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Papa Francesco, teologia del popolo e pedofilia: tutto quello che c’è da sapere

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Papa Francesco ha sfoderato la “teologia del popolo”, contro il reiterato scandalo della pedofilia? Detta così, si tratta probabilmente di un’affermazione non corretta e spiegheremo perché. Ma certo tutto, a cominciare dalla forma scelta per tornare sull’argomento, suggerisce come il Pontefice, anche conducendo questa battaglia, resti ben radicato nell’humus ecclesiale latino americano. In quest’ultimo ambito è stata elaborata la stessa “teologia del popolo”, che, va detto subito a scanso di equivoci, non c’entra con la “teologia della liberazione”. Quest’ultima, dall’interpretazione contrastata ma considerata sempre con una certa severità dal Magistero, è una teologia politica. Cioè, una riflessione teologica orientata (o sbilanciata, secondo i suoi detrattori) verso l’emancipazione politica ed economica dei ceti oppressi dell’America meridionale.

La lettera al Popolo di Dio

Il 20 agosto, il Papa ha pubblicato un’inedita “Lettera al Popolo di Dio”. È in qualche modo una risposta alla pubblicazione del rapporto di un gran giurì della Pennsylvania. Il documento accusa oltre 300 sacerdoti per abusi a danno di oltre 1.000 minori, dagli anni ’40 a oggi.

Da tempo i Pontefici indirizzano le loro encicliche a tutti i fedeli, oltre a vescovi e preti. Ma si tratta solitamente di forme particolari di comunicazione, proprie della tradizione papale. Inediti, in questo caso, sono la semplice definizione di lettera e il riferimento onnicomprensivo al Popolo di Dio. È chiaro che si tratta di una comunicazione che vuol essere insieme grave e immediata.

Papa Francesco: stop al clericalismo

Secondo il Papa, dalla piaga della pedofilia clericale la comunità cristiana non potrebbe guarire, se non dovessero farsene carico tutti i suoi membri. Francesco nella lettera stigmatizza il clericalismo, cioè una delle due forme di auto-referenzialità che da sempre egli rimprovera alla Chiesa. L’altra è il ripiegamento su se stessa, cioè il disinteressamento per i lontani a qualunque titolo.

Che cos’è la teologia del popolo 

E veniamo alla “teologia del popolo”, che semplificando qualcuno ritiene sia stata tirata in ballo da Papa Francesco in quest’occasione. Il Pontefice, ancora arcivescovo a Buenos Aires, si incaricò di spiegare come bisogna intenderla. Lo fece presentando un libro del connazionale teologo Ciro Enrique Bianchi, dedicato a Rafael Tello, considerato fondatore di questa corrente.

Per l’allora cardinale Bergoglio, la teologia del popolo consiste nella rivalutazione dell’antica religiosità popolare. Che Paolo VI nobilitò come pietà popolare e la conferenza di Aparecida del 2007 ha elevato a spiritualità popolare. Questa forma di spiritualità, secondo il Papa, non va semplicemente tollerata, bensì rispettata e pienamente integrata nell’ambito di quella genuina della Chiesa. Ciò vale specialmente in Sud America, dove secondo Jorge Mario Bergoglio l’evangelizzazione ha coinciso con l’adesione dei semplici alla fede. Si tratta, insomma, della riscoperta dell’opzione privilegiata dello Spirito per i piccoli, meglio disposti dei potenti e dei possidenti ad accogliere i suoi doni.

Non mancava, nella presentazione del 2012, un’avvertenza ulteriore. La teologia popolare non va confusa con l’idealismo sui poveri, né con il pauperismo teologale. Aderendo a essa, si combattono gli eccessi dell’intellettualismo. Quest’ultimo, vittima dei pregiudizi dell’illuminismo, non riconosce alla spiritualità dei semplici la dignità di maniera culturale loro propria di vivere il Vangelo. Eppure, essa appare un rimedio tra i più efficaci contro l’avanzare del secolarismo nelle società consumistiche.

Papa Francesco: penitenza e preghiera

Il senso della lettera del 20 agosto, invece, è dato dalla citazione dell’apostolo Paolo (1 Corinzi, 12, 26), che essa reca come incipit. “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme”. La ferita degli abusi – sessuali e non – sui minori e le altre persone indifese affligge tutta la Chiesa. La medicina proposta dal Papa è la più classica della tradizione biblica, sia vetero che neotestamentaria: penitenza e preghiera. Digiuno e meditazione, per rinsaldare la consapevolezza del Popolo di Dio in quanto tale. Perché, aggiunge Francesco, citando la sua esortazione Gaudete et exultate: “È sempre bene ricordare che il Signore, nella storia della salvezza, ha salvato un popolo. Non esiste piena identità senza appartenenza a un popolo”. E ancora: “Dio ha voluto entrare in una dinamica popolare”.

Il ruolo del pastore

Non sappiamo se basti questo per chiamare in causa la teologia popolare, che come detto è una questione di spiritualità. In verità, però, non ci pare. Specie se si volesse sostenere che questo orientamento teologico spingerebbe i pastori a camminare non davanti al gregge, ma anche accanto alle pecore o dietro, fidandosi del loro fiuto. I pastori devono condurre, non seguire. Anche loro, però, hanno bisogno di domandare misericordia al Buon Pastore e lo scandalo degli abusi lo ricorda in tutta la sua drammaticità.

Papa Francesco incita alla conversione del cuore, affinché chierici e laici siano fedeli con i fatti al Vangelo che proclamano con le parole. Non si tratta, naturalmente, di invertire i ruoli, ma di svolgere bene ciascuno il proprio.

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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