Piacenza

Piacenza a tavola: viaggio in 10 vini per celebrare la tradizione

piacenza-a-tavola-viaggio-in-10-vini-per-celebrare-la-tradizione

Per i vini esiste una sola regola insindacabile nella scelta della bottiglia da abbinare al cibo, o viceversa visto che spesso io decido cosa mangiare in funzione del vino che desidero aprire. È sempre la regola del gusto personale: se un vino e un piatto vi piacciono assieme, sposateli senza temere figuracce. Non diventi però l’alibi per snobbare suggerimenti utili: bisogna scoprire anche gusti nuovi per allietare il nostro palato.

Memoria e sondaggi

Un importante viticultore racconta che il nonno – convinto del valore del suo vino ma anche della necessità di farlo comprendere – quando approcciava i nuovi clienti offriva un campionario dove le prime quattro bottiglie, presentate come differenti, provenivano invece dalla medesima botte; se al primo assaggio il giudizio del potenziale compratore poteva essere negativo, piano piano virava verso il positivo, per toccare l’entusiasmo giunto al “quarto” vino. Morale: anche per le bottiglie migliori, ma che esulano dalla nostra abitudine, il gusto al vino va preparato.

Non basta: il sondaggio di un seguitissimo sito ha svelato come l’82% dei giovani scelga bevande diverse dal vino, temendo errori grossolani per “ignoranza”. Ciò dovrebbe suggerire a chi sforna etichette e carte dei vini di aggiungere qualche notizia… Mentre a me dà l’occasione di fare qualche proposta made in Piacenza, anche per affrontare un dicembre intenso di pranzi, cene e aperitivi. Vi avverto, però: non sarò troppo rigoroso; e cercate di non esserli nemmeno voi, non si sta scrivendo nessun vangelo; anzi diffidate da chi, perentorio, ritiene di poterlo fare.

Passione fa rima con…

Un criterio quasi sempre valido, perché figlio di decenni d’esperienza, è l’abbinamento secondo tradizione. Piacenza, per esempio, con coppa, salame e pancetta detiene il record europeo delle 3 Dop: non vogliamo partire da questi salumi, magari assieme a gustosi chisolini? Accompagniamo gli affettati con vini dai profumi semplici, fragranti e leggeri, meglio se con una certa effervescenza che assieme a delicata sapidità aiuti a sgrassare il palato.

Con l’antipasto piacentino per antonomasia, sì anche ad adeguati spumanti, rosé compresi: vini questi che meritano di essere sdoganati. Bene anche un rosso, a condizione che sia di corpo modesto, magari giovane e con sufficiente briosità. Penso a un gutturnio frizzante, come il Garrito di Casa Benna, o a un barbera. Personalmente non escludo una malvasia frizzante, o uno dei numerosissimi ortrugo (da provare Il Gheppio, che ci porta in Val Chiavenna con la Cantina Pierluigi Camorali).

Piacenza regina dei primi

Passando ai primi piatti, immancabili i tortelli con la coda. Se impreziositi da salvia e burro fuso propongo uno dei vini più promettenti com’è la malvasia ferma: l’affinità aromatica coi profumi della portata è ottima. E qui vado in Val Nure con la verticalità di Ape Emilia Igt da uve malvasia di Candia aromatica (Cantine Romagnoli).

La tradizione non può scordare di sicuro i pisaréi e fasö, per i quali serve un vino lievemente più di corpo come un gutturnio – l’Azienda Santa Giustina ne propone uno interessante – o un bonarda, sempre frizzante.  E non c’è festa a Piacenza senza anolini, con brodo di terza e ripieni di stracotto o formaggio: un barbera come l’iconico ‘L Piston de Il Poggiarello è un’eccellente soluzione, anche per l’ancestrale pratica del surbì (pure un gutturnio fermo ci va a nozze, ça va sans dire).

Infine, ecco la bomba di riso: fortunato chi la sa cucinare e chi la trova nei menù! Per un piatto così complesso, ricco e strutturato propongo un rosso che sappia tenergli testa, come Casa Bianca Pontolliese Igt Emilia, ottimo taglio, dell’Azienda agricola Marengoni.

Dalle carni ai vini

Le seconde portate sulle tavole del Piacentino sono decisamente opulente e cito solo la piccola di cavallo; assieme a lei, sposo un Gutturnio Doc Classico Superiore dell’Azienda agricola Ganaghello, con tannini misurati dominati da una certa freschezza finale.

Se poi i primi freddi invogliano a mettere in tavola del succulento cinghiale con polenta, lo si può sposare con un Don Dante, Igt Emilia rosso di Tenuta Borri. Puntiamo sui bolliti? Sempre stando su un insolito 100% Ervi, suggerisco di provare un vino morbido ed equilibrato, come l’Ervin 18, che ci porta a Bacedasco con Villa Rosa Vini.

Dolci e fieri

Per concludere in dolcezza, si deve sradicare uno dei pochi inciampi inemendabili, frequenti e duri a morire: quello di chi propone l’abbinamento del dessert ai vini secchi. Evitatelo anche fossero bollicine! L’abbinamento esaspera la percezione di dolcezza del dessert e la percezione secca del vino, creando una sgradevole sensazione amaricante.

Se pensiamo alla torta sbrisolona, possiamo mettere nel calice uno dei numerosi passiti piacentini, semplicemente straordinari… Ma non si può chiudere senza ricordare le eccellenze che si trovano attorno al Borgo di Vigoleno, come il Vin Santo di Loschi “Doppio Passo”. Vini che potete godere anche “da meditazione”… magari meditando proprio sulle eccellenze che ha da offrire il territorio piacentino.

I vini di Piacenza: un elogio meritato contro il prosecco ad ogni costo

Sante Lancerio
+ posts

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.