Economia

Amazon battuta in tribunale: reintegrata una mamma licenziata a Piacenza

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Manifestazione sindacale davanti alla sede di Amazon a Castel San Giovanni (Piacenza)

Amazon mastica amaro? Probabilmente sì. Dopo lo sciopero del Black Friday, da Piacenza arriva un altro segnale all’azienda di Jeff Bezos, l’uomo da 100 miliardi di dollari, il più ricco del mondo. Una mamma licenziata stavolta non da Ikea ma da Amazon è stata reintegrata nel suo posto di lavoro.

Amazon condannata a Milano

Tra “lavoratrici con figli disabili licenziate da una parte, ritardi di 5 minuti che fanno saltare il posto di lavoro dall’altra, oggi finalmente arriva una ‘buona notizia’ di giustizia del lavoro da Piacenza”, annuncia la nota di Filcams Cgil. “Una lavoratrice licenziata da Amazon nel marzo scorso è stata reintegrata a seguito della sentenza del giudice del lavoro Paola Di Rienzo del Tribunale di Milano”. Il magistrato “ha condannato Amazon a reintegrare sul posto di lavoro la dipendente, madre 47enne licenziata quindi ingiustamente dalla sede piacentina del colosso dell’e-commerce”.

Le motivazioni a gennaio

“Era una sentenza molto attesa dentro e fuori i cancelli dell’hub di Castel San Giovanni” dove lavorano 2.000persone che raddoppiano nei periodi di picco. “Ma la difficile vertenza dei lavoratori passata dallo sciopero del Black Friday non ha nulla (o quasi) a che vedere con la sentenza pronunciata il 29 novembre”, sottolinea il comunicato sindacale. Intanto la giudice Di Rienzo si è presa 60 giorni per depositare le motivazioni, che quindi conosceremo a fine gennaio. “Ma da subito ha disposto l’annullamento del licenziamento. La reintegra nel proprio posto di lavoro. E il pagamento delle spese legali. Oltre alle mensilità arretrate di stipendio che Amazon dovrà corrispondere alla lavoratrice, assistita dalla Filcams Cgil di Piacenza. E sostenuta in giudizio attraverso l’avvocato Boris Infantino del Foro di Piacenza”.

Amazon: dalle lacrime alla gioia

La vicenda per la lavoratrice ha avuto momenti difficili, come racconta Fiorenzo Molinari, segretario di Filcams Piacenza. “A marzo scorso è arrivata da noi in lacrime perché voleva andare a chiedere spiegazioni ad Amazon per la lettera di licenziamento. Ma arrivata ai tornelli il suo badge non funzionava più. Ha suonato al citofono, e anche qui nessuna risposta”. Ma quando “le abbiamo comunicato che la sentenza favorevole era decisamente di un altro umore“. Assunta in Amazon a Castel San Giovanni nel 2015, è stata licenziata dopo due anni. Motivo: superamento del periodo di comporto. E cioè del periodo di tempo concesso al lavoratore che debba assentarsi dal lavoro per malattia, infortunio, gravidanza o puerperio.

Sindacato e algoritmi

“Diciamo che se il giudice non è stato trovato a Berlino, questa volta l’abbiamo trovato a Milano”, prosegue il sindacalista. “In realtà, credo che questa vittoria di Davide contro Golia sia un messaggio di speranza per i tanti lavoratori che in questo periodo in particolare, stanno combattendo battaglie di dignità più grandi di quanto immaginiamo”. Nel sindacato, conclude Molinari, “troveranno sempre un soggetto che li aiuta per affermare i loro diritti, spesso ignorati dagli algoritmi che, oggi come mai, vanno inseriti a pieno titolo nel piano della contrattazione tra le parti sociali”.

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