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Ivana Spagna, intervista esclusiva: “Vi racconto tutto del mio 1954”

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Ivana Spagna è nata il 16 dicembre 1954. No, non vogliamo spoilerare la sua carta di identità. È lei stessa a dichiararlo senza esitazioni intitolando proprio “1954” il suo nuovo album. Un progetto discografico in cui ha creduto con tutta se stessa, tanto da autoprodurselo. Il pubblico lo ha accolto con entusiasmo, facendolo debuttare nella Top 30 dei cd più venduti e al settimo posto con la versione in vinile.

Eppure, Ivana Spagna non ha bisogno di nuovi album per fare concerti e serate. È un’icona della musica, ha venduto 11 milioni di dischi. E dal 1995 trascorre ogni estate a girare l’Italia con la sua tournée. I media ne parlano poco, ma le immagini pubblicate sui social mostrano piazze gremite da migliaia di persone che per due ore la ascoltano cantare. Si emozionano sulle note di successi intramontabili come “Gente come noi”, “Lupi solitari”, “Il cerchio della vita”, colonna sonora del “Re leone”. Poi si scatenano con le mani al cielo al ritmo di “Easy lady” e “Call me”.

Ivana Spagna si rimette dunque in gioco con un album in italiano, fra tradizione e innovazione, in cui spicca la sua sempre bellissima voce. Che spazia dal soul di “Essenza e anima” al reggaeton di “Cartagena”. Dalla radiofonica ed elettropop “Prigioniera del tuo nido” all’intensa “Nonostante tutto”. Nove inediti e una cover: la sua versione, struggente e appassionata, di “Se io se lei” di Biagio Antonacci.

Come mai ha deciso di fare outing sull’età?

«La verità è che mi sono stancata di combatterla. C’è stato un periodo in cui scrivevano sui giornali che ero nata nel 1956. Tutto sommato, non mi dispiaceva guadagnare un paio d’anni agli occhi della gente. Del resto, noi donne, quando superiamo gli anta, veniamo viste in maniera diversa rispetto agli uomini, che con l’avanzare dell’età diventano invece più interessanti. Con il tempo, ho capito però che ogni anno in più di vita è un dono dal cielo. Quante persone avrebbero voluto arrivare alla mia età e non ce l’hanno fatta?».

Lei è una cantautrice. A parte “Il cerchio della vita”, scritta da Elton John, tutte le sue canzoni sono nate in casa Spagna. Come mai in questo album si è affidata anche ad altri autori?

«Ho scoperto che mi piace anche fare l’interprete. Mi hanno proposto tanti brani e ho scelto quelli che mi hanno colpito nell’anima. Come “Prigioniera del tuo nido” di Luca Chiaravalli, autore, fra gli altri, di Gabbani e Nek. Oppure “Nel tempo”, nata dalla collaborazione con Davide Ippolito, che mi ha trasportato in mondi musicali molto lontani dai miei. Combinazioni diverse che, assieme alle canzoni scritte da me e da mio fratello, hanno fatto nascere “1954”».

Per ogni copia venduta di “1954” sarà devoluto un euro ai City Angels. Mario Furlan, il fondatore dell’associazione che aiuta i senzatetto, dice di lei: «È una grande artista, con un grande cuore».

«Sono grandi le persone come Mario e i City Angels, che non cercano solo di aiutare, sfamare o vestire coloro che sono in difficoltà, ma anche di reinserirli nella società. Io sono testimonial da diversi anni e spesso partecipo alla “Befana dei clochard”. È emozionante servire ai tavoli dell’Hotel Principe di Savoia, dove i City Angels offrono ogni anno un pasto caldo ai senzatetto. Ci andrò anche il prossimo 6 gennaio».

Ha autoprodotto “1954” come fece con “Easy lady” nel 1986, suo primo grande successo. Chi glielo ha fatto fare?

«Sì, è vero: “Easy lady” non la voleva nessuno e alla fine io e mio fratello Theo decidemmo di stampare le prime copie “in casa”. Oggi pubblicare un album e auto-produrselo è un impegno enorme. Erano diversi anni che volevo farlo e, alla fine, ci sono riuscita. Chi mi conosce sa che sono sempre stata cocciuta… Ma ne è valsa la pena. Innanzitutto, sono felicissima per il risultato in classifica. Chi non è sostenuto da major come me, in campo discografico lotta contro i mulini a vento. Quindi, questo risultato ha del miracoloso. Inoltre, questo album mi ha fatto sentire forte l’affetto del pubblico, un’emozione indescrivibile che mi ha stretto il cuore. È questo il più grande successo di “1954”».

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