Piacenza

I rossi di Piacenza: vini perfetti per allietare i menù sotto l’albero

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Dicembre è il mese dei vini rossi, e su questo fronte, come abbiamo già sottolineato, Piacenza può dire davvero la sua. Dei circa 24 milioni di bottiglie Doc del nostro territorio ben il 65% è rappresentato da rossi, con il vessillo piacentino – il Gutturnio – che da solo supera i 10 milioni di bottiglie.

Siamo nel periodo dell’anno dove la fanno da padrone, talvolta in deroga alla più rigorosa tradizione, anolini in brodo, bolliti con ricchi ripieni, cotechino e zampone accompagnati da lenticchie; ma anche verzolini in umido, lepre alla piacentina, stracotto di asinina, anguilla in umido, salame cotto e polenta. Tutti piatti con una struttura da far impallidire certi vinelli di province a noi vicine e che ben si sposano con le temperature più rigide dell’anno.

Sono portate dove tendenzialmente grassezza, succulenza e una certa untuosità non mancano, richiedendo vini di corpo, persistenza adeguata e, a seconda dei casi, buon tannino e buona impronta alcolica. Tutte caratteristiche, queste, che non mancano ai nostri rossi, soprattutto per quelle versioni che beneficiando di provvidenziali affinamenti, in legno o bottiglia, e che ci stanno stupendo perché capaci di affrontare, senza timore, la prova del tempo.

Gutturnio o Barbera?

Partiamo dagli anolini: certamente il piatto più nobile e conosciuto, vero re della gastronomia piacentina (non mi avventuro a dire se di stracotto o formaggio perché proprio la tradizione può prendere strade diverse). Gli anolini non chiedono altro che di essere sposati a brodo in terza – quello con manzo, maiale e cappone, oppure gallina da carne, per intenderci. Propongo di gustarli con una Barbera vivace, non impegnativa, dell’Azienda Vitivinicola Pusterla, in Val Chiavenna, secca e dalle caratteristiche note vinose.

Un piatto decisamente interessante, che pur si ritrova raramente nei menù, sono i verzolini in umido. Il suo vino? Un Gutturnio frizzante: “Come una volta” prodotto da VitiVinicola Valla sulle colline di Ziano Piacentino, dal gusto pieno e di buona intensità, dove la presa di spuma è ottenuta con metodo tradizionale in bottiglia.

Se pensiamo a un bel carrello di bolliti con ripieno, accompagnati dalle immancabili salsine, il gusto si amplifica valorizzando queste prelibatezze con un vino della cantina Luretta – una delle più premiate dalle guide italiane – come Carabas: si tratta di Barbera che anche grazie a un passaggio in legno può accompagnare portate dai gusti intensi fino ai più marcati come potrebbero essere quelli di un capriolo con salsa di ribes.

In questo periodo non si può far senza cotechino o zampone con lenticchie: rende loro onore un fresco Gutturnio frizzante, alla faccia dei soliti Lambrusco; penso a Gli spaghi, il Doc de il Poggiarello, reso inconfondibile dalla caratteristica legatura del tappo, dal sapore antico. In caso di salame cotto e polenta, possiamo provare L’ongino: l’ottimo Gutturnio superiore di Illica Vini. Prodotto di medio corpo con una buona acidità, tannini vellutati e buona persistenza che può ben accompagnare questo piatto semplice ma di sapori intensi.

Pinot nero e Cabernet Sauvignon

Al termine della stagione venatoria c’è chi si gode la lepre alla piacentina con polenta; per lei guardiamo a un vitigno internazionale come il Pinot nero, che da buoni risultati, e mai scontati, anche nel piacentino. È perfetto il Casè Riva del ciliegio: interessantissimo Pinot nero figlio della Val Trebbia, prodotto dall’Azienda Vinicola Casè. Un vino che mantiene buona acidità promettendo anche una certa longevità. Decisamente intenso al palato con un tannino giusto che non compromette la facilità di beva.

Lo stracotto di asinina è una portata decisamente succulenta e dotata di buona struttura: richiede un vino adeguato… e penso subito all’Attesa Igt Valtidone: una magica Barbera in purezza fuori dalle corde classiche di queste uve. L’azienda Agricola Solenghi di Borgonovo sa esprimere un vino longevo figlio di lungo affinamento, come suggerisce il nome, austero, con adeguata spalla acida, note balsamiche e di timo, con richiami al cacao e al cuoio che rendono il sorso pieno, nerboruto e persistente. Vogliamo osare con altro? Proviamo anche un Pirlòt: 100% Cabernet Sauvignon dell’Azienda Il Ghizzo.

Un rosso per l’anguilla

Magari non tutti lo sanno, ma guardiamo a un piatto d’origine ottocentesca se portiamo in tavola l’anguilla in umido; in questo periodo la si gusta nella “variante invernale”, dove i piselli sono sostituiti dagli spinaci, capaci tra l’altro di togliere una certa untuosità del piatto (permettendo così vini con minor tannino e alcolicità). La preparazione dell’anguilla in umido richiede la salsa di pomodoro, ingrediente che aggiunge corposità al piatto, che ben si sposa con un vino rosso di medio corpo e poco tannico, meglio se giovane e affinato in acciaio. In questo caso si può stappare il Gutturnio Frizzante G842 che l’Azienda Agricola Marengoni produce in Valnure, terra di rossi interessantissimi dal 1996 (prima il disciplinare non comprendeva il territorio di Ponte dell’Olio).

Per adesso sui vini rossi ci fermiamo qui. Oggi vi abbiamo presentato vitigni e uvaggi che magari già conoscete; ma se in qualche caso non li avete ancora assaggiati, con il nostro carnet potete sbizzarrirvi su proposte decisamente interessanti! Provare per credere…




Sante Lancerio
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