Cultura

Negri lancia il “Festival della ripicca”: a far dispetti i piacentini sono maestri…

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Ippolito Negri: il direttore de L’urtiga ha appena mandato in libreria l’ultimo numero dell’anno dello storico periodico piacentino. Ad aprirlo come sempre il suo editoriale. Un articolo ricco di ironia e riflessioni interessanti che vi riproponiamo integralmente.

«Di recente con un calembour su un social ho proposto che a Piacenza si realizzi il “Festival della ripicca”; i piacentini, scrivevo, “a far dispetti sono maestri. C’è da fare una mostra e io te ne faccio una in contemporanea; c’è da rinnovare il consiglio di una associazione, ti voto anche quello che mi sta sulle palle e poi gli creo un’altra associazione così gli faccio concorrenza. Lo scontro leale, il confronto, mai. Tutti figli degli assassini di Pierluigi Farnese, si agisce di notte attraverso passaggi segreti. Sì, il Festival della Ripicca si addice a Piacenza”. Per giorni sono arrivati “like”, il premio più ambito da chi gioca sui social. Nel caso più che un premio credo sia la conferma di aver proposto uno spunto di riflessione. Da queste pagine più volte ho sottolineato come ci fosse da sperare solo nel tempo e nella natura per superare quell’assenza di collaborazione che ha spesso caratterizzato tutte le iniziative che si mettevano in ogni campo; ma a quanto pare nemmeno la natura riesce a soccorrere un territorio che avrebbe tante risorse, meno quelle economiche (che ci sarebbero se ben usate), per poter fare di meglio. Ma tant’è.

Cosicché si è costretti ad arrancare, perché gli orticelli sono sempre difesi a oltranza e si impedisce che si trasformino in una grande multiproprietà. Raramente si riesce a produrre sforzi che consentano di superare la tagliata che poi sta a San Lazzaro, con una battuta c’é chi ha promesso lo sforzo di “arrivare almeno al Montale”, ma il più delle volte ci si accontenta della “visibilità domestica”, del lustro casalingo. Anche da parte delle istituzioni locali. Vero che quando si investono soldi pubblici lo si fa per i propri cittadini/elettori in primis, ma rendere attrattiva la propria città, il proprio territorio sarebbe comunque un portare beneficio alla collettività. Lo si predica, ma quando si tratta di applicarlo, è tutto un altro paio di maniche e si ricade nel solito vizio della ripicca, del cabotaggio sotto riva, del volare basso che costa meno.

Su queste pagine, se mai si vuol dimostrare qualche cosa, è che abbiamo tanto da ricordare, mostrare, raccontare e spendere anche fuori dei confini. Basta volerlo».

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