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Senza lasciare traccia: quando un film regala ancora grandi emozioni

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Ben Foster e Thomasin McKenzie

Senza lasciare traccia: il nuovo film di Debra Granik promette emozioni profonde, che per il Guardian ci accompagneranno a lungo. La regista e scrittrice americana, già candidata all’oscar con con Un gelido inverno, anche stavolta racconta una storia su chi vive ai margini della società. E non ha alcuna voglia, almeno in apparenza, di barattare la propria indipendenza con un rientro nella “normalità”.

I boschi della vita

Un film dai toni forti e magnetici, questo Senza lasciare traccia nelle sale dall’8 novembre distribuito da Adler Entertainment. Tratto dal romanzo My Abandonment di Peter Rock, ispirato a sua volta da una storia vera, ci porta in Oregon, tra i boschi immensi del nord-ovest degli Stati Uniti.
Willie (Ben Foster), un reduce dell’Iraq, non è riuscito a superare gli orrori della guerra. Soffre di disturbi post-traumatici. E da anni vive della sua pensione e di espedienti, nascosto con Tom, la figlia adolescente (la neozelandese Thomasin McKenzie), nei boschi di Forest Park, poco distanti da Portland. Ma un giorno per caso i due vengono scoperti. Costretti a lasciare il loro accampamento, in breve si ritrovano “vittime” dei tentativi di reinserimento gestiti dai servizi sociali. Una prova difficile per padre e figlia, fino a quando una decisione improvvisa non rimetterà tutto in discussione.

 Senza lasciare traccia: mix vincente

“Sono attirata dalla maniera in cui le vecchie storie ritraggono le relazioni più intime, quelle in cui le persone si integrano e completano a vicenda”, ha spiegato la Granik parlando di Senza lasciare traccia. “I personaggi di questa storia si proteggono l’uno con l’altra e si influenzano con le proprie idee. In questa relazione padre-figlia, Tom ha imparato a essere adulta, in alcuni momenti, per poter aiutare il padre vittima delle proprie vulnerabilità psichiche. Lui, in cambio, prova a insegnarle ogni cosa utile che conosce”.

E a detta della critica la coppia Foster-McKenzie in questa storia così realistica funziona benissimo. Se l’attore nei panni del problematico Willie conferma le sue doti già emerse in pellicole come The Messenger o Quel treno per Yuma, la vera sorpresa è la giovanissima McKenzie. Come non pensare a Jennifer Lawrence, lanciata proprio dalla Granik otto anni fa in Un gelido inverno?

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