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Scuola: dalla maturità ai prof, ecco tutte le novità della riforma

Il tira e molla sulla scuola finalmente è finito. Il Governo ha approvato 8 decreti attuativi della legge 107, nota come “Riforma della buona scuola”. Si va dalle nuove regole per l’esame di maturità e di terza media a quelle per intraprendere l’insegnamento. Ma i provvedimenti spaziano anche nel campo degli alunni disabili e dell’istruzione professionale. Senza dimenticare il diritto allo studio e le novità nella fascia 0-6 anni. Ma andiamo con ordine e vediamo che cosa cambia.

Nuova maturità dal 2019

Il nuovo esame di maturità partirà nel 2019, dopo i fiumi d’inchiostro scritti nei mesi scorsi che davano per certa la sua applicazione dal 2018. Altra “marcia indietro” sulla media del 6 complessiva. Ci vorrà sempre la sufficienza in tutte le materie per aver accesso all’esame. Unica concessione, la possibilità per il Consiglio di classe di ammettere chi ha un’insufficienza. Ma in una sola materia o in gruppo di materie che esprime un solo voto. È escluso quello in condotta: senza il 6 niente esame. La prova sarà composta da due scritti e un orale. Sui 100 punti finali da assegnare, confermato il maggior peso del credito scolastico a 40 punti. Si aggiungono i 20 punti a testa per i due scritti e l’orale. Per essere ammessi sarà necessario aver svolto la prova Invalsi (italiano, matematica e inglese), indipendentemente dal risultato. Il test non si farà in prossimità della maturità. Stesso discorso per le attività di Alternanza Scuola-Lavoro: il percorso diventa requisito di ammissione. E in più sarà uno dei temi della prova orale.

Nuovo esame di terza media dal 2018

Le prove scritte dell’esame di terza media dal 2018 passano da 5 a 3: italiano, matematica, lingua straniera, sempre seguite dalla prova orale. Si potrà essere ammessi all’esame anche con insufficienze gravi. Sarà comunque indispensabile aver sostenuto la prova Invalsi che si svolgerà in una data precedente e non più durante l’esame.

 Accesso all’insegnamento

Viene sancito un nuovo percorso di formazione e di reclutamento iniziale per chi vuole diventare insegnante. L’obiettivo è evitare nuove sacche di precariato, dare tempi certi e qualificare il percorso di formazione. I laureati potranno partecipare ai concorsi, se avranno conseguito 24 crediti universitari in settori formativi psico-antropo-pedagogici. Oppure nelle metodologie didattiche. I concorsi avranno cadenza biennale a partire dal primo del 2018.

L’assunzione dei precari storici

È prevista una fase transitoria per rispondere al precariato storico. Saranno “svuotate” le Graduatorie ad esaurimento e quelle dell’ultimo concorso 2016. Previste procedure ad hoc per chi sta già insegnando come supplente da tempo. Per i docenti abilitati della seconda fascia delle graduatorie di istituto ci sarà un concorso nel 2018 con una prova orale. Che sarà seguita da un anno di servizio con una valutazione finale. Chi invece è iscritto nelle terze fasce di istituto con 3 anni di servizio potrà accedere a concorsi con uno scritto e un orale.

Il sistema 0-6 anni

Nasce il sistema integrato 0-6 anni. L’obiettivo, spiegano al ministero dell’Istruzione (Miur), è garantire “pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali”. Il nuovo sistema viene finanziato da un fondo specifico che a regime erogherà 239 milioni di euro l’anno per gli Enti locali. Sarà promossa la costituzione di Poli dell’infanzia fino a 6 anni d’età. Serviranno a potenziare la ricettività e a sostenere la continuità educativa e scolastica. È prevista la qualificazione universitaria per tutto il personale a partire dal nido. I poli saranno finanziati anche con appositi fondi Inail per la parte edilizia (150 milioni).

Diritto allo studio

Le disponibilità per il diritto allo studio aumentano a oltre 60 milioni. Serviranno per borse di studio, mobilità e supporti didattici. Dall’anno scolastico 2018-2019 previsto anche l’esonero dalle tasse scolastiche per gli studenti di quarta e quinta superiore in base all’Isee. IoStudio, la carta dello studente, sarà disponibile anche per gli allievi di corsi di formazione professionale, accademie e conservatori.

Alunni disabili

Il decreto sull’inclusione prevede lo snellimento delle pratiche burocratiche. E il rafforzamento del ruolo di famiglie e associazioni. Altro punto chiave, la garanzia di insegnanti di sostegno più preparati per gli alunni disabili, grazie a corsi ad hoc sull’inclusione. I corsi saranno svolti anche per il personale non docente della scuola. Confermato il numero massimo di 20 alunni se in una classe c’è un compagno disabile.

Formazione professionale

Nei percorsi d’istruzione professionale previsti ancora 5 anni di impegno. Ma si passa al biennio unico e triennio unico a partire dall’anno scolastico 2018-2019. Gli indirizzi aumentano da 6 a 11. E vengono implementate le attività di laboratorio, le esperienze di scuola-impresa e di bottega-scuola.

Spazio alla creatività

Nasce il Piano delle Arti in collaborazione con il ministero dei Beni e delle attività culturali. L’obiettivo è dare spazio a musica e danza, teatro e cinema, pittura, scultura, grafica delle arti decorative e design, scrittura creativa. Il Piano viene finanziato con 2 milioni all’anno a partire dal 2017. Il 5% dei posti di potenziamento dell’offerta formativa è dedicato allo sviluppo di questi temi. E l’alternanza Scuola-Lavoro potrà essere svolta presso soggetti pubblici e privati impegnati nella conservazione e produzione artistica.

Le scuole all’estero

Viene potenziato l’organico degli istituti scolastici italiani all’estero che aumenta di 50 docenti, da 624 a 674. Aumentano anche gli anni di permanenza all’estero. Dagli attuali 9 si passa a due periodi di 6. Che però dovranno essere intervallati da un “rientro” dei docenti nelle scuole sul territorio nazionale di altri 6 anni. “Questo per evitare che il personale all’estero perda contatto con il sistema di istruzione e con il Paese di riferimento”, sottolineano al Miur.

Valeria Fedeli, ministra dell’Istruzione, dell’università e della ricerca

Le reazioni alla riforma della scuola

Gli studenti non sono soddisfatti e annunciano che scenderanno in piazza il 9 maggio contro la riforma della ministra dell’istruzione Valeria Fedeli. Lamentano di essere stati inascoltati, soprattutto in relazione alle richieste sull’Invalsi. Il suo risultato, dicono, verrà di fatto affiancato a quello della maturità. Gli universitari attaccano sulle scelte a favore dei precari. Sostengono che per anni queste norme impediranno l’inserimento dei giovani laureati. E anche la Cgil è critica e giudica insufficiente il confronto prima del via libera ai decreti. Soddisfatto invece il ministro dei Beni e delle attività culturali, Dario Franceschini. Per lui questa riforma della scuola rimette al centro della formazione le conoscenze storiche e critiche delle arti.

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