Cultura

Isa Mazzocchi dopo il premio Michelin: la cucina piacentina è uno spettacolo!

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(foto Andrea Moretti)

Isa Mazzocchi il giorno dopo: la chef piacentina del ristorante stellato “La Palta” di Bilegno, nominata dalla Guida Michelin “Chef Donna 2021 by Veuve Clicquot”, ci racconta e si racconta in quest’intervista esclusiva.

Ma prima di dare inchiostro alle sue parole, per capire fino in fondo il valore di questo premio internazionale alla sua cucina e quanto sia significativo anche per Piacenza, ve ne riproponiamo la motivazione: Isa Mazzocchi è stata selezionata degli ispettori Michelin perché ha un fortissimo legame con il suo territorio che promuove attraverso i suoi piatti per farne emergere le peculiarità. La cucina, nella quale investe tutte le sue energie, la sua tenacia e l’apprendimento continuo, le permettono di spaziare tra passato, presente e futuro, per portare l’ospite in una dimensione di esperienza senza tempo, fatta di tradizione e innovazione. Il ristorante prende il nome da quella che, in dialetto piacentino, era la tabaccheria del paese e che un tempo operava proprio nei locali dell’attuale ristorante.

Isa, cos’ha significato per lei questo premio?
“Innanzitutto ci tengo a precisare che questo non è solo un premio per me; ma anche per tutti coloro che in questi anni mi hanno sostenuto e hanno creduto nella mia idea di cucina. A partire da mamma Stefana, mia sorella Monica, mio marito Roberto e tutta la brigata dei miei ragazzi! Con questo premio la Guida Michelin ha dato valore al territorio e alle radici, che da sempre sono gli ingredienti fondamentali della mia cucina”.

E qual è la sua idea di cucina?
“La mia è una cucina legata a una memoria storica, che riporta a quella di mia mamma e di mia zia. Sicuramente l’impronta più forte me l’ha data Georges Cogny, che mi ha aperto gli occhi sul senso estetico del piatto e sul rigore nell’uso delle tecniche. E mi fece anche capire che la tradizione poteva trovare una sua eleganza e leggerezza nel piatto, se ben presentato e strutturato. Quelli erano gli anni in cui era esploso il fenomeno della nouvelle cuisine: tutti facevano innovazione, mentre io decisi di andare controcorrente, proponendo una cucina della tradizione, utilizzando e mettendo nel piatto tutto ciò che avevo intorno a me”.

Il menu della Palta, oltre a piatti molto creativi, contempla anche alcuni classici della cucina piacentina, come la coppa, i pisarei e i tortelli con la coda. Non le sembra azzardato in un ristorante stellato?
“Visitare la città di Piacenza e le sue splendide valli senza assaggiare una fetta di coppa piacentina o un piatto di tortelli (o di pisarei) sarebbe come uscire a metà di uno spettacolo! Quindi per me non è un azzardo. E soprattutto non toglie nulla al prestigio della stella Michelin”.

Questa è la quinta edizione del premio “Michelin Chef Donna by Veuve Clicquot”. Ci racconta come è nato l’Atelier Des Grandes Dames della maison Veuve Clicquot?
“Veuve Clicquot deve la sua fama a una donna, Barbe-Nicole Ponsardin, due secoli fa, a soli 27 anni, prese le redini della Maison diventando una delle prime donne imprenditrici dell’Epoca Moderna. E con questo spirito la Maison Veuve Clicquot da oltre quarant’anni riconosce e valorizza a livello mondiale la parità di genere in ambito manageriale e imprenditoriale, battendosi perché tutte le donne – non solo per diversi destini familiari – possano affermarsi e contribuire al progresso dell’alta cucina, dell’economia e della società. L’Atelier des Grandes Dames nasce nel 2016 e io fui una delle prime ad entrare, portando avanti i suoi valori. Nel 2017, nasce, in partnership con la Guida Michelin, il Premio ‘Michelin Chef Donna by Veuve Clicquot’, con la medesima missione di mettere in evidenza le donne imprenditrici che vogliono o hanno ottenuto successo a livello imprenditoriale e manageriale, e dare loro una voce”.

Isa, cosa si aspetta da questo premio?
“Spero che questo premio faccia da cassa di risonanza alla mia amata Bilegno, trasformandola in una meta di pellegrinaggio gastronomico… Un po’ come succede per molti ristoranti in Italia e nel mondo. Nelle grandi città è più facile raggiungere un ristorante, qui ci si deve venire per un valido motivo, anzi direi buono!”.

E cosa augura alle sue colleghe che stanno per intraprendere o hanno intrapreso la professione di cuoca?
“Auguro loro di non lasciarsi mai spaventare, anche se talvolta il percorso non è per nulla semplice. Spesso siamo proprio noi donne a lasciarci intimorire dagli uomini che ti dicono che non ce la farai mai, che non avrai abbastanza forza fisica, che non potrai mai avere una famiglia e dei figli. Io ho capito sin da subito che se avessi seguito queste ‘regole’ non sarei mai arrivata dove sono ora”.

Un’ultima domanda: i suoi progetti futuri, dove guardano?
“Abbiamo un sogno di famiglia, quello di poter sistemare in futuro il vecchio casolare che si trova di fronte al ristorante. Ci piacerebbe creare un progetto di ospitalità a 360 gradi, con stanze, ristorante, orto, corsi di cucina, di pasticceria e di foraging. Insomma, un piccolo mondo in cui il cliente entra e si ​sente accolto e coccolato come fosse ospite a casa nostra, in un’oasi di assoluta pace e serenità”.

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Dopo la laurea in economia aziendale presso l’università Bocconi, capisco sin da subito che le mie passioni erano ben altro rispetto ai numeri e la finanza: profumi e cibo hanno avuto la meglio. Frequento l’Università dell’Immagine, una scuola post diploma nata da un’idea del fotografo Fabrizio Ferri e inizio la collaborazione con Davide Paolini, occupandomi di eventi e progetti editoriali legati al mondo del cibo. Nel 2004 conseguo l’abilitazione alla professione di giornalista pubblicista e dal 2005 curo la comunicazione e le p.r, aziende nel mondo food e ristorazione di eccellenza. Oltre a viaggiare, adoro gli champagne e… andare al ristorante!

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