L’anima dell’azienda vitivinicola Tenuta La Ratta è qui, in questo lembo di terra piacentina nel cuore della Riserva Geologica del Piacenziano che fa da incantevole cerniera del Ducato, sul confine con la provincia di Parma. Non la conoscete? Non ne dubito: le recenti pubblicazioni locali sui vini non hanno dedicato lo spazio che davvero merita questa dinamica realtà.
Quale spazio? Beh, quello dove campeggia lo spirito imprenditoriale di chi sa mantenere un saldo legame con le nostre terre, investe per avere una cantina al passo con i tempi, è consapevole che l’eccellenza nel calice si può raggiungere solo valorizzando l’eccellenza ambientale e paesaggistica. Lo spazio per chi è consapevole della meraviglia magnetica delle nostre remote valli, decidendo di impegnarsi nel curarle, coltivarle, promuoverle. Lo spazio, ancora, per coloro che tengono al centro delle aziende l’attrattività turistica di territori che incantano. Lo spazio, infine, per chi sa che innamorarsi di un territorio significa innamorarsi dei suoi prodotti, vini inclusi. Partiamo allora con questa bella scoperta.
Un mix vincente
Oggi andiamo a Bacedasco Basso, nella Tenuta coccolata dalla valle dell’Ongina, dove attorno a cantina e agriturismo si vedono curatissimi spazi verdi, vigneti e immobili accuratamente ristrutturati. Negli anni ’90, quando l’attuale titolare Massimo Eleuteri entra nell’azienda avviata un decennio prima dal padre Giovanni, qui c’erano perlopiù terreni seminativi e fabbricati dismessi.

Rapida la conversione verso vigneti per i Doc piacentini mentre i fabbricati della Tenuta trovano la loro destinazione nel 2015: nasce l’accogliente agriturismo aziendale, a due passi dalla cantina, tra torrenti, boschi, collinette e con Vigoleno, Castell’Arquato e Veleia a pochi minuti. Con Massimo c’è la moglie, Carolina dal Porto, mentre alla nuova arrivata in famiglia è dedicata l’etichetta “Ginevra“.
Vigne e cantina
Quando parliamo di Val d’Arda, zona il cui potenziale di crescita parlando di vini oggi è forse maggiore che nel resto della provincia, facciamo riferimento anche a queste zone. L’azienda si sviluppa con 15 ettari di vigneto a un’altitudine di 280 metri sul mare. Si producono oltre 200.000 bottiglie, in buona parte a Denominazione e, con circa un ettaro di oliveto, olio Evo: prossima – anzi attuale – sfida delle terre piacentine… o meglio del Ducato.
La famiglia Eleuteri propone numerose etichette Doc, ma è anche la prima azienda ad aver vinificato con Metodo Classico un’uva iperautoctona come l’Ortrugo. In vigneto la scelta è quella di ridurre le quantità privilegiando la qualità con potature corte, diradamento dei grappoli, raccolta manuale con selezione delle uve.

Un Metodo Classico tutto piacentino
Passando tra le suggestive vallècole, ci soffermiamo sul fenomeno geomorfologico, particolarmente scenografico, dei calanchi che caratterizza l’intorno dell’alta Val d’Arda: colline argillose più o meno scure, erose dalle piogge per formare lingue o veri e propri anfiteatri naturali: in dialetto piacentino negrèr.
E Negrèr è il nome dello spumante celebrato e promosso nel consueto momento conviviale, quest’anno alla sua 13ª edizione, che riunisce in azienda centinaia di ospiti. Cerimonieri d’eccezione i sommelier Fisar, guidati dall’onnipresente responsabile servizi Matteo Cordani (nella foto sotto, a destra); con loro, banchi dedicati ai prodotti del territorio e proposte vocate alla convivialità più informale. Ma anche musica, l’intrattenimento di comici di fama, la beneficienza devolvendo l’intero incasso della serata a Fidenza For Children.

Clienti, operatori del settore, amministratori locali e semplici appassionati hanno così incontrato gli ospitali padroni di casa degustando il profumato “N. 6” (spumante Extra Dry Rosè da Ortrugo, Savignon Blanc, Chardonnay e Pinot Nero – 9 €) e appunto il festeggiato Negrèr nella versione 20 mesi sui lieviti (18 €), ma anche addirittura un 132 mesi, passando per un 60 mesi: quest’ultimo un’interessante compromesso tra freschezza, mineralità e una certa struttura.
Negrèr: la celebrazione dell’Ortrugo
L’etichetta, raccontandoci molto di questo Blanc de Blancs, raffigura un’ammonite fossile richiamando i suoli ove crescono le uve, sabbiosi e ricchi di fossili marini tipici del Piacenziano. Si tratta di una rivincita dello snobbato Ortrugo: il nostro vitigno autoctono al 100% che, richiamando il dialetto, indicava “altra uva”, quella meno nobile insomma, usata per frizzantini semplici, da sposare al massimo con qualche salume.
In realtà il potenziale non manca a quest’uva e a La Ratta lo hanno capito fin dalla vendemmia 2012, quando iniziarono a spumantizzarlo col Metodo dello Champagne ottenendo un vino inconfondibile. Ecco una bollicina giallo paglierino con cenni dorati, dai profumi freschi di frutta e fiori bianchi, sottili note di lievito e un gusto intenso, avvolgente col suo perlage fine e cremoso, buona persistenza e una certa complessità. Intrigante la mineralità “tutta figlia dei particolarissimi terreni”, spiega Massimo Eleuteri. Un sorso che invita a fare il bis.

Vendemmie notturne
Le uve di questo vino vengono raccolte nella prima metà di agosto cercando anzitutto acidità, che tiene vivo il sorso. La vendemmia è praticamente inedita per il piacentino: torce da minatore in testa, si inizia col fresco della notte non tanto per agevolare i vendemmiatori, quanto piuttosto per preservare al massimo l’integrità delle uve, la freschezza del frutto col suo corredo aromatico.
Questi grappoli vanno in apposite celle refrigerate fino all’imminente pigiatura evitando agli acini il rischio di rotture e fermentazioni precoci indesiderate, che innescherebbero deleteri fenomeni ossidativi e la volatizzazione degli aromi a discapito della qualità del vino.
Apprezzare i vini, scoprendo i territorio
Lontano dal Piacentino è difficile che i vini siano frizzanti, quindi le cantine locali hanno un ulteriore scoglio da superare per far comprendere fuori i loro vini. Potendo però contare su un contesto ambientale e culturale straordinario, è stato naturale allargare l’attività aziendale con camere e ristorazione.
“Rappresenta un’occasione per integrare il reddito attraverso l’ospitalità di livello”, spiega Massimo Eleuteri. “Ma è soprattutto un’importante vetrina dove far conoscere e provare i nostri vini, assieme alle altre meraviglie culinarie locali, e su cui incardinare le esperienze di visita in cantina”. Una trovata più che felice questa, non solo perché il modo migliore per promuovere vini di qualità è presentarli portando in vigna e in cantina i clienti, ma anche perché l’enoturismo rappresenta una parte importante (fin oltre il 30%) delle attività nelle maison anche più blasonate.

A fianco del Metodo Classico, la gamma dei vini proposti dalla Tenuta La Ratta è ricca. Vi trovano spazio etichette rappresentative del territorio come Gutturnio, Bonarda, Malvasia, Barbera, Monterosso Val d’Arda, raccontando la biodiversità enologica delle colline piacentine con stile, tecnica e passione. Chissà, magari prossimamente ci sarà l’occasione per tornare a esplorarla, andando alla scoperta di nuove sorprese da condividere.








