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Manovra: per le imprese sarà un salasso fiscale

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Manovra nel mirino delle imprese. I segnali di un indebolimento dell’economia italiana ci sono tutti. Il Pil nel terzo trimestre, per la prima volta dal 2014, è diminuito invece di crescere (-0,1% sul trimestre precedente). E l’applicazione delle misure previste nel disegno di legge di Bilancio potrebbe peggiorare le cose, oltretutto mentre all’orizzonte si intravede il rischio di una recessione.

Cgia: costi per 6,2 miliardi

A fare i conti su quella che per il mondo delle imprese sembra una manovra tutt’altro che espansiva, è la Cgia di Mestre, che ha messo in fila le misure previste nella Finanziaria. Da quelle che appesantiranno la tassazione alle misure che sono state rimosse o differite. Senza dimenticare le novità che invece alleggerirano il prelievo. Risultato: nel 2019 le imprese affronteranno un aggravio di gettito di circa 4,5 miliardi di euro. Mentre per le banche e le assicurazioni si arriverà a quasi 1,8 miliardi. Totale: oltre 6,2 miliardi.

L’associazione veneta evidenzia anche come la pressione fiscale il prossimo anno si dovrebbe attestare al 41,8%. Ma è tutto relativo, in quanto la pressione potrebbe salire ulteriormente a fronte di una crescita del Pil inferiore alle attese del governo.

Manovra: promesse disattese

“Il malumore che serpeggia nel mondo delle imprese trova una parte di giustificazione nei risultati che emergono da questa ricerca”, afferma Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi Cgia. “In campagna elettorale, soprattutto al Nord, oltre al tema della sicurezza e allo smantellamento della legge Fornero, Lega e 5 Stelle hanno riscosso un forte consenso tra gli elettori, perché si erano impegnati a tagliare pesantemente le tasse. Se con questa manovra e col decreto sicurezza una buona parte di questi impegni è stata mantenuta, sul fronte della riduzione delle imposte, invece, le aspettative, in particolar modo dei piccoli e medi imprenditori, sono state clamorosamente disattese”.

Imprese: cosa non va

E veniamo all’analisi dei singoli articoli della manovra. Secondo la Cgia nel 2019 “la misura più negativa per le imprese è l’abrogazione dell’Iri (nuova imposta sui redditi delle società di persone con aliquota al 24%), che, dopo una serie di slittamenti nella scorsa legislatura, doveva entrare in vigore l’anno prossimo”. La sua mancata introduzione sarà molto pesante, perché “non consentirà a queste piccole imprese in contabilità ordinaria di ridurre il carico fiscale per un importo di quasi 2 miliardi (articolo 82)”.

Flat tax al lumicino

“Certo, con la legge di Bilancio attualmente in discussione alla Camera è stata introdotta la flat tax a favore dei lavoratori autonomi con ricavi inferiori a 65mila euro all’anno”, sottolinea Renato Mason, segretario della Cgia. Ma ciò nonostante, “nel 2019 l’alleggerimento fiscale sarà di soli 331 milioni. Un piccolo passo nella giusta direzione. Che comunque rimane ancora del tutto insufficiente, anche se a regime il risparmio di imposta sarà di 1,3 miliardi”.

Grandi aziende appesantite

Anche le grandi imprese nel 2019 avranno a che fare con un aggravio di gettito importante. Questo “a seguito del differimento sia della deducibilità delle quote di ammortamento relative al valore dell’avviamento (art. 87), sia della deducibilità delle riduzioni del valore dei crediti e altre attività finanziarie (art. 85)”. Conti alla mano “la prima misura costerà alle aziende 1,3 miliardi e la seconda quasi 1,2 miliardi”.

Banche e assicurazioni

Stesso discorso sul fronte bancario e assicurativo, dove le imprese del settore “subiranno una forte stangata che rischia di ‘riversarsi’ su correntisti e investitori”. Soprattutto per “il differimento dal 2018 al 2026 della deducibilità della quota di perdite su crediti e svalutazioni relative agli anni precedenti”. Un ritardo “che comporterà un aggravio di gettito pari a 950 milioni (art. 83). Le assicurazioni, inoltre, vedranno aumentare la misura dell’acconto dell’imposta da versare all’erario per un costo di 832 milioni (art. 84)”.

Manovra: il 2020 e il 2021

Per la Cgia infine le cose andranno meglio nel 2020, “quando la crescita del prelievo si ridurrà a soli 374 milioni di euro”. Un trend che cambierà completamente segno nel 2021, “quando il sistema delle imprese, le banche e le assicurazioni beneficeranno di una diminuzione del prelievo fiscale per un importo di circa un miliardo di euro”.

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