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Commercio in calo, ma Piacenza “piange meno” degli altri capoluoghi dell’Emilia-Romagna

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Raffaele Chiappa, presidente di Confcommercio Piacenza

Piacenza: il panorama economico e del commercio nel capoluogo emiliano sta vivendo una metamorfosi profonda. Riflette l’ampia trasformazione del tessuto urbano nazionale, dove la resilienza delle imprese di prossimità si scontra con nuove abitudini di consumo e dinamiche demografiche.

Secondo l’11ª edizione dell’Osservatorio su città e demografia d’impresa, curato da Confcommercio, tra il 2012 e il 2025 l’Italia ha visto scomparire circa 156mila punti vendita del commercio fisso e ambulante, a fronte di una crescita di 19mila attività nel settore dell’alloggio e della ristorazione.

In questo scenario, Piacenza dimostra una capacità di tenuta superiore rispetto a molte altre realtà italiane, posizionandosi al 96° posto nella classifica dei 122 Comuni monitorati con una flessione complessiva del commercio al dettaglio pari al 22,1%, mentre Agrigento è prima (-37,5%), Ancona seconda (-35,9%) e Belluno terza (-35,8%).

Regione e dintorni 

Il dato appare virtuoso anche se confrontato con le città vicine: Lodi e Cremona hanno subito perdite molto più pesanti, attestandosi rispettivamente al 20° posto con un calo del 31,1% e al 27° posto con una flessione del 29,9%. E pure nel contesto regionale dell’Emilia-Romagna, Piacenza, con il -22,1%, mostra una performance migliore rispetto a Ravenna (-28,9%), Cesena (-27,6%), Ferrara (-27,2%), Reggio Emilia (-26,6%), Bologna (-26,3%), Parma (-25,9%), Forlì (-25,7%), Modena (-25,4%) e Rimini (-24,1%), confermandosi come il capoluogo di provincia che ha meglio preservato il proprio tessuto commerciale negli ultimi 13 anni.

Ai raggi X

Analizzando nel dettaglio l’evoluzione numerica nel Comune di Piacenza, il commercio al dettaglio nel centro storico ha registrato una contrazione, passando dalle 642 imprese attive del 2012 alle 548 previste per il 2025, con una perdita netta di 94 unità. La flessione è stata ancora più marcata al di fuori del centro storico, dove le attività sono scese da 517 a 380, segnando la scomparsa di 137 punti vendita.

Entrando nel merito delle categorie merceologiche del cuore cittadino, il settore dell’abbigliamento e delle calzature è quello che ha pagato il prezzo più alto, scendendo da 150 a 111 imprese (-39), seguito dal comparto dei libri e dei giocattoli, quasi dimezzato con un calo da 54 a 28 unità (-26). Anche il settore dei mobili e della ferramenta ha subito una forte erosione, passando da 70 a 40 attività (-30), così come le edicole, scese da 20 a 13 (-7), e i distributori di carburante, ridotti da 11 a 7 (-4).

Al contrario, alcune categorie mostrano segni di crescita o stabilità: le farmacie in centro sono aumentate da 20 a 23 (+3) restando stabili a 10 fuori dal centro, l’informatica e telefonia è passata da 9 a 11 (+2) e il commercio ambulante ha visto un incremento da 42 a 50 operatori (+8). Un segnale di forte adattamento ai nuovi consumi arriva dall’e-commerce e dalle vendite porta a porta, che nel centro storico sono più che raddoppiate passando da 8 a 18 attività (+10). La categoria che raggruppa profumerie, fiorai e gioiellerie ha mostrato una maggiore tenuta in centro, passando da 115 a 112 imprese, mentre fuori dal centro la contrazione è stata più netta, da 78 a 54.

Servizi e accoglienza

Il volto di Piacenza si sta però riposizionando con vigore verso l’economia dei servizi e dell’accoglienza, con il comparto “Alberghi, bar e ristoranti” nel centro storico che mostra una crescita complessiva, passando da 321 a 328 imprese tra il 2012 e il 2025. All’interno di questa categoria si osserva una redistribuzione dei pesi: mentre i bar hanno subito una flessione significativa, scendendo da 187 a 151 unità (-36), tale perdita è stata ampiamente compensata dalla crescita dei ristoranti, saliti da 84 a 96 (+12), e soprattutto di rosticcerie, gelaterie e pasticcerie, aumentate da 42 a 55 (+13).

Il dato più eclatante della nuova vocazione turistica della città è rappresentato dal boom delle “altre forme di alloggio”, come B&B e case vacanza, che nel centro storico sono balzate dalle sole 2 realtà del 2012 alle 21 previste per il 2025 (+19), riflettendo un trend di crescita del 147,5% registrato in tutto il Centro-Nord Italia. Anche nelle zone periferiche, il settore dell’ospitalità mantiene una sostanziale stabilità con 293 imprese totali nel 2025, dove spiccano 142 bar e 83 ristoranti.

Il progetto Cities

Per governare questa complessa trasformazione ed evitare che la chiusura dei negozi si traduca in desertificazione urbana, Confcommercio promuove il progetto Cities, proponendo ai decisori locali una strategia in cinque punti cardine. La prima proposta mira a riconoscere le imprese di prossimità come attori fondamentali del governo urbano, includendo formalmente le associazioni territoriali nei Patti di Cittadinanza per migliorare la sicurezza e la vivibilità.

Si rende poi necessaria l’integrazione tra urbanistica e sviluppo economico attraverso cabine di regia uniche che coordinino la pianificazione della città con la programmazione commerciale. Un terzo pilastro riguarda l’uso di strumenti di conoscenza innovativi, come Cities Analytics, per orientare gli investimenti pubblici sulla base dei reali flussi pedonali. Confcommercio suggerisce inoltre di disciplinare l’offerta commerciale nelle aree sensibili, vietando l’insediamento di attività “incongrue” che potrebbero degradare l’identità dei centri storici.

Infine, per contrastare la piaga delle serrande abbassate, si propone una gestione attiva dei locali sfitti attraverso i Distretti del Commercio, incentivando alleanze tra proprietà e imprenditori e l’uso di temporary store come volano di rigenerazione. La sfida per Piacenza è dunque quella di valorizzare le proprie economie di prossimità come un bene comune, garantendo che la città rimanga un luogo vitale e a misura di comunità.

Chiappa: trasformazione senza precedenti

«I dati dell’11ª edizione del nostro Osservatorio offrono una fotografia chiara e, per certi versi, incoraggiante: Piacenza è la realtà che, in Emilia-Romagna, regge meglio l’onda d’urto di una trasformazione economica e urbana senza precedenti», afferma Raffaele Chiappa, presidente di Confcommercio Piacenza.

«Essere al 96° posto nazionale su 122 comuni monitorati significa che il nostro tessuto commerciale ha mostrato una capacità di tenuta superiore non solo a città vicine come Lodi e Cremona, ma anche a tutti gli altri capoluoghi della nostra regione, da Parma a Bologna. Siamo certamente soddisfatti di questo primato regionale nella “tenuta”, che testimonia la vitalità dei nostri imprenditori e la capacità della nostra città di rimanere attrattiva».

Tuttavia, «non possiamo e non vogliamo nasconderci dietro ai numeri: la crisi del commercio tradizionale esiste ed è profonda. La perdita del 22,1% delle imprese attive in 13 anni e le saracinesche che si sono abbassate, specialmente nei settori dell’abbigliamento e dei beni per la casa, rappresentano una enorme ferita con conseguenze pesanti sugli imprenditori, sulle loro famiglie e in generale su tutta la nostra comunità».

Integrare urbanistica e commercio

Secondo Chiappa «il segnale forte che arriva dall’Osservatorio di Confcommercio è che Piacenza sta cambiando pelle, evolvendo verso una nuova vocazione legata all’ospitalità e ai servizi, come dimostra l’incremento delle attività di alloggio, in centro storico oltre che di ristoranti, rosticcerie, gelaterie ed aziende di e-commerce. Per governare questa metamorfosi, e non limitarci a subirla, come Confcommercio abbiamo messo in campo a  livello nazionale le proposte del progetto Cities, mentre a livello locale stiamo lavorando all’interno della Cabina di Regia per lo sviluppo dei cosiddetti hub urbani».

Però, conclude il presidente di Confcommercio, «chiediamo un patto concreto alle istituzioni: le imprese di prossimità devono essere riconosciute come attori del governo urbano e presidi di sicurezza. Solo integrando urbanistica e commercio, con una gestione attiva dei locali sfitti, potremo garantire che Piacenza continui a tenere meglio di altre vicine città».

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