piacenza e provincia, domani le scuole saranno chiuse così come saranno sospesi tutti gli eventi pubblici in via precauzionale.
Coronavirus e caso indice
Intanto all’ospedale Sacco di Milano, punto di riferimento nazionale nell’infettivologia, è sempre in osservazione il 40enne dipendente della Mae di Fiorenzuola d’Arda (Piacenza); si tratta del manager che ha avuto contatti con il paziente 1 di Codogno ad una cena, dopo essere tornato dalla Cina il 21 gennaio. L’uomo è risultato negativo al test; sarebbe in buone condizioni, e non avrebbe manifestato sintomi, se non con una lieve febbre manifestata un solo giorno (il 10 di febbraio). Su di lui sono in corso ulteriori accertamenti per verificare eventuali tracce lasciate nel suo sangue dal coronavirus. Cosa che comunque, anche in caso di esito negativo, non potrebbe escludere che si tratti del cosiddetto “caso indice”, quello che potrebbe aver fatto partite il contagio.
Contagio asintomatico?
Gli esperti non escludono infatti che il coronavirus possa trasmettersi anche da persone che non manifestano i sintomi della malattia. Uno studio pubblicato dalla rivista Lancet, basato sul caso di un bambino cinese che aveva contratto il coronavirus senza manifestazioni sintomatiche evidenti, ha già paventato questa possibilità. “Come tutte le malattie infettive la variabile la fa l’ospite, il paziente”, ha spiegato Stefania Piconi, specialista in malattie infettive del Sacco, a quotidiano.net. “Quindi esistono malattie infettive dove alcuni pazienti hanno sintomi esagerati (febbre alta e subito insufficienza respiratoria con necessità di cure intensive) e pazienti che riescono con il loro sistema immunitario ad avere una manifestazione quasi asintomatica, con pochi sintomi come ad esempio solo un banale raffreddore; tuttavia sono stati comunque infettati e possono comunque trasmettere l’infezione”.
Quarantena fiduciaria
In via generale il ministero della Salute ha stabilito l’obbligo di quarantena “fiduciaria” domiciliare per chi è tornato da un viaggio in Cina negli ultimi 14 giorni e di “sorveglianza attiva” per chi è stato nelle aree a rischio, come indicato dall’Oms, con obbligo di segnalazione alle autorità sanitarie locali al proprio rientro nel nostro Paese.








