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Festival della cultura della libertà 2022, Sforza: “Non taciamo, troviamoci a Piacenza”

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Da sinistra, Giorgio Spaziani Testa (in video), Corrado Sforza Fogliani, Antonino Coppolino e Carlo Giarelli (foto Del Papa)

Festival della cultura della libertà: arriva la 6ª edizione, che avrà luogo a Piacenza dal 29 al 30 gennaio. Tema di quest’anno, sul quale si confronteranno una quarantina di relatori: “La libertà al tempo della paura. Come riconquistare i diritti perduti?”.

Il Festival è stato presentato nella sede dei Liberali piacentini, dal presidente del Centro studi di Confedilizia Corrado Sforza Fogliani, dal presidente dell’Associazione Liberali piacentini Antonino Coppolino e dal vice Carlo Giarelli, con l’intervento in collegamento video del presidente nazionale di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa.

Gli aironi stilizzati torneranno dunque a volare su Piacenza posandosi sul PalabancaEventi (già Palazzo Galli), sede della manifestazione fin dal primo anno grazie alla disponibilità della Banca di Piacenza. L’evento è organizzato dall’Associazione dei Liberali Piacentini Luigi Einaudi in collaborazione con Confedilizia, Il Giornale ed European students for liberty.

Come è stato sottolineato nella conferenza stampa, sarà un’edizione a cui mancherà, per la prima volta, il fondamentale contributo del professor Francesco Forte, morto il primo gennaio del nuovo anno all’età di 92 anni e la cui figura sarà ricordata nel corso del Festival, un appuntamento a lui molto caro ed al quale ha sempre partecipato con grande entusiasmo e competenza.

Sforza Fogliani: non taciamo, troviamoci a Piacenza

«A fine gennaio, come di consueto, sentiremo la voce dei liberali (e dei libertari). Questa volta, in sostanza, sulla pandemia (i suoi effetti, il suo sviluppo, le attese)», scrive in una nota a corredo della presentazione del Festival, Sforza Fogliani.

«Agli inizi del 2020 all’emergere delle prime misure emergenziali, un gruppo di 25 intellettuali liberali richiamò l’attenzione dell’opinione pubblica sul fatto che si stava predisponendo “un gigantesco meccanismo di deresponsabilizzazione”, in ogni settore, esteso ad ogni categoria e classe sociale. “Le risorse – si diceva nell’Appello – che sono nella disponibilità dello stato devono direttamente pervenire agli interessati, senza passare necessariamente attraverso tutto quell’armamentario che ne ritarda l’erogazione e, soprattutto, che (passando per mille enti e un asfissiante percorso burocratico) incide pesantemente sulla consistenza degli aiuti stessi, riducendoli in modo sensibile e favorendo quel clientelismo e quella corruzione che con facilità si annidano proprio negli apparati burocratici”. Oltre a ciò – si diceva ancora – “bisogna disboscare la selva delle regole, perché quanti evocano il ‘boom’ successivo alla Seconda guerra mondiale dovrebbero ricordare come allora chi voleva intraprendere poteva farlo con facilità: non c’erano tutte le leggi che ora impediscono ogni iniziativa, né vi era una pressione fiscale come l’attuale”.

Agli inizi di quest’anno, un secondo Appello, un primo bilancio. “L’interventismo autoritario è sotto gli occhi di tutti. Trova la sua (inventata) ragion d’essere nella lotta al virus Corona. In realtà, ogni giorno si fa violenza allo stato di diritto e si aumenta la spesa pubblica, ormai senza più eticità alcuna. L’imposizione fiscale insopportabile va di pari passo. Facciamo – ecco la conclusione – che lo stato lasci lavorare in pace chi vuole fare, eliminando ogni norma che ora ostacola quanti intraprendono”.

È ora, adesso, di fare ancora il punto e, soprattutto, di parlare chiaro, responsabilmente. Di disboscamento normativo, neppure – in tutti questi mesi – si è infatti parlato. Si è anzi continuamente (e solamente) alimentata l’illusione che a tutto possa pensare l’apparato pubblico, così gravandolo di ulteriori compiti e responsabilità anche sul piano sanitario. Le banche centrali – pur infastidite dalle criptomonete – hanno dal canto loro continuato a fare politica, e a dettare comportamenti, più dei Parlamenti. L’Europa appare come la grande salvatrice (pur con preteso rimborso, di cui nessuno comunque si occupa e si preoccupa), in un vorticoso tourbillon di denaro pubblico del quale non si sanno, e non si comprendono, i precisi confini. Il futuro è incerto perché è incerto che futuro vogliamo creare.

Di questo ed altro, dunque, si discuterà a Piacenza il 29 e 30 gennaio (anteprima nel pomeriggio di venerdì 28) nel  corso della sesta edizione del Festival della cultura della libertà.

Diceva Einstein: “Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi porta progressi. È nella crisi che sorgono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Tacere nella crisi è esaltare il conformismo”. Non taciamo, troviamoci a Piacenza», conclude Sforza Fogliani.

Il programma del Festival

La due giorni del Festival avrà dunque un’anteprima venerdì 28, sempre al PalabancaEventi, Sala Panini, alle ore 18, con la presentazione del volume “Virus e Leviatano” di Aldo Maria Valli (edizioni Liberilibri) a cui parteciperanno Carlo Lottieri e Michele Silenzi.

Ricco come sempre di argomenti stimolanti e relatori d’eccezione il programma messo a punto dal professor Lottieri, direttore scientifico del Festival.

Sabato 29 gennaio
In Sala Panini (ore 10-10.30) Rassegna stampa con Nicola Porro (in collegamento).
Sempre in Sala Panini (10.30-11.00), previsti i saluti di Corrado Sforza Fogliani e Augusto Minzolini, direttore de Il Giornale.
La I sessione (11-12.30) verterà sul tema “Dalla crisi pandemica a quella economica. Come resistere dinanzi alla pandemia statalista?”, con Andrea Giuricin, Alan Patarga, Sandro Scoppa.
A seguire (12.30-13) lectio magistralis di Dario Caroniti sul tema “Paura, libertà fondamentali, espansione del potere”.

Dalle 13 alle 13.30, camminata di 10 minuti fino alla stele collocata nel Giardino delle Libertà, eretta “conto tutti i totalitarismi”.

Dopo la pausa pranzo, sessioni in contemporanea:
in Sala Panini la II (15.30-17.15) “Vaccinazione obbligatoria e green pass. Le ragioni della libera scelta individuale”, con Mariano Bizzarri, Eugenio Capozzi, Alessandro Ricci, e la III (17.30-19.15) “Diritto ed emergenza alla prova della crisi sanitaria”, con Sergio Belardinelli, Alberto Berardi, Aldo Rocco Vitale;
in Sala Verdi la IV (15.30-17.15) “L’altro quale minaccia? Il ruolo della paura nel pensiero politico della modernità”, con Renato Cristin, Raimondo Cubeddu, Roberta Modugno, e la V (17.30-19.15) “Scienza e potere, scienziati e governanti”, con Alexander Afriat, Luigi Curini, Alessandro Vitale. 

Domenica 30 gennaio
In Sala Panini, dalle 8.30 alle 10.15, la VI sessione si occuperà di “Media e comunicazione al tempo del virus tra conformismo e propaganda”; al tavolo dei relatori Dario Fertilio, Pierluigi Magnaschi, Stefano Magni.
Dalle 10.30 alle 11 Rassegna stampa – in presenza – con Daniele Capezzone.
Tra le 11 e le 11.45, sessione VII incentrata su “Dirigismo e inflazione. Come uscire dalla crisi?”, con Alessio Cotroneo, Flavio Felice, Alessandro Trentin.
In Sala Verdi, sessione VIII (9-10.45) “Dinanzi alla pandemia, centralismo o localismo?”, con Luigi Marco Bassani, Paolo Pamini, Mauro Vaiani) e sessione IX (11-12.45), “Dopo la disfatta del welfare state. Quali prospettive?”, con Daniele Capezzone, Marco Valerio Lo Prete, Giorgio Spaziani Testa, Andrea Venanzoni. 

In Sala Panini, alle ore 12.45, sessione plenaria con la lectio magistralis di Guglielmo Piombini sul tema “Per un natalismo libertario. Manifesto liberale a favore della natalità”. 

Dopo la pausa pranzo, ultima sessione (la X, sempre in Sala Panini, a partire dalle 15.15) con focus su “Quale scenario politico ci consegna la pandemia?”, con Paolo Luca Bernardini, Roberto Brazzale, Carlo Lottieri.

Alle 17 conclusioni affidate, come sempre, a Corrado Sforza Fogliani. 

I relatori del 2022 
  • Alexander Afriat, filosofo della scienza
  • Luigi Marco Bassani, storico delle dottrine politiche 
  • Sergio Belardinelli, sociologo
  • Alberto Berardi, filosofo del diritto
  • Paolo Luca Bernardini, storico
  • Mariano Bizzarri, oncologo
  • Roberto Brazzale, imprenditore 
  • Daniele Capezzone, giornalista e saggista 
  • Eugenio Capozzi, storico
  • Dario Caroniti, storico delle dottrine politiche 
  • Alessio Cotroneo, presidente dell’Istituto Liberale
  • Renato Cristin, filosofo
  • Raimondo Cubeddu, filosofo politico 
  • Luigi Curini, scienziato politico
  • Flavio Felice, storico delle dottrine politiche
  • Dario Fertilio, giornalista
  • Andrea Giuricin, economista
  • Mario Valerio Lo Prete, giornalista
  • Carlo Lottieri, filosofo del diritto
  • Pierluigi Magnaschi, direttore di “Italia Oggi 
  • Stefano Magni, giornalista
  • Augusto Minzolini, direttore de “Il Giornale
  • Roberta Modugno, storica delle dottrine politiche
  • Alan Patarga, giornalista
  • Paolo Pamini, economista e deputato cantonale (Ticino) 
  • Guglielmo Piombini, libraio, editore e saggista 
  • Nicola Porro, giornalista e conduttore televisivo
  • Alessandro Ricci, geografo
  • Sandro Scoppa, avvocato
  • Corrado Sforza Fogliani, avvocato e saggista 
  • Michele Silenzi, editore e saggista 
  • Giorgio Spaziani Testa, avvocato e presidente di Confedilizia 
  • Alessandro Trentin, imprenditore 
  • Mauro Vaiani, animatore di “Autonomie e Ambiente”
  • Aldo Maria Valli, giornalista e saggista
  • Andrea Venanzoni, giurista
  • Aldo Rocco Vitale, filosofo del diritto
  • Alessandro Vitale, geografo.
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