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Cardinali e Concistoro: storia e segreti del club più esclusivo di Santa Romana Chiesa

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Cardinali: gli eminentissimi principi di Santa Romana Chiesa. Una volta il loro titolo altisonante riusciva così. Per loro, valeva l’equazione massimo del decoro = massimo della gloria di Dio. Anche a loro, come a tutta la Chiesa, sono rimasti oggi più oneri che onori. Poco male. Si sa che la testimonianza è tanto più autentica e contagiosa quanto più è passata attraverso le prove, senza particolari sconti.

Per cui, ripudiando sia i rimpianti sia le furie iconoclaste retrospettive, proviamo a considerare quale ruolo rivestano attualmente i cardinali nella Chiesa cattolica come singoli e soprattutto come Collegio. A maggior ragione in vista del Concistoro del 29 giugno, quando Papa Francesco ne nominerà 14 nuovi. Prima di farlo, però, occorre inquadrarne storicamente l’istituzione.

I cardini della chiesa romana

I cardinali, come suggerisce l’etimologia del nome, hanno originariamente a che fare con i cardini e l’incardinazione. Erano i presbiteri e i diaconi della chiesa di Roma. Per questo, coadiuvavano nel governo il vescovo capitolino, che pian piano emerse quale capo della Chiesa universale. A essi, si univano nell’assistenza al Papa i vescovi delle sedi episcopali vicine all’Urbe. Donde, la tripartizione del collegio in vescovi, preti e diaconi. 

Essendo i cardinali “incardinati” nella chiesa romana, riuscì naturale conferire al loro collegio la prerogativa di eleggere il vescovo di Roma. Cosa che venne disposta tra la metà del secolo XI e la fine del secolo XII. Fu Gregorio X, papa piacentino, a stabilire nel 1274 il regime del Conclave come a grandi linee è ancora oggi. Porporati non romani né italiani erano presenti nel Sacro collegio già prima che esso fosse chiamato dai Papi a rappresentare programmaticamente l’universalità della Chiesa.
Fino al XVII secolo, però, non c’era verso di imporre ai vescovi residenziali nominati cardinali il rientro nelle loro diocesi. Quest’ultimo passaggio rappresentò una contrastata conquista dell’applicazione del Concilio di Trento. Il numero dei cardinali fu convenzionalmente fissato a 70 da Sisto V, nel 1586.

Apertura al mondo e grandi riforme

Il secolo che ha sconvolto il Collegio cardinalizio e i suoi membri è stato il XX. Nella sua prima metà, soprattutto il pontefice Pio XII ha provveduto a internazionalizzare il consesso dei padri porporati. Ciò è avvenuto dilatando i confini della provenienza geografica dei cardinali. Così facendo, papa Pacelli ha proseguito un processo già iniziato da Pio IX e Leone XIII, sullo scorcio dell’800.

Sono stati, però, i papi del Vaticano II, san Giovanni XXIII e Paolo VI, a rivoluzionare completamente l’istituzione individuale e quella collegiale. Il primo, tra il 1958 e il 1962, stabilì che non ci fossero limiti per il numero dei componenti il collegio e che ogni cardinale prima dovesse essere vescovo. Il secondo, nel 1970, decise che, al compimento degli 80 anni, i cardinali non sarebbero più stati elettori del Papa. E che il conclave non avrebbe dovuto avere più di 120 elettori.

L’insieme di queste disposizioni, unitamente all’evoluzione organizzativa della Curia romana, ha condotto a un certo ridimensionamento dell’importanza dei cardinali e soprattutto del Collegio cardinalizio. A titolo personale, i porporati sono pur sempre i principali collaboratori del Papa nel governo centrale della Chiesa. L’impetuosa crescita del loro numero, però, per un principio economico generale riduce l’importanza delle individualità. E la scadenza della principale prerogativa cardinalizia, l’elettorato papale, converte la porpora in un incarico cui in tanti hanno quasi diritto, anziché in un onore che solo alcuni si sono meritati.

Cardinali e Papa Francesco

L’evoluzione della normativa e della prassi di nomina dei cardinali ha risentito del riposizionamento all’interno e all’esterno della Chiesa. L’ampliamento della base elettorale papale a tutti i continenti e a buona parte degli Stati è la risposta a quanti avrebbero voluto far eleggere il Papa da tutti i vescovi. D’altra parte, è sempre stata un’esigenza prioritaria della Santa Sede quella di relazionarsi con il mondo così come esso è. Oggi, è un mondo globalizzato e interdipendente, i cui equilibri si spostano sempre più lontano dall’Occidente.

Al momento, cioè prima del Concistoro di venerdì prossimo per la nomina di 14 nuovi cardinali, il Collegio conta 115 elettori e 213 membri in totale. I primi saliranno a 125, eccedendo il limite paolino, ma torneranno sotto questa soglia nel giro di un anno, rendendo probabile una nuova infornata di nomine.
La parte del leone è ancora fatta in assoluto dall’Europa (47 elettori) e relativamente dall’Italia (19). Ormai, però, le Americhe (34), l’Africa e l’Asia (15 ciascuna) sono potenze emergenti, con l’Oceania (4) fanalino di coda.

E veniamo alle creazioni cardinalizie di Francesco. Intanto, con le 14 del prossimo 29 giugno, le creature di Papa Bergoglio saranno maggioranza assoluta nel prossimo Conclave. Non basta. Prosegue – e a farne le spese è soprattutto l’Italia – la politica di lasciare senza porpora alcune sedi vescovili storiche. A vantaggio di sedi periferiche, rette però da pastori nominati dal regnante Pontefice. E il meccanismo della scadenza e la determinazione di Papa Francesco a forgiare la propria impronta ecclesiale fanno dei cardinali una leva rinnovata del Papato all’inizio del terzo millennio.

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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