Economia

Oxfam: ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. Anche in Italia

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Oxfam: ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. Anche in Italia. È il quadro delineato dal report presentato dall’autorevole Ong britannica alla vigilia del forum di Davos. Nello studio, dal titolo “Ricompensare il lavoro, non la ricchezza“, gli esempi si sprecano.

Oxfam: miliardari e povertà

Nell’ultimo periodo il numero dei miliardari su scala mondiale è aumentato come mai prima: uno in più ogni due giorni. Così la ricchezza di questi 2.043 paperoni (9 su 10 sono uomini) è cresciuta di 762 miliardi di dollari negli ultimi 12 mesi. Una cifra che supera di 7 volte quella necessaria per far uscire dalla povertà estrema 789 milioni di persone.
In sostanza, l’1% più ricco della popolazione mondiale possiede sempre quanto il restante 99%. Ma il divario cresce. L’82% dell’incremento netto della ricchezza generato nell’ultimo anno è stato appannaggio dei super ricchi. Mentre nulla è finito nelle tasche della metà più povera del pianeta: 3,7 miliardi di persone. E intanto il 56% della popolazione mondiale vive con un reddito tra i 2 e i 10 dollari al giorno.

America e Bangladesh

Negli Stati Uniti un amministratore delegato guadagna in poco più di un giorno di lavoro quanto in media percepisce un suo dipendente in un anno. Voragine ancora più ampia nel terzo mondo. In Bangladesh, un top manager di una delle 5 prime società che produce abbigliamento, in 4 giorni guadagna quanto una sua dipendente nell’intera vita. Con le donne che in media su scala mondiale vivono un divario retributivo con gli uomini del 23%.

Il caso italiano: dalla ricchezza…

E in Italia? È presto detto: “Il 40% della ricchezza nazionale netta nel 2017 è stata appannaggio del 5% più ricco di nostri connazionali”, scrive Oxfam Italia in una lettera aperta ai leader impegnati in campagna elettorale, chiedendo quali provvedimenti intendano adottare su questo tema.
A metà dello scorso anno, il 20% più agiato degli italiani possedeva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta. Il seguente 20% ne aveva il 18,8%, mentre il 60% più povero disponeva del 14,8% della ricchezza nazionale.

…al reddito nazionale

Anche il divario cresce. Tra il 2006 e il 2016, la quota di reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuita del 28%. Mentre più del 40% dell’incremento di reddito complessivo è andato al 20% dei percettori di quello più elevato.
In più, per un sondaggio realizzato da Demopolis per Oxfam Italia “la maggioranza dei cittadini italiani intervistati (61%) ha dichiarato di aver percepito un trend crescente della disuguaglianza in Italia tra il 2011 e il 2016. L’80% del campione intervistato ritiene prioritario ed urgente il contrasto alle disuguaglianze”.

Oxfam: monopoli e clientele

Tornando al quadro mondiale, “si dice che i miliardari siano la massima dimostrazione dei benefici generati dal talento, dal duro lavoro e dall’innovazione, e che i vantaggi ricadano su tutti noi”. Ma i livelli di diseguaglianza estrema generati vanno ben al di là di queste motivazioni. E spesso sono solo “frutto di eredità, monopolio o legami clientelari con i governi”. Rendite di posizione da cui secondo Oxfam provengono i 2/3 dei patrimoni dei miliardari nel mondo.

Abusi e paradisi fiscali

Ad incrementare i patrimoni dei più ricchi “sono molto spesso anche gli abusi fiscali” di singoli individui e delle imprese di cui sono proprietari o azionisti, prosegue il report. “Sfruttando la rete globale di paradisi fiscali, come dimostrato dalle vicende dei Panama Papers e dei Paradise Papers, i super ricchi riescono ad occultare alle autorità fiscali almeno 7.600 miliardi di dollari”.
E dalle nuove analisi condotte dall’economista Gabriel Zucman per questo rapporto “risulta che l’1% più ricco evade le imposte per un valore stimato di 200 miliardi di dollari”. Così, “il mancato gettito fiscale conseguente all’evasione da parte delle imprese e dei super ricchi sottrae ai Paesi in via di sviluppo almeno 170 miliardi di dollari all’anno”.

Sfruttamento del lavoro

Ruolo altrettanto chiave, quello dello sfruttamento del lavoro. I miliardari che hanno costruito “le proprie fortune in mercati competitivi lo hanno fatto spesso speculando sul livello dei salari e sulla qualità delle condizioni di lavoro. Obbligando i vari Paesi ad una corsa al ribasso suicida su salari, diritti dei lavoratori e concessioni fiscali”.
In questo contesto, sottolinea Oxfam, “il lavoro temporaneo e precario è la norma nei Paesi in via di sviluppo ed è in espansione in quelli ricchi”. Ma non basta. “Per molti il lavoro è pericoloso e nocivo per la salute. In base ai dati dell’Oil, ogni anno muoiono più di 2,78 milioni di lavoratori, pari a uno ogni 11 secondi, a causa di incidenti sul lavoro o patologie ad esso riconducibili”.

Oxfam: che fare?

Secondo l’Ong britannica va messa in discussione “l’adesione dogmatica alle teorie economiche neoliberiste e all’inaccettabile influenza delle élite sui governi”. Due le strade principali. La prima: creare “economie fondate su presupposti di inclusività”. Come? Incentivando una più equa protezione e remunerazione degli anelli deboli della catena produttiva. Anche limitando i profitti degli azionisti e dei top manager aziendali, i cui compensi non devono superare di 20 volte quello dei dipendenti.
Seconda strada: “Usare la fiscalità e la spesa pubblica per ridistribuire la ricchezza e ottenere maggiore equità”. Con l’obiettivo “di assicurare a tutti una vita dignitosa e preservare il pianeta per le generazioni future”.

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