Zona gialla da domani anche a Piacenza e provincia. Attesa, agognata. Ma serve cautela, molta cautela per non ritrovarsi di nuovo a richiudere tutto. Perché il Covid “morde” ancora. E purtroppo i segnali di insofferenza arrivati nelle ultime ore con le immagini di grandi assembramenti da Milano a Bologna, da Roma a Napoli, corredate anche da quelle di tante feste abusive in barba ai divieti, non fanno ben sperare.
Un’estate fa…
Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha avvertito: tornare in “zona gialla non significa scampato pericolo. Serve ancora la massima prudenza se non vogliamo tornare indietro rispetto ai passi avanti delle ultime settimane”.
È necessario “evitare assembramenti, perché c’è il rischio assolutamente reale che la curva schizzi rapidamente verso numeri difficilmente gestibili”, ha sottolineato Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico. “Tutti devono ricordare che cosa è successo l’estate scorsa, quando molti si sono proiettati sul ritorno alla normalità senza comprendere che il virus era, come oggi, attorno a noi”.
L’incognita varianti
Senza dimenticare un altro problema: “l’incognita varianti, di cui si sa ancora poco circa la presenza sul nostro territorio, ma abbastanza sulla loro velocità di diffusione”. Quindi, per Miozzo, “essere rientrati in area gialla non significa normalità. E gli assembramenti visti ieri paiono essere solo la premessa di un’esasperata, benché comprensibile, necessità di ritorno alla vita di tutti i giorni che purtroppo non ci possiamo ancora permettere”.
Tornare in zona gialla “non deve farci dimenticare che siamo in una situazione di assoluta precarietà; per quanto riguarda la pandemia, siamo sospesi”, ha affermato Massimo Galli, infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, all’Adnkronos. Quindi, per l’esperto, “il cambio di colore non può e non deve essere ‘tana liberi tutti’. Stiamo andando meglio, ma non tanto meglio da accantonare la prudenza: serve essere molto cauti”.
In mezzo al guado
Mentre prosegue la campagna vaccinale, anche per Galli è chiaro come la voglia di normalità sia diventata sempre più forte. “Il bisogno di una ripartenza lo sentiamo forte tutti. Non si creda che una persona arci-cauta come il sottoscritto non senta il bisogno di maggiore libertà. È evidente, tutti vorremmo una più ampia possibilità di movimento che consenta, in particolare, a molte attività economiche di cominciare a soffrire di meno. Purtroppo, però, siamo ancora tra ‘color che son sospesi’: l’epidemia ancora morde”.
In sostanza, per l’esperto siamo ancora in mezzo al guado nella lotta al Coronavirus. “Da una parte vediamo dati che ci inducono a pensare che le cose stanno andando meglio; ma dall’altra non abbiamo garanzie assolute che andranno effettivamente nella giusta direzione”. Secondo Galli, insomma, bisogna essere realisti, senza se e senza ma. “Per una vera ripresa dobbiamo liberarci della pandemia. E purtroppo abbiamo ancora un po’ di strada da fare”.
Zona gialla in sintesi
Nelle regioni tornate in giallo, come l’Emilia-Romagna, prima di tutto da domani sarà consentito muoversi liberamente tra i comuni. Tuttavia sarà ancora vietato, fino al 15 febbraio, e per tutti, spostarsi da una regione all’altra.
Il coprifuoco dalle 22 alle 5 resta attivo. Si può trasgredire solo per “comprovate esigenze”, motivi di lavoro, salute ed emergenze. L’autocertificazione diventa necessaria solo dopo le 22.
Nella zona gialla i bar sono aperti dalle 5 alle 18; successivamente è vietato l’asporto dai locali senza cucina. Anche i ristoranti sono aperti fino alle 18; dopo questo orario è permessa la consegna a domicilio, con il cibo da asporto che si può acquistare fino alle 22.
È possibile visitare un museo o andare a una mostra solo dal lunedì al venerdì, sempre con ingressi contingentati. Nei giorni feriali aperti i centri commerciali; mentre il sabato e nei giorni festivi al loro interno saranno aperti solo farmacie, tabaccherie, edicole e alimentari.








