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Caso Viganò: cosa nasconde il nuovo scontro tra Papa e Curia romana

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Papa Francesco; nel riquadro, monsignor Dario Viganò

Caso Viganò: cade di nuovo una testa voluta da Papa Francesco per dirigere la Curia romana. Questa volta, tocca al prefetto della Segreteria per la Comunicazione, organismo istituito proprio dal Pontefice regnante. E così, si riaprono anche le polemiche sull’efficacia dell’azione riformatrice del Papa. Al punto che, senza essere irriverenti, viene da chiedersi se la più desiderata riforma pontificia non sia riuscire a mettere ordine tra i collaboratori.
Passiamo senz’altro ai fatti. Ma, prima di riassumerli, teniamo sin d’ora a mente una circostanza. Uno scandalo mediatico è stato creato senza motivo proprio da chi avrebbe dovuto assestare e perfezionare la comunicazione vaticana.

Iniziative e disinvolture inspiegabili

In occasione del 5° anniversario di pontificato di Papa Francesco, un gruppo di teologi gli ha dedicato una raccolta di brevi studi. Il suo oggetto: per l’appunto, il pensiero filosofico e teologico del Pontefice. L’editore: la Libreria editrice vaticana (Lev). Non si sa se a nome direttamente di quest’ultima, del curatore dell’opera don Roberto Repole, ovvero della Segreteria di Stato, monsignor Dario Viganò ha cercato di ottenere un’illustre prefazione. E l’ha domandata niente meno che al fu Benedetto XVI, il vescovo emerito Joseph Ratzinger.

Questi gli ha cortesemente risposto per iscritto, così com’era stato contattato. Ma ha declinato l’invito, per ragioni di salute e per non meglio precisati impegni assunti in precedenza. Viganò, sempre di sua iniziativa, ha reso noti sia l’invito formulato, sia il diniego ricevuto. Lo ha fatto durante la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa editoriale. In quella sede, ha dato parziale lettura della risposta di Ratzinger, riportandone solo il riconoscimento dello spessore teologico di Jorge Mario Bergoglio.

Omissioni e irritazione

Il giorno dopo, Viganò ha postato sul web un’istantanea sfocata della missiva. In particolare la seconda parte risultava illeggibile. In seguito, qualcuno dei giornalisti partecipanti alla presentazione ha denunciato che la sfocatura occultava il passaggio del rifiuto. Quindi, dall’entourage dell’ex Papa è trapelata irritazione per la fuga di notizie e la specificazione di un’ulteriore omissione.

Nella lettera di diniego, Ratzinger si diceva stupito che si fosse pensato di associare il suo nome a un teologo come Peter Hünermann. Questi, che è uno degli autori che ha scritto per la Lev in onore di Francesco, è un esponente del dissenso cattolico tedesco. Ha passato i lunghi anni dei pontificati di Karol Wojtyla e di Joseph Ratzinger a criticare Papi e Papato, dottrina e morale cattoliche.

Fatta la frittata, Viganò si è dimesso da prefetto della Comunicazione della Santa Sede. Per consentire al riassetto curiale di proseguire. E senza fare esplicito accenno alla vicenda della lettera. Il Papa ha accettato la sua rinuncia: a fatica, ha scritto. E lo ha nominato assessore in sede alla medesima struttura, confermandogli così sostanziale fiducia.

Viganò: pane e comunicazione

Monsignor Viganò è un sacerdote di studi ambrosiani, nato in Brasile nel 1962. Ordinato sacerdote nel 1987 dal cardinale Martini, tutto il suo curriculum è incentrato sulla comunicazione.
Ordinario di Teologia della comunicazione presso la Pontificia università lateranense, è stato presidente della fondazione Ente dello Spettacolo. Direttore della «Rivista del Cinematografo» dal 2004 al 2013, negli stessi anni è stato anche presidente della Commissione nazionale valutazione film della Conferenza episcopale italiana. Direttore del Centro televisivo vaticano dal 2013. Nel 2015 è stato nominato all’incarico (nuovo di zecca), in cui è stato appena avvicendato su sua richiesta.

Chiesa e media: così non va

Come i materialisti dopo Marx, così anche noi ci sentiamo di invitare i lettori a riconsiderare l’importanza della sovrastruttura. In questa vicenda, di cose che sono e che sembrano strutturali alla Chiesa ce ne sono parecchie. L’ex Papa che sta in Vaticano e il tentativo di arruolarlo nelle polemiche contro il Papa regnante. La Curia recalcitrante a servire il Papa che c’è. Il Papa riformatore di fronte a risultati all’apparenza interlocutori dei suoi programmi di rinnovamento. Disciplina e prudenza ormai sconosciute agli ecclesiastici, anche ai più alti livelli di responsabilità.

Ma ci sono sempre più indizi, per non dire prove, che il problema dei problemi per il Papato sia quello della comunicazione. Il rapporto con questo mondo, i suoi mezzi, le sue finalità. L’illusione (vera o finta) in ordine alla conciliazione tra Vangelo e Chiesa e la logica dei media. Se certi bilanci, come si diceva, possono sembrare interlocutori, questo è talmente disastroso da non poter più essere ignorato.

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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