Malvasia: il seminario dal titolo “Non solo Candia aromatica”, dedicato alle varietà di quest’uva poliedrica, ha segnato il debutto dei nuovi vertici di Onav Piacenza, l’Organizzazione nazionale assaggiatori di vino. Alla guida oggi c’è il delegato provinciale Sergio Bruno, affiancato, nel nutrito Direttivo, dal vice Luigi Canesi e dal tesoriere Luigi Garilli.
L’evento, promosso da Onav Piacenza il 17 febbraio, ha visto la partecipazione di numerosi appassionati e arriva dopo la conclusione nei mesi scorsi del corso locale da “Assaggiatore di Vino” e di quello da “Esperto Assaggiatore di Vino” frequentato a Reggio Emilia anche da alcuni associati piacentini.
La serata, guidata da Leonardo D’Intino, ricercatore in enologia all’Università Cattolica, che da romano ha maturato le prime esperienze a Frascati, lavorando proprio con la famiglia delle Malvasie, è stata dedicata alle innumerevoli varianti di quest’uva, tenendo comunque al centro la versione che Piacenza conosce meglio: quella di Candia aromatica.

Da Monemvasía a Piacenza
Quella delle Malvasie è una delle famiglie più ampie che abbiamo in Italia, vedendo ben 19 varietà diverse censite nel Registro nazionale delle varietà di vite. A differenza di molte altre famiglie, ha piena diffusione nazionale affacciandosi anche fuori dal nostro Paese.
Seppur la maggior parte delle Malvasie sono a bacca bianca, queste non ne rappresentano la totalità, tanto che proprio Piacenza detiene la maternità della varietà a bacca rosa: è nata nell’Azienda Mossi 1558, seguita dal prezioso lavoro dell’Università piacentina col professor Mario Fregoni e i suoi studi dedicati a questa vera e propria mutazione gemmaria.
La storia nota di questo vitigno parte da Monemvasía, in Grecia, per giungere a fare la fortuna di Venezia come uno dei vini più desiderati anche in oltralpe, dove la viticultura non era certamente diffusa come oggi. Questo vino dolce e aromatico era al centro delle esportazioni veneziane (dove esiste anche il Calle de la Malvasia) tanto da essere quasi sinonimo di vino.
La tradizione dei vini Malvasia, che è grande nel nostro Paese ma anche all’estero, vede innumerevoli varietà, alcune delle quali caratterizzate da un notevole valore aggiunto come, ad esempio, quella delle Lipari nonostante le limitate estensioni vitate inferiori ai 100 ettari.
La Malvasia di Candia aromatica annovera circa un migliaio di ettari coltivati in tutta Italia, dei quali ben 650 a Piacenza, ed è figlia di quella aromatica di Parma (estremamente limitata nella diffusione) detta anche Malvasia odorosissima per la grande ricchezza aromatica; questa a sua volta discende dal Moscato bianco – quello d’Asti, per intendersi – che di fatto è il nonno della “nostra” Malvasia, seppur generalmente se ne distingue per sentori maggiormente agrumati a fronte della caratteristica dolcezza del Moscato.

La storia nel calice
Sette i vini degustati nella serata di Onav Piacenza per una sintetica, e didattica, panoramica tra tipologie non sempre note.
• Apre le danze il Colli piacentini Malvasia frizzante 2023 (10 €) de La Ferraia. La sua bollicina, decisamente persistente illumina il giallo paglierino che ci aspettiamo da questi vini; altrettanto atteso è il naso, intenso e profumato di fiori e frutti bianchi e gialli. La bocca, secca e dal piacevole retrogusto amaricante, si congeda rapidamente. Tra gli innumerevoli abbinamenti gastronomici, la competente guida della serata suggerisce piatti un po’ più grassi, come anche una buona cernia.
• De La Collina si degusta Lunaris, Malvasia dell’Emilia Igt (9 €): un frizzante rifermentato in autoclave da quest’azienda biodinamica che porta avanti l’onorevole missione sociale di dare posti di lavoro e dignità a persone che escono dal tunnel della droga. Il metodo ancestrale con cui si imbottiglia ancora in presenza di residuo zuccherino, che ha alimentato una piccola fermentazione in bottiglia, restituisce un vino dove la macerazione sulle bucce e una certa ossidazione voluta influenzano il pieno giallo dorato. Naso, piacevole e pulito, con una certa nota eterea accompagnata da un’impronta balsamica e dai tipici aromi floreali della Malvasia aromatica di Candia. Un vino che rappresenta in pieno il proprio stile produttivo convincendo però la platea più al naso che alla bocca.
• Col Frascati Superiore riserva Docg Vigneto Filonardi 2022 (16 €), Villa Simone fa alzare l’asticella qualitativa: siamo chiaramente in Lazio, appena fuori Roma, con questo riserva che fa almeno un anno di affinamento in vasca prima di andare sul mercato. Vigneti di Malvasia del Lazio (nota come puntinata), Malvasia di Candia, Trebbiano e Grechetto sulle prime pendici dei Colli Albani; zona molto calda, suoli vulcanici, ricchi e grassi. Qui la crescita qualitativa dei vini è notevole nonostante i prezzi ancora contenuti li rendano per tutte le tasche. Colore di buona fittezza, naso da vino importante, decisamente complesso; in bocca si sviluppa più in orizzontale che in verticale. Buono il corpo, al sorso asciuga rapidamente il palato nonostante la fresca mineralità.
• Di Komjanc Alessio una Malvasia Doc Collio (14 €), inconfondibile già dalla bella bottiglia, scelta stilistica del Consorzio. Paglierino luminosissimo dal naso delicatissimo ma netto con ricordi di timo e pepe bianco dove melone e pera vanno di pari passo a leggeri sentori floreali di ginestra e acacia. La vera sorpresa è in bocca, ben sapida, verticale, quasi tagliente, con lieve nota erbacea finale.
• Torniamo a Piacenza, dove non si può parlare di Malvasia senza passare per Sorriso di Cielo (19 €): la grande bottiglia di un’azienda visionaria come La Tosa. Inutile – perché arcinota – raccontare la storia, importante per tutta la vitivinicultura piacentina, dei fratelli Pizzamiglio, primi a puntare fortemente sulla Malvasia vinificata ferma; interessantissima già appena immessa sul mercato (noi abbiamo degustato la vendemmia 2023) ma straordinaria nell’evoluzione anche ultradecennale: bottiglie davvero da godere, capaci di sorprendere. Il vino è estremamente aromatico e ricco, orchestrale, dove il colore carico svela uve raccolte a piena maturità per un sorso di grande morbidezza, persistenza ed equilibrio.
• Ritroviamo la Malvasia, questa volta nera, in Salento con l’Igt Askos 2022 (18 €): la Masseria Li Veli produce questo vino rosso non aromatico dall’ottimo equilibrio, figlio di terre battute dal vento tutt’altro che ricche, condizioni che mettono a prova la pianta spingendone all’eccellenza la qualità dell’uva. Alla vista rubino dove l’unghia tende al granato, naso importante di viola appassita, ribes, spezie, arancia candita, cacao, ricordi boisé e di cenere si avvicendano. In bocca abbiamo un vino ruffiano, lievemente polveroso seppur le sensazioni tattili invitano al riassaggio. Persistenza notevole, con chiusura che ricorda cioccolato fondente e china.
• La degustazione ci riporta in terra piacentina per chiudere con chi la Malvasia, quella rosa, l’ha scoperta: Mossi 1558 di cui proviamo Rosamata (24 €). Uve stramature di un piccolo vigneto portano a un importante volume alcolico. Ispira con formaggi erborinati non troppo intensi, torta al cioccolato, magari un brownies con fiocchi di sale, ma può sorprendere con salumi particolarmente stagionati. Un vino da provare per conoscere anche questa inconsueta varietà.








