Vino & Sapori

Vinitaly 2024, l’anno della ripartenza: bene la pattuglia piacentina, ma…

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Vinitaly 2024: vuoi che le aspettative dopo un anno difficile in termini di vendite erano tante; vuoi che l’ultima edizione di ProWein, la grande fiera di Düsseldorf, doveva essere quella del vero rilancio, ma per molti è stata un’occasione mancata; vuoi che si arrivava, sostenute spese comunque importanti, con la voglia – o necessità – di fare una grande fiera spingendo al massimo con sorriso e favella dopo settimane a preparare il terreno, ma lo storico evento di Verona pare proprio aver soddisfatto i più, dando un segnale di ripresa dopo un periodo in calando.

Stiamo parlando del 56° Salone internazionale dei vini e dei distillati (e dell’olio, e della birra…) che rappresenta la più grande fiera nazionale dedicata a questo mondo con grande partecipazione delle Istituzioni, a partire dal Governo, e numerosissime occasioni di incontro, confronto, numeri e divulgazione.

Enorme il pubblico a Vinitaly 2024 – 97mila ingressi in quattro giorni – e la presenza di stampa e grandi compratori: secondo Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, solo i top buyer attesi da 65 nazioni erano 1.200, in aumento del 20% rispetto al 2023.

Occasione per pochi? 

In realtà c’è spazio per tutti: se aziende importanti come 4 Valli (che, con più di 5 milioni di bottiglie prodotte all’anno, comprende anche Perini e Perini, Borgofulvia e il fiore all’occhiello Il Poggiarello) hanno investito cifre rilevanti per una esposizione/salotto molto rappresentativa (addirittura di due piani), per un modulo stand bastavano circa 3.000 euro potendolo anche condividere con altri. Oppure si poteva confluire in spazi messi a disposizione da grandi organizzazioni, garantendosi comunque la presenza in fiera con importi ridotti. E attenzione, stand piccolo non significa essere defilati, bensì tenere al centro e senza filtri il prodotto, un po’ come la linea già adottata da importanti fiere.

Certo, per budget non enormi può pesare comunque, ma va considerato che esserci significa non sono solo potersi potenzialmente presentare alle decine di migliaia di visitatori, appassionati, enofili, stampa e grandi buyer, ma anche avere la possibilità di accedere a un portale riservato per entrare in dialogo con i più grandi compratori.

I piacentini al Vinitaly

Infatti non sono state così poche le realtà piacentine presenti, rappresentando un bello spaccato – certo, non esaustivo – della nostra eccellenza enologica.  

C’è chi ha voluto esserci presenziando nel padiglione dedicato al nostro territorio, quello dell’Emilia Romagna: tra loro la già citata 4 Valli, ma anche le Cantine Campana assieme ai propri brend (La Ciocca, Dante 45, Antica Placenzia, Ca de’ Signori, Natobio), la Romagnoli 1857, Torre Fornello, i Fratelli Bonelli e la Zerioli Azienda Agricola.

Invece nell’Organic Hall, dedicato ai vini biologici, presenti – indaffaratissimi con nutriti gruppi di assaggiatori, e di questo ne siamo molto contenti – l’azienda Luretta, che per l’occasione ha stappato dei magnum epici; l’azienda Lusenti, che come già detto sta sempre più allargando la produzione con nuove e interessanti tipologie di vini; e La Meridiana di Guido Sicuro Musetti con il suo rosé Can da la bissa.

La Cantina Casabella di Castell’Arquato aveva un grande, conviviale e accoglientissimo stand nel padiglione Trentino, mentre l’ampio padiglione dedicato al Viticultori Indipendenti Fivi (che a Piacenza ricordiamo bene) annoverava il faro piacentino, La Tosa, e la cantina Gaiaschi Terenzio, di Ziano. Infine, ricordo l’Azienda Filarole di Pianello Val Tidone, che ha voluto approfittare della possibilità di presentarsi come coespositore offerta da Orange Wine Festival.

Così, ogni cantina ha potuto raccontare una storia che è la storia del nostro territorio, inconfondibile e sempre più richiesto, ma anche la sua personale storia, col portato di esperienze, visioni e le numerose modalità di governo della vigna, vinificazione e affinamento. Storie uniche che oggi piacciono molto a un consumatore sempre più consapevole. Ecco, su questo più di molti altri Piacenza può giocare degli assi vincenti.



Serve una regia?

Parliamo del grande padiglione dell’Emilia Romagna: nonostante realtà di eccellenza – sia in termini di volumi e di qualità – come quelle presenti, la regia generale ha lasciato un po’ a desiderare: non ha colpito la scelta grafica adottata per presentare il padiglione dall’esterno (uno sfondo verdolino con stilizzati alcuni viticci: che siano evocativi?!), come pure ha trasmesso poco anche l’allestimento interno. Spazi vuoti che non diventano agorà o snodo, ma piuttosto creano un senso di dispersione, layout e impostazione degli stand che non ne ha valorizzato la percezione (se non mi fossi preparato un dettagliato elenco numerato sarei passato davanti a parecchi stand di mio interesse senza accorgermene; no, gli assaggi non c’entrano: era la prima giornata, che riservo ad un tour generale e qualche chiacchiera!).

Insomma, apprezzabile il lavoro che l’Enoteca Regionale svolge, ma parlando della nostra presenza a Veronafiere bastava guardarsi attorno per dire che un grande territorio come quello emiliano-romagnolo doveva fare decisamente di più.

Vinitaly sì o Vinitaly no?

Insomma, mi sento di dire che quella del 2024 è stata l’edizione che ha riportato sotto una buona luce questa grande fiera internazionale, anche con tanti giovani tornati in massa: ci si augura possa continuare questo trend crescente.

Il Vinitaly non va però vissuto solo con occhio da operatore del settore: dev’essere occasione per nuove scoperte e suggestioni che colpiscono e che di certo non sono mancate grazie ai 4.300 espositori presenti. Di questo vi parlerò però nel prossimo articolo, con una serie di interessanti proposte da provare fuori a cena o da acquistare direttamente in cantina.

Sante Lancerio
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