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Parentopoli: bufera sulla Camera dei Deputati

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Palazzo Montecitorio e dall'alto, i deputati Domenico Rossi e Mario Caruso

Parentopoli e raccomandazioni? Sembra sempre una storia infinita. Ma stavolta la cosa più grave è che arriva dalla Camera dei Deputati. Dopo quella che ha coinvolto i docenti dell’Università di Firenze, ecco un’altra storia molto triste nei suoi contorni e nei personaggi coinvolti nella vicenda. Ma andiamo con ordine e vediamo che cosa è accaduto tra le mura di Montecitorio.

Parentopoli: l’attacco delle Iene

Nella prima puntata delle Iene, domenica 1° ottobre, è andato in onda un servizio nato dalla segnalazione di una ragazza. La giovane avrebbe lavorato alla Camera per il deputato Mario Caruso (Democrazia solidale-Centro democratico) per un anno e mezzo senza contratto e senza percepire nulla. Ma la segnalazione non finisce qui, perché stando al servizio del programma di Italia 1, Caruso si sarebbe reso protagonista di avances sessuali nei confronti della giovane. In più, avrebbe assunto il figlio del sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi, suo compagno di partito. Il figlio di Rossi, Fabrizio, percepirebbe dunque un regolare stipendio, ma non si sarebbe mai presentato a lavoro. Naturalmente Caruso davanti alla Iena Filippo Roma ha negato per quanto possibile, senza tralasciare qualche minaccia.

La difesa di Rossi…

In una nota Rossi invece afferma che “sono accuse infondate e lesive della mia persona quelle che mi sono state rivolte nel servizio della trasmissione televisiva ‘Le Iene’. Insinuazioni che infangano, ancora una volta, la mia reputazione. Mio figlio ha un regolare contratto di assistente parlamentare con un deputato della Camera. Il documento, consultabile, conferma l’assenza di un rapporto di dipendenza dal mio ufficio contrariamente a quanto riportato nel servizio. Un incarico di natura fiduciaria che non prevede vincoli di orario lavorativo e anche per questo con una minima retribuzione”.

… e le dimissioni da sottosegretario

Come conseguenza del servizio delle Iene, Rossi, tra l’altro ex generale, ha anche rimesso le deleghe al ministro della Difesa Pinotti. “Con questa iniziativa voglio fare chiarezza per evitare che queste informazioni siano strumentalizzate: le spese relative ai collaboratori sono rendicontate, e questo basta per dimostrare da chi realmente dipende l’impiegato e viene retribuito”. Dunque, prosegue il deputato, “ho dato mandato a uno studio legale di tutelare l’immagine mia e di mio figlio ed esaminare la possibilità di contestare le accuse rivolte nelle opportune sedi legali. In ogni caso, al fine di non coinvolgere l’Amministrazione che rappresento e per svolgere ogni azione in piena libertà e con maggiore serenità ho deciso di rimettere le deleghe conferitemi dal ministro della Difesa”.

Parentopoli: parla la Boldrini

Sulla parentopoli è scesa in campo anche la presidente della Camera, Laura Boldrini. “La situazione messa in evidenza dal servizio televisivo è inaccettabile. La violazione dei diritti di un lavoratore o di una lavoratrice è grave sempre. Ma lo è ancor più se a rendersene responsabile è chi siede in Parlamento ed è tenuto ad esercitare la sua funzione ‘con disciplina e onore‘, come stabilisce la Costituzione”. Per la presidente “i comportamenti dei due deputati, qualora risultassero confermati, getterebbero pesante discredito su tanti altri loro colleghi che invece agiscono in maniera corretta. E su un’istituzione che è impegnata in una azione di cambiamento, sobrietà, trasparenza”. Infine, conclude la Boldrini, “chiederò al collegio dei questori una approfondita ricostruzione per valutare iniziative da assumere sia sulla specifica vicenda, sia in merito a una diversa regolamentazione dei compensi ai collaboratori parlamentari”.

 

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